Amava dire…

Amava dire nelle giuste occasioni

a discenti attenti e politici distratti,

l’ultimo grande Maestro di vita,

onore grande per la nostra città:

sforzatevi di essere sempre coerenti,

corretti, liberi e di buoni costumi;

accettate solo i piccoli compromessi

che non ledono la dignità e il decoro;

non piegatevi mai alle logiche

degli interessi personali e di gruppo;

operate sempre con spirito di servizio,

abbiate solo l’ambizione della conoscenza,

attutita se possibile quella del potere;

non perdete il senso del sacro e del divino,

e del rispetto da rendere ai ruoli e agli anziani..

 

Ho impiegato sessant’anni per capire

ed avere piena coscienza di quelle parole

 

Diceva ancora, accorato e convinto,

in superbe lezioni su Dante e Campanella,

modelli da seguire – e di ciò era convinto –

da maestro impagabile e rara guida morale,

per volare alto e guardare lontano….:

cercate tutti di trarre da ogni sconfitta

vere e durature lezioni di crescita;

create le condizioni che ogni “rinascita”

possa aggiungere nuove e fresche risorse

ai vostri percorsi individuali e collettivi;

inseguite occasioni di dialogo con i giusti codici

e la gioia della condivisione, quando è possibile,

e dello stare insieme,di crescita traete motivi;

sforzatevi di riconoscere dai comportamenti

sia i veri uomini che gli impostori e gli ipocriti…

 

Ho impiegato sessant’anni per capire

ed avere piena coscienza di quelle parole

 

Ammoniva e rammentava sempre a conclusione,

con amarezza sicuramente e delusione profonda:

ricordate però che altissimo è il prezzo da pagare

(soprattutto nei contesti sociali come i nostri,

dove la civiltà relazionale è molto bassa),

per chi è scrupoloso nel rispetto delle regole

e dei contratti (i groziani pacta sunt servanda),

e per chi sceglie di vivere nel culto della scelta

e della libertà piena, di coscienza e di giudizio,

autonoma da ogni potere e condizionamento

(quella della verità, la sola schiavitù ammissibile);

elevato il conto da saldare: la solitudine umana,

l’isolamento sociale e la persecuzione dei potenti

di turno, sospettosi sempre di chi non piega il capo”.

 

Ho impiegato sessant’anni per capire

ed avere piena coscienza di quelle parole.

 

Come anche il senso di una battuta, che mia nonna,

in tarda età, ripeteva spesso quasi con vergogna,

disagio e pudore… a vecchiaia è ‘na brutta carogna!

 

 

 

da “Tempi nuovi” di Carlo Ripolo