Ultimo racconto

Era vissuto da uomo libero e di buoni costumi; si era sforzato di applicare nei comportamenti l’aurea regola pitagorica del buon senso e della misura; aveva accettato sempre, nel lavoro e nel gioco, meno compromessi di quelli che poteva e qualcuno in più di quelli che voleva; aveva sempre amato, per costituzione e convinzione, i luoghi dove si parla e si vive l’amore, la libertà, la giustizia e la legalità; aveva sempre considerato grave e disperante il dubbio che vivere rettamente sia inutile; aveva desiderato cose, che non ha avuto mai perché non cercate con impegno e vero interesse; aveva capito che ogni viaggio fisico è un cammino verso la nostra coscienza, la verità, un gioco sottile della ragione e del sentimento, e la grande avventura della conoscenza; aveva cercato di dare sistemazione ogni giorno alla sua esistenza, aveva amato la vita, il pensiero e tutte le vicende dell’Uomo, il presente, ma soprattutto il passato, forse per timore del futuro; aveva capito che ognuno lotta se stesso, perché il peggior nemico siamo noi, e che tutto ciò, che vive e respira, segnala la presenza di un Architetto grande e misterioso e noi siamo piccoli segni del suo progetto senza spazio e senza tempo; aveva cercato di vivere secondo il carpe diem, e il desiderio di libertà, ma non sempre era stato facile; aveva lasciato il testimone, sperando da testimone, ai suoi figli, fidando che potessero avere un qualche interesse per continuare la ricerca. Ora che Lacros stava varcando il sacro limite, in simbiosi ideale, da lassù cercava Amore e Contatti per non lasciarli nel dubbio

Ebbe all’improvviso piena coscienza che il suo lungo viaggio terreno fosse al capolinea, in un attimo rivide tutta la sua vita “frammentata”, gli sforzi continui di darle un senso organicità e fini, l’esigenza di dare nobiltà ai fatti quotidiani, il bisogno l’intima necessità e l’ambizione di realizzare tutte le sue potenzialità umane nella verità nella libertà e nel rispetto della sua dignità e di quella degli altri.

Un attimo, e mentre la sua anima lasciava l’involucro materiale, l’istinto e la ragione lo portarono dinnanzi ad una precisa porta, tra i tanti accessi di forma e colore diversi, sulla quale a caratteri luminosi erano incise le seguenti parole: “Sforzati di conoscere te stesso e rammenta che colui che non sa quello che deve sapere è bruto fra bruti, colui che non sa più di quello che gli necessita è uomo tra bruti, ma colui che sa quello che si può sapere è un dio tra gli uomini”…

Timoroso ma con fermezza afferrò il battaglio, simbolicamente sagomato, e lo fece battere tre volte. La porta si aprì su una vasta area piena di luce e dai contorni familiari. La sua attenzione venne attratta subito da tre elementi, già noti e amati, sistemati ai vertici di un ipotetico triangolo: una colonna, un gelso e una piccola chiesa. Una figura austera lo ricevette con paterno sorriso e gli disse, in maniera concisa e profonda, dopo avergli fatto indossare una clamide nera: “Vai a completare il tuo cammino, iniziato altrove, insieme ai fratelli che ti hanno preceduto. Li troverai, ormai liberi dai bisogni materiali e ancora non sazi di quelli spirituali, sul sacro promontorio a discutere, in fraterna conversazione, sull’eterno presente e sulla ricerca di verità condivise.”

I modi, l’austerità, la ieracità della figura e la perentorietà dei suoi comandi gli fecero capire di trovarsi dinnanzi al Chiomato di Samo. Con gioia ed emozione si avviò verso l’albero di gelso, attorno al quale da lontano vedeva muoversi diverse figure con lento e ragionato passo, e mentre cercava di recuperare mentalmente brandelli di memoria nel suo rapporto terreno con Pitagora e la sua Scuola, cominciava a veder chiaro quello che è stato e quello che è e a rendersi conto che era possibile il desiderio di quel che sarà…

Non fu difficile essere accettato nella nuova dimensione. Anzi il problema non si pose affatto. L’empatia e la disponibilità, che lega i pitagorici di tutti i tempi e a tutti livelli,rende spontanei e solidi i rapporti, pur nel rispetto delle individualità affermate. L’incontro poi con i numerosi fratelli conosciuti durante la vita terrena, rese ancor più naturale l’inserimento e le nuove abitudini, finalizzate alla fraternità e alla condivisione. Con tali fratelli gli incontri aggiunsero un’attenzione e una gioia diversa per aver compiuto in altri tempi e in altre situazioni percorsi comuni, che diventarono ancora oggetto di analisi e di studio completo…

Tale legame metatemporale, intuito e vissuto tra i ff. di sempre, venne espresso egregiamente da un fratello ispirato, attraverso versi dedicati all’amore fraterno, che supera gli schemi e gli orizzonti culturali limitati, declamati in presenza di un uditorio attento e interessato: “ci sono tutti i fratelli che amo / arrivano tutti da percorsi diversi / tutti da capire / tutti da rispettare / la stessa dignità / ci sono tutti i fratelli che amo / c’è il fratello che ha tornito la pietra grezza / con martello e scalpello / c’è chi ha corretto la rotta / con l’analisi e la riflessione / ci sono tutti i fratelli che amo / c’è il fratello che non trova più stimoli / e non sa più esercitare i doveri / c’è chi non riesce a spostare i limiti / e dilatare gli orizzonti culturali / ci sono tutti i fratelli che amo / c’è il fratello che ha corretto i comportamenti / e segue con rinnovata gioia i suggestivi lavori / ci sono i fratelli modelli di vita / c’è chi non riesce ancora a dare un senso alla sua / ci sono tutti i fratelli che amo / c’è il fratello del pensiero e dell’amore / disponibile al dialogo e al rispetto / c’è chi ha la parola e la purezza d’animo / sempre attento alla dignità e all’altro / ci sono tutti i fratelli che amo / c’è il fratello che ascolta / c’è chi ama parlarsi / c’è il fratello che modera / ma anche quello ambizioso / ci sono tutti i fratelli che amo / c’è il fratello apprendista attento e timoroso / c’è chi ha varcato da tempo e con giuramento adeguato / la sacra soglia a scacchi e le impegnative parole / e il lungo lavoro iniziato in silenzio / ci sono tutti i fratelli che amo / affermano tutti il valore della libertà / vivono tutti la stessa difficoltà / ma un grandissimo desiderio / è sempre presente / ci sono tutti i fratelli che amo / e si sforzano ogni sera / nella scacchiera della vita / di usare la tolleranza / e il colore bianco a piene mani / c’erano tutti i fratelli che amo/ arrivavano tutti da percorsi diversi / tutti da capire / tutti da rispettare / la stessa dignità / c’erano tutti i fratelli che amo / tutti i fratelli passati all’oriente eterno / l’amico mario e il maestro michele / i fondatori dell’officina / e tutti quelli che l’hanno resa grande / c’erano tutti i fratelli che amo / altri tempi altra tensione / e l’eroica esaltante presunzione / di appartenere con orgoglio / alla più grande e dignitosa minoranza / c’erano tutti i fratelli che amo / amavano la vita / il sentimento e il pensiero / l’avventura della conoscenza / e tutte le vicende dell’uomo / c’erano tutti i fratelli che amo / e le voci i brusii l’atmosfera di un mondo / che ormai non c’è più / ma è vivo presente e dolce / sempre nella nostra memoria / c’erano e ci sono tutti i fratelli che amo / quando nell’officina ad ogni tornata / risuona alto il dolce canto della catena d’amore / ‘io credo che ad ogni goccia di pioggia che cade / un fiore cresca / io credo che in qualche luogo nella notte più nera / una fiaccola brilli’…”

L’incontro con M. fu oltremodo emozionante: maestro di vita, uomo di vasta e profonda cultura, modello e punto di riferimento per le generazioni che ebbero la fortuna di conoscerlo. Lacros ricordò a se stesso i suoi magistrali e competenti interventi in tutte le sedi istituzionali, che avevano l’onore di averlo membro per diritto per elezione o per sua libera scelta; a lui chiese ulteriori chiarimenti sulla figura del calabrese Tommaso Campanella, da lui approfondita e trattata egregia-mente in passato, per il fascino che ha sempre suscitato insieme a quella di Pitagora. Con la sua tradizionale eleganza oratoria, nel mentre altri fratelli incuriositi e interessati si accostavano per ascoltare, cominciò a dire che “…era ed è un sacro dovere, per noi che aneliamo alla luce del libero pensiero, me­ditare sui casi umani di colui che vide, nell’accesa fantasia, il necessario rinnovellarsi del mondo; era ed è un sacro dovere ricordare, con composta commozione, colui che fu, non tanto un sommo pensatore, quanto un grande e fierissimo carattere, un tenace ed eroico difensore del diritto dell’Uomo alla libera ricerca del vero. Ed è per questo -e mi si allegra il cuore per la tua richiesta-, che noi siamo qui ancora convenuti a parlare di lui, come ad un rito….”

All’ombra del grande gelso si accendevano animati ma ordinati approfondimenti sulle tematiche più sentite, anche se la nuova condizione impediva di verificare effetti e conseguenze di tutto ciò che veniva sottoposto ad analisi critica. Ancora scottante veniva considerato il rapporto dei pitagorici con la Politica in genere e lo Stato in particolare. Tutti gli aspetti e i rapporti, che regolano i membri di una comunità, diventavano oggetto di discussione, anche sul piano prettamente giuridico e del diritto, pertanto non era impossibile sentire parlare di divorzio, delle relative battaglie per ottenere una buona legge, di diritto di famiglia, di dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, di diritto alla privacy nell’era tecnologica, dell’idea e dello stato di giustizia nei vari paesi, ma soprattutto del difficile cammino dei diritti umani…

Anche i problemi sociali, che agitano i vivi di qualsiasi epoca, diventavano oggetto di lunghe conversazioni. Si discuteva dell’influenza che la Scuola pitagorica poteva avere nella vita e nell’ambiente sociale, dinnanzi a problemi concreti quali l’inquina-mento acustico, lo scempio della natura, gli aspetti ecologici, l’emigrazione e le sue conseguenze, i comportamenti dei giovani nella società moderna, la diversità come valore per agevolare le integrazioni sociali, in un’epoca di imponenti migrazioni, che creano non facili problemi di convivenza, il progresso tecnologico, i relativi problemi occupazionali, l’informatica ed il futuro della società, le problematiche della globalizzazione con i relativi paralleli storici; del mondo del lavoro al tempo di internet con le implicazioni politiche di una democrazia senza più piazza, che deve garantire ai cittadini di essere correttamente informati e comunque di avere e di consentire facile accesso anche ad opinioni diverse ed opposte; si affrontavano i temi del ruolo e della condizione della donna in una società che rivendica maggiore democrazia per tutti e parità di diritti. Si discuteva del concetto di libertà, di uguaglianza e di fratellanza, sui quali gli uomini hanno speso fiumi di inchiostro, per spiegarne significato e valore, ma soprattutto la quasi impossibilità di assumere da parte della stragrande maggioran-za degli uomini, per la loro natura contraddittoria e per i condizionamenti sociali e ideologici, comportamenti conseguenziali nei rapporti interpersonali. Si discuteva di solidarietà, tema forse tra i più controversi tra quelli trattati, in quanto facilmente si presta a interpretazioni diverse, anche se in effetti non deve essere considerata una parolina magica buona per tutti gli usi…

Tra i problemi più dibattuti erano presenti quelli relativi alla Scuola e ai sistemi educativi… una società è la risultante del sistema educativo adottato, pertanto la Scuola,in un Paese che voglia raggiungere livelli di civiltà accettabili, deve assumere un ruolo importantissimo, centrale, fondamentale; purtroppo non sempre è così, e i risultati sono evidenti: laddove la classe politica emargina le problematiche scolastiche e non permette alla Scuola di dare un contributo serio di indirizzo e di formazione, le comunità stentano a crescere e a mantenere buoni livelli di convivenza, non dimenticando che la stessa Istituzione pitagorica ha sempre dato risalto a questi rapporti, ritenendoli la chiave di volta del buon governo, tanto da configurarsi e organizzarsi come scuola socio-politica… e quelli riguardanti la musica, intesa come l’arte che unisce il Cielo e la Terra, definizione che soddisfa l’anelito umano di perfezione e di libertà, tanto cara ai Pitagorici, in quanto espressione di armonia e di rapporti matematici, fino al punto da utilizzarla come fondamento dottrinale… Gli stessi movimenti dei fratelli, che in clamide nera occupavano la zona del gelso, segui-vano tempi e ritmi musicali tali da evidenziare in modo palese la perfezione interiore.

Anche in questa dimensione sono previsti i passaggi da un livello inferiore a uno superiore, però con una ritualità e una simbologia molto semplice quasi naturale, espresse attraverso il colore della clamide e il trasferimento in un’altra area: dal colore nero a quello rosso e infine a quello bianco; dalla zona del gelso all’area in cui insiste la colonna e successivamente in quella della chiesetta. E proprio, nel momento giusto, con spontaneità e naturalezza Lacros sentì il bisogno di innalzarsi e il Maestro assecondò questa sua esigenza aiutandolo ad indossare la clamide rossa e, indicandogli la colonna come prossima meta, lo invitò ad operare sintesi e sincretismi che, nell’apparente molteplicità di opinioni e piccole verità, sono quelle che riconducono all’unità

Si avviò verso la colonna, non prima di aver salutato i fratelli del gelso che si congratularono per la sua promozione… Pervenne all’area sacra nel momento in cui si svolgeva una cerimonia rituale, con calma ebbe modo così di osservare le movenze e i volti dei nuovi fratelli, e incrociare gli sguardi sorridenti di conoscenti che lo avevano preceduto…

Nella nuova area e nel nuovo stato fece una scoperta, che inizialmente lo lasciò perplesso e turbato. Riusciva a vedere non solo i fratelli in clamide rossa ma anche i visitatori viventi del sito archeologico, le cui immagini si confondevano e si sovrapponevano a quelle dei fratelli. Reagì tentando di entrare in contatto visivo e verbale con le persone che gli passavano davanti; dopo alcuni inutili tentativi, capì che, oltre a vederli senza essere visto, nessun altro contatto era possibile… Gli fu spiegato che in questa nuova condizione si sviluppa la capacità di poter osservare le vicende del mondo sensibile da poco lasciato, superando le normali difficoltà di trovare elementi tra i due mondi,quello materiale e quello spirituale,che si sviluppano separatamente seppur parallelamente. Tale possibilità, gli fu precisato, è conseguenza di accresciute capacità spirituali e cognitive. In altri condizioni, come nella vita terrena, solo attraverso i sogni o situazioni particolari di meditazione è possibile in qualche modo sbirciare nelle realtà superiori…

In questa particolare situazione privilegiata, che Lacros divideva con i fratelli più esperti, si abituò progressivamente alla possibilità di osservare i diversi modi di vivere, cogliendo in diretta le differenze dei vari livelli di coscienza e di conoscenza e accertando tutte le ipotesi che gli uomini fanno con le risposte giuste alle domande sui temi esistenziali, della destinazione finale dell’uomo e dell’immortalità dell’ anima… Le figure umane che sulla Terra avevano tentato di costruire dei ponti di collegamento tra l’umano e il divino erano oggetto di rispettose considerazioni; interessanti divennero le conversazioni sull’esoterismo nell’opera di Dante Alighieri, sulla figura e l’opera del Battista, sugli aspetti esoterici in Leonardo da Vinci…

I nuovi livelli di conoscenza dei meccanismi che regolano il rapporto fra materia e spirito e quelli di coscientizzazione dell’unità, che esiste fra pensiero ed azione e fra valori e comportamenti, portavano Lacros inevitabilmente a fare continui raffronti con i modelli del passato e a svelarne le diffuse contraddizioni, le ipocrisie, le approssimazioni e le superficialità, anche all’interno dell’Istituzione pitagorica e del suo ricco patrimonio culturale… Infatti l’analisi dei comportamenti e delle relazioni rivela l’impossibilità nel mondo visibile di eliminare la dicotomia fra la progettualità e le realizzazioni, fra gli enunciati spesso altisonanti e i comportamenti, fra i modelli che si propongono in teoria a parole e agli altri e quelli diversi vissuti concretamente in prima persona…

Il salto di qualità tra i due mondi è radicale: nel primo inconciliabilità tra ideale e reale, nel secondo perfetta identità fra conoscenza e coscienza…Lo stesso concetto di tempo è determinato nei due modelli da una dilatazione diversa. Nella dimensione della nuova luce il tempo non è esterno alla coscienza, ma coscienza stessa di immutabilità…

Sul sacro promontorio il Maestro svolge un ruolo di coordinamento e di promozione, necessario per regolare l’attività dei nuovi arrivati e nel momento dei ricambi e finalizzato alla valorizzazione della comunità pitagorica universale, che accoglie tutti i pitagorici che concludono e completano, liberi da obblighi e pesi materiali, al termine dei vari passaggi metempsicotici, il loro percorso spirituale e di conoscenza prima della destinazione finale. Ogni tre anni, nei vari livelli, il Maestro presiede un’ adunanza generale, per dare nuove direttive, per confermare indirizzi, per mantenere alta la tensione morale e conoscitiva.

La Comunità si arricchisce dei contributi dei Pitagorici di tutti i tempi, accogliendo sincreticamente quanto realizzato e proposto, nella ricerca della verità e della vera luce, dalle religioni e dalle filosofie, in prospettiva del recupero dell’unità sapienziale e spirituale. In questa ottica vengono valorizzate le figure che hanno contribuito a far conoscere l’umanità e liberarla dalla morte. Una linea esoterica, che dà continuità alla storia, lega l’Egitto Samo Capocolonna Metaponto Locri Caulonia Reggio Calabria San Gianni Atene Gerusalemme Roma Tolosa Toledo Rennes le Chateau Guarrazar Santiago Lourdes Fatima Medjigorie e tutti i siti che fanno riferimento al Graal, attraverso dottrine e ricerche iniziatiche finalizzate al raggiungimento di senso equilibrio e saggezza. Espressioni manifesti di tale spirito sono alcune note figure storiche, rappresentative di periodi ed eventi importanti per la storia dell’ umanità: Mosè, Salomone, Socrate, Platone, Virgilio, Cristo, Maometto, Dante, San Francesco, Giordano Bruno, Telesio, Campanella, Voltaire, Kant, Mozart, Mazzini, Ghandhi, Corrado Alvaro, Antonio Righini…

E all’interno di questa Comunità, anche Lacros, piccolo anello di una serie che per diverse generazioni ha cercato di completare il percorso assegnato, arrivava alla fine di un viaggio di perfezionamento, che non prevede più la trasmigrazione in altri corpi ma l’assegnazione finale di un compito e un ruolo di assistenza all’Umanità nel suo tentativo di crescere, insieme alle schiere che fin dalla comparsa dell’uomo sulla Terra hanno percorso strade e finalità analoghe. Intuiva di essere giunto in una fase di presa di coscienza totale; aveva chiarezza così che i viaggi di conoscenza intrapresi convergevano tutti verso obiettivi di crescita spirituale e pertanto tutti meritevoli di considerazione, tutti portatori di parziali verità da considerare e integrare in una visione unitari. Tutti i percorsi tracciati e intrapresi in precedenza svelavano a questo punto chiaramente senso e significato…

A questo punto Lacros decise, avvertendo gli stimoli giusti un forte anelito interiore e un bisogno impellente, con naturalezza e spontaneità come avvenuto in precedenza, di portarsi verso l’area religiosa, nel vasto promontorio organizzato come formative e differenziate agorà, dove sentiva di poter appagare completamente e in modo definitivo ogni desiderio di assoluto. Il Maestro, dopo averlo aiutato ad indossare la clamide bianca, lo abbracciò e lo esortò a contemplare e vivere definitivamente il dio-unità il dio-verità per averlo meritato dopo il lungo e giusto percorso. Finalmente si trovava immerso nella vera luce e vedeva con chiarezza tutto ciò che prima confusamente e indicatamente si affacciava alla mente ed era oggetto di discussioni e di ipotetici approfondimenti da parte di teologi e filosofi…

Nel nuovo stato gli si presentò come piacevole e interessantissima novità, anch’essa in modo naturale, la capacità di leggere direttamente nel pensiero dei fratelli e dei viventi, e attraverso lo stesso comunicare, annullando incomprensioni e ipocrisie. Nel nuovo sito ebbe modo di trovare risolti e composti, con soluzioni comuni, i rapporti tra fede e ragione,tra teologia e filosofia,i rapporti stessi fra le diverse religioni, anche fra le stesse monoteistiche, l’ebraica la cristiana e l’islamica, che sulla Terra erano oggetto di complicate difficili e inconciliabili diatribe, fin dalla comparsa dell’uomo..

Capocolonna è un luogo dello spirito, dove sempre fin dall’antichità aleggia fascino e mistero e ogni pietra racconta storie di civiltà e di religiosità. Un posto unico dalle molteplici suggestioni. Senza soluzione di continuità l’area è sempre stata considerata sacra, per il suo utilizzo religioso sia dagli abitatori locali che dai naviganti, per i quali il Capo era punto di riferimento geografico e cultuale. Gli stessi diversi livelli abitativi sovrapposti e di culto evidenziano una condizione continua di utilizzo.

Fede e ragione, religione ed esoterismo trovano in quest’area occasioni e caratteri di condivisione, per “nuovi” e “antichi” cammini finalizzati a rinascite spirituali, con-versioni e ricerca della luce e della verità. Anche il moderno pellegrinaggio, che a maggio si svolge in notturna da Crotone a Capocolonna, è allegoria e simbolo, come per gli antichi che salutavano con festa l’arrivo della primavera, del passaggio dalle tenebre alla luce, da uno stato di peccato a quello di grazia, dall’ignoranza e dai pregiudizi alla conoscenza e alla libertà…

I Greci fecero costruire un grandissimo tempio dedicato ad Hera Lacinia, dea protet-trice delle donne dei pascoli e della fertilità, ma ancora prima anche le popolazioni autoctone vi svolgevano riti propiziatori. I Romani arricchirono la zona con nuove costruzioni, mantenendone il carattere sacro e innalzando sacrifici alla dea Giunone. Infine, con l’avvento del Cristianesimo, sui culti precedenti s’innestò, riconducendo antiche celebrazioni riti e devozione pagani alla fede cristiana, quello della Madonna Nera, Madre di Dio, simbolo anch’essa di fertilità e della gioia della maternità …

In questo promontorio il tempo e lo spazio annullano i propri limiti, il presente diventa sacro eterno e le suggestioni concreti punti di incontro fra le “diverse” realtà dei “viventi”: in tutte le manifestazioni che si svolgono a Capocolonna, i ricordi e i desideri si sciolgono e si incontrano con la presenza tangibile del Maestro, che seduto sulle sacre pietre assiste ai concerti ai canti e alle drammatizzazioni con severa austerità ma anche con intima nascosta soddisfazione…

Il lungo viaggio iniziatico di Lacros è finito. Ha avuto momenti di crescita attraverso i ritmi e i tempi di un apprendimento naturale; ha seguito un percorso circolare tra realtà e memoria, avendo come punto di riferimento ricordi ed esperienze. Nel relativo percorso formativo gli elementi “non intenzionali” hanno prevalso su quelli diretti e volontari delle agenzie formative preposte. Un cammino, che si è svolto tra morale etica e virtù, con coraggio, attraverso l’esempio e la crescita, insieme a uomini liberi e di buoni costumi… gli uomini liberi e di buoni costumi sanno scegliere chi sono i maestri di vita, i buoni e i sinceri, gli onorati e gli onesti, qualunque siano le confessioni e le credenze che li differenziano, fulgidi esempi di dignità e compostezza, nonché punti di riferimento costante; con la loro saggezza insegnano ad ascoltare e a meditare, molto spesso a tacere, per assimilare meglio gli eterni valori della fratellanza, dell’uguaglianza e della solidarietà; insegnano ad avere rispetto, disponibilità al dialogo, solidarietà nei momenti di bisogno, umiltà nell’essere cosciente dei propri limiti e non far pesare sugli altri la propria superiorità, che può derivare da cariche rivestite; gli uomini liberi non rinunciano alla propria individualità e a pensare e giudicare autonomamente, per demandare ad altri di farlo in loro vece; non sono legati ad un credo religioso, non sono portatori di un verbo infallibile, sono liberi pensatori, alla continua ricerca della verità; essere liberi significa avere la forza di realizzarsi compiutamente in rapporto alle proprie capacità, di vivere secondo i propri intendimenti, con il diritto di professare la propria fede religiosa, il proprio credo politico, la facoltà di fare o non fare una determinata cosa; essere onesti significa tenere un comportamento retto e rispettoso verso se stesso e verso gli altri: è onesto infatti chi mantiene la parola data e le promesse fatte; è onesto chi ha la forza di conservare un segreto o una confidenza ricevuta; è onesto chi sa valutare i propri limiti e riconoscere i meriti altrui; è onesto chi sostiene il proprio punto di vista, ma contestualmente ascolta e valuta le opinioni degli altri, i quali hanno il diritto di esprimere liberamente le proprie idee; è ancora onesto chi non abusa della fiducia riposta in lui; è onesto chi non promette, sapendo di non potere mantenere, vantando spesso meriti e possibilità che realmente non ha, è onesto infine chi non si lascia influenzare da sentimenti o risentimenti personali…

La conoscenza cominciava a partorire vere e durature prese di coscienza… e la fede diventava passaggio obbligato per il raggiungimento e il recupero dell’unità e della perfezione, la fede non come rassegnazione ma come processo di profonde convinzioni intellettive. Lacros intuiva di essere sulla strada giusta per risolvere le contraddizioni proprie dell’uomo, predisposto alla divisione e a mettere in discussione l’unità dalla quale ogni essere proviene; iniziava a capire che i tanti “viaggi” interiori che ogni uomo compie, attraverso i momenti della forza della bellezza e della sapienza, portano ad una sola meta: la coscienza individuale, che diventa così tabernacolo, arca dell’alleanza e tempio del dio-verità, acclarando l’invito del santo di Tagaste: “noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore anima habitat veritas”…

Una luce intensa lo avvolse e si sentì liberato definitivamente da ogni bisogno. Come un ritorno, appagato si sedette all’ombra dell’amico gelso sangiovanneo, e mentre rifletteva sui gradi e sull’ultimo versetto aureo del Maestro “Allora, lasciato il corpo, salirai sul libero etere, sarai un dio immortale, incorruttibile, invulnerabile”, dodici figure, incappucciate e coperte da bianchi mantelli, si materializzarono davanti al suo sguardo. A nome di tutti prese la parola quello che appariva il più autorevole e il più anziano, con voce grave e tono ufficiale: “I dodici hanno sentenziato che nel soggetto, valutato dalla nostra competenza, il livello di coscienza di conoscenza e di amore raggiunto è più che sufficiente per i loro scopi, che il percorso spirituale e di perfezionamento è stato adeguatamente compiuto e pertanto non c’è più necessità di ulteriori trasmigrazioni, che la loro attesa è finita e che possono accettarlo tra di loro come il tredicesimo anello mancante della loro catena.”

Contemporaneamente in altri tredici siti, altre anime completavano il loro ciclo iniziatico…

 

 

da “I racconti della sera” di Carlo Ripolo