Caro Virginio…

A ricordo di una grande, lunga e sincera fraterna amicizia

Ha destato grande cordoglio la notizia dell’improvvisa scomparsa del dirigente scolastico in pensione Virginio Lerose, morto, all’età di 72 anni, mercoledì 28 febbraio 2018 all’Ospedale di Cittadella (Pd), dove era stato ricoverato a seguito di un malore.
Originario di Crotone, dove aveva insegnato per diversi anni, dopo il superamento del concorso a preside del 1983, si era trasferito in Veneto, dove ha svolto con alta professionalità la funzione dirigenziale e di educatore.
Legato alle proprie radici e innamorato della sua terra, ha mantenuto sempre affettuosi rapporti con amici e parenti, tornando a Crotone ogni anno per le ferie e le feste più importanti.
Gli amici lo ricordano con affetto e sincero rimpianto.

Impossibilitato a presenziare alla cerimonia funebre, ho inviato ai familiari la seguente lettera da leggere davanti alla salma:
<Caro Virginio, amico e fratello mio, scusami se non sono presente fisicamente per dirti “a rivederci”. Solo il mio fisico è assente, il cuore e la mente sono davanti a te, quel cuore e quella mente, che abbiamo cercato di educare fin da quando, timidi ma orgogliosi e agguerriti, sedevamo compagni di banco in quel lungo percorso, finalizzato al riscatto personale e a meglio orientarci tra le coordinate di una società complicata…
Come Salomone, nel Primo Libro dei Re, ha chiesto a Dio in dono un “cuore saggio”, anche noi, ai nostri percorsi, non chiedevamo “una lunga vita, né le ricchezze, né la morte dei nostri nemici” ma “un cuore intelligente”, che ci facesse essere giusti e aiutarci a distinguere il bene dal male… Ed allevare e far crescere un “cuore intelligente” è diventato, in ogni nostro atto educativo e in ogni ricerca interiore, motivazione e finalità, l’alfa e l’omega, il noumeno e il santo graal, metodo forma e contenuto. ..
Caro Virginio, ho aperto lo scrigno dei ricordi, rotolato tra le macerie che la ferale notizia ha provocato nel mio animo e le lacrime cominciano a trasformarsi in riflessioni e immagini di un viaggio comune e di condivisione, irto di difficoltà e di momenti difficili, continuamente instabile negli equilibri raggiunti, costellato di continue discese agli Inferi (katàbasis) e salite al cielo (anàbasis), incerti a volte sulle orme da seguire e su quelle da lasciare, ma con la convinzione che il viaggio andava fatto fino in fondo e in profondità,con senso, dignità e per “debellar tirannide,sofismi e ipocrisia”…
Nel commentare spesso insieme il verso aureo “in ogni cosa il meglio è la misura”, aggiungevi sempre, con convinzione e passione, “mai prima però di aver soddisfatto il bisogno di giustizia e libertà”… e mai prima di aver dato il nostro contributo (anche modesto) a migliorare le condizioni delle nostre comunità, mortificate nella bellezza e nella cultura… nel tentativo improbo, ma possibile, di conciliare, sotto l’etica comune degli uomini di buona volontà, cristianesimo (“Guardate che nessuno renda ad alcuno male per male, anzi cercate sempre il bene gli uni degli altri e quello di tutti…”) e comunismo (“Noi ci battiamo per una società che sia il momento più alto dello sviluppo di tutte le conquiste democratiche e che garantiscono il rispetto di tutte le libertà individuali e collettive, delle libertà religiose e della libertà della cultura, dell’arte e delle scienze”)…
Caro Virginio, ogni incontro con te, diventava per me un motivo di arricchimento culturale e di godimento spirituale, un’occasione per spostare in avanti limiti e orizzonti; un invito a trasformare le indignazioni vecchie e nuove in atteggiamenti propositivi; uno stimolo in più per lottare contro l’uso facile della “parola”, intesa non sempre come ancella al servizio della verità ma come prostituta al servizio dell’interesse e della convenienza; una necessità per combattere e impedire alle ambizioni sfrenate, agli egoismi e agli opportunismi la possibilità di relegare in un angolo meriti, competenze, correttezze ed onestà, ed evitare così l’attualizzazione di quanto amaramente affermava Corrado Alvaro, che la disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere rettamente sia inutile…
Caro Virginio, so della tua manìa su logica e stile, per cui ti chiedo scusa per imperfezioni semantiche e stilistiche, giustificate però, in questo momento, da mancanza di serenità e lucidità…
Ciao, mio grande amico e fratello…

Carissima Osanna, (carissime Vera e Dora, cara Aurelia e fratelli tutti), ogni commemorazione o ricordo di chi ci ha preceduto è sempre un atto d’amore e di fede nei principi della condivisione e della reciprocità, i soli che rendono possibile la dilatazione dei concetti di spazio e di tempo, per chi, cattolico o non, religioso o laico, crede nell’immortalità dell’anima e considera la morte come semplice passaggio o rinascita, rifuggendo dal rappresentarla soltanto come una proiezione delle nostre aspettative o scudo delle nostre fragilità, e rifiutando l’idea materialista per la quale tutto finisce assieme al corpo…
E quando ogni volta che, come in questo momento, ci si riunisce in nome dei nostri morti, ogni volta che li sentiamo nei nostri cuori, ogni volta che li ricordiamo nelle nostre conversazioni e preghiere, ogni volta che la loro vita è modello ed esempio per figli parenti e amici, con loro si forma una catena d’amore, che ha il significato della continuazione di un impegno al quale loro partecipano in modo diverso, trasferendo in noi, con un diverso linguaggio, l’impulso ad operare bene e a migliorarci. E’ una catena che è spezzata solo nella forma e nei rapporti fisici, ma nella sostanza è sempre salda e rappresenta la continuità di ideali, di sentimenti e di valori ereditati, che con com-mozione e convinzione possiamo trasmettere anche a quelli che verranno dopo di noi…
Soprattutto quando si discorre di persone che con il loro contributo, in nome di un’idea nobile, hanno cercato di rendere grande la comunità e il territorio in cui hanno operato, creando le condizioni perché sopravviva e diventi stimolo il loro esempio di vita, l’eredità delle loro virtù, dei loro limiti umani, della loro amicizia, della via giusta che essi hanno percorso… e attualizzando i significativi versi di un grande poeta (caro anche a Virginio): A egregie cose il forte animo accendono l’urne de’ forti
E Virginio senz’altro appartiene a questa nobile categoria: è stato un grande uomo, dal temperamento forte (anche se a volte spigoloso), innamorato della dialettica e del pensiero costruttivo, elogiato da tutti per l’alto senso etico che ha sempre contraddistinto ogni momento della sua vita…  
Nei suoi percorsi alla ricerca del vero, del giusto, della virtù, della conoscenza e della consapevolezza, Virginio ha sempre assunto un atteggiamento da uomo libero, a volte di sana e giusta insofferenza, mai ha sofferto della “sindrome del ginocchio flesso”, ha sempre ridotto al minimo le occasioni di compromesso…
In ambienti, dove è difficile e a volte anche inutile portare avanti iniziative di promozione umana e culturale o di riscatto morale e civile, ha provato sempre (e sempre fiducioso nelle “possibilità” dell’uomo), di dare il suo contributo per l’educazione di vecchie e nuove generazioni, pur scontrandosi quotidianamente con ostacoli di ogni genere e amarezze continue…
Ha sparso a piene mani semi di passione e d’impegno in comunità difficili; rimane la speranza e l’augurio che almeno alcuni possano attecchire, germogliare e crescere… A tutti quelli che l’hanno conosciuto ha lasciato centinaia di particolari ricordi personali e collettivi, ma soprattutto la testimonianza di una vita spesa al servizio dei valori etici e nell’impegno sociale e politico…e in eredità una piccola fiammella per far luce e per dare calore al pensiero, con la tacita raccomandazione di alimentarla di continuo e, possibilmente, arricchirla e valorizzarla, considerato che i venti dell’ignoranza e della cattiveria sono sempre in agguato e soffiano distruttivi.
Ora Virginio si trova nella città celeste, senza lacci e impedimenti, e certamente, dopo un breve periodo di adattamento, riprenderà con passione la sua attività usuale di amante e cultore del bello artistico e dello stile geometrico, per completare il percorso pitagorico del “Chi non sa quel che deve sapere, è un bruto fra i bruti; chi non sa più di quel che deve sapere, è uomo fra i bruti; ma chi sa tutto ciò che deve sapere, è un Dio fra gli uomini… ” – Un forte abbraccio a tutti / Carlo>