3) Con speranza, ogni anno s’avanza

Il terzo mese mese: Marzo 2021

– quasi un diario tra riflessioni, cronaca e storia –

 

Uno (pandemia)

Tra le tante conseguenze negative

della pandemia in corso, terribile

è l’impossibilità di stare vicini

a chi soffre e di condividere il lutto

con i familiari di chi muore…

 

Soprattutto nel Meridione, dove

più che altrove, per genetica e

tradizione, le pratiche consolatorie,

vere strutture culturali sono vissute

come necessarie e importanti…

 

Tanto che il contatto fisico qui

con gli ammalati diventa parte

essenziale della cura e della terapia,

e la vicinanza solidale con chi

è colpito da un lutto aiuta di molto…

 

la sua elaborazione consolatoria

(qui detta u cunsulu du vicinatu).

 

Due (incoerenza)

E’ da anni che mi pongo una domanda “strana”

senza capire la risposta che, con i nostri incoerenti

comportamenti, tutti noi palesiamo: se nasciamo

nudi e moriamo senza portare via niente, perchè

ci affanniamo di accumulare beni materiali,

in concorrenza spietata con gli altri? E con l’unico

risultato di svegliare tutta la gamma dei sentimenti

negativi, dall’odio, alla gelosia, all’inimicizia?

 

Possibile che è così difficile dare alla vita un senso

diverso e indirizzare ogni energia sulla costruzione

di un tempio al dio della bellezza e della verità…

scrollandoci di vecchie e nuove abitudini, fonte

di patologiche schiavitù, sindromi e complessi!

Vogliamo provarci? Vogliamo provare a mettere

il giusto ordine alle parole, alle cose e ai pensieri,

traendoli dal caos in cui sono stati cacciati?

 

Tre (servitù)

E’ chiaro, anche agli ottusi o a quelli che non vogliono

capire, che il degrado del Sud è legato al dramma

dell’emigrazione coatta (una vera deportazione di massa

di lavoratori e di professionisti), per mancanza di lavoro,

concentrato in ben precise zone del Paese, per egoistiche

scelte politiche ed economiche dei “più” forti…….

 

L’accettazione passiva e la mancanza di una forte

reazione popolare perpetua una situazione di schiavitù

psicologica, che fa peggiorare le cose. Non si riesce

ad andare al di là de mugugni, che alimentano solo

astio e rancore da schiavi. Soluzioni? Cambiare i politici?

Scegliere i migliori? Impossibile. Semplicemente perchè

 

sono espressione della stessa società che li sceglie…

 

Arduo in tali condizioni creare percorsi di libertà, un vero

cordone fare uscire i meridionali dalla caverna in cui da tempo

immemore sono costretti a vivere, legati alle catene

dell’ingiustizia e dell’emarginazione, illudendosi quasi

che sia giusto così. Solo una nuova era illuminata può

cambiare le cose. Intanto qui anche la speranza è morta.

 

E incomprensibile appare quanto qualcuno ama dire in giro:

Il carattere dei buoni calabresi, fatto di intelligenza e

di personalità, gli altri sono delle “incompiute, venute male”.

 

Quattro (pilastri)

Sempre più mi convince l’idea che una società organizzata,

per essere misurata ed equilibrata, deve poggiare su cinque

basilari pilastri: la libertà (mai surrogata); l’amicizia (mai

calcolata); la sincerità (mai falsa); il rispetto (mai ipocrita e

finto); la condivisione disinteressata. Principi venerabili e

sacri, che da più di duemila anni indicano agli uomini il vero

e la luce, la cui mancanza è causa di degrado e regressione…

 

Il pettegolezzo, la maldicenza e i risentimenti distruggono

amicizie e reputazioni, favoriscono le accuse ingiuste, creano

ostacoli insormontabili al dialogo e alla convivenza costruttiva.

 

Cinque (filosofia)

E’ scontato che ormai la sperimentazione, sia come ricerca di nuove strategie metodologiche che come riorganizzazione curricolare, si rende necessaria per adeguare la scuola alle nuove esigenze educative e formative, che con ritmi accelerati la società moderna pone alla Scuola; è scontato inoltre che la stessa serve ad aggiungere, arricchendole, nuove opportunità educative e ad allargare gli orizzonti culturali degli studenti. Con tale impostazione, aperta e sperimentale, dell’attività educativa, la scuola assume la fisionomia di laboratorio, cioè uno spazio di produzione di cultura,e non solo sede di consumo del prodotto culturale.

Nel caso specifico dell’estensione dello studio della filosofia in tutti gli ordini di scuola,l’utilità e il vantaggio sono ancora più evidenti,in quanto tale insegnamento aiuta lo sviluppo delle capacità critiche in generale e la gestione di alcune necessità e bisogni spontanei degli uomini, quali l’esigenza di conoscere e decodificare la realtà che ci circonda (problema gnoseologico), l’occorrenza di una corretta relazione con gli altri (problema etico e comportamentale), il soddisfacimento di profondi pulsioni spirituali (problemi teologici e teleologici).

Tutte le valutazioni e i rendiconti in merito lo confermano, laddove è stato aggiunto, dalle scuole elementari a quelle superiori, lo studio della filosofia.

Solo il raggiungimento di un giusto equilibrio tra tali esigenze dà all’uomo un senso della vita compiuto e corretto.

 

Sei (associazioni)

Le mie esperienze in varie Associazioni

e Istituzioni culturali mi hanno permesso

di incontrare tre particolare fasce di iscritti..

 

Dei politici (o del sistema palamara), la prima

più numerosa, i quali si sforzano, attraverso

un percorso pragmatico di ricerca del consenso,

di raggiungere, anche e spesso senza meriti e

capacità, qualsiasi posto che odori di potere…

 

Degli studiosi (o dei topi di biblioteca), la seconda

più risicata, che interpretando alla lettera gli Statuti,

rielaborano, utilizzano e approfondiscono con vero

spirito di servizio il patrimonio culturale presente,

per crescere in formazione e far levitare le Istituzioni..

 

Dei parventi (o dei finti soci), la terza di media

consistenza, i quali, spargendo fumo negli occhi,

fanno finta di interessarsi di tutto e di tutti e

accettano di tutto, con patetici compromessi,

pur di procurarsi superficiale (e banale) visibilità.

 

Privi di personalità e di libertà, vivono da clientes

e si cibano delle briciole che rilasciano i potenti

 

Sette (agorà)

Oggi, 7 marzo 2021, ho assistito all’ennesima stranezza del modo di gestire le cose qui a Crotone.

Mi trovo nei pressi del vecchio Istituto Magistrale di Crotone (oggi Liceo “Gravina”…), in una zona ricca di reperti archeologici, per la presenza dei resti dell’agorà dell’antica Kroton, la piazza principale (che fungeva da cerniera tra la parte abitativa e quella artigianale della città). Ebbene, alla fine del secolo scorso parte della zona è stata indagata e portata alla luce, con promessa di ulteriori scavi in tutta l’area, che risulta libera da costruzioni.

L’area venne recintata e dotata di un prefabbricato per ospitare i custodi. Divenne Parco Gravina. Bellissimo. Per qualche anno il Parco venne curato bene per la presenza di tanti addetti al lavori. O meglio di una ventina di persone, che non avendo letteralmente niente da fare, passavano le mattinate a giocare a pallone (se il tempo era bello) o a giocare a carte all’interno del prefabbricato (quando pioveva o faceva freddo).

Poi piano piano il numero dei custodi diminuì; rimasi per qualche tempo uno solo, poi sparì anche lui, senza motivazione ufficiale.

L’area ridivenne terra di nessuno e il prefabbricato luogo privilegiato dei tossico-dipendenti, fino a quando un giorno fu portato via da una potente gru.

Da allora il Parco è stato abbandonato alla mercè dei soliti vandali, che da sempre scorazzano in tutti i posti privi di controllo e di guardiania.

Oggi l’ennesima offesa: nel Parco (ma solo nella zona scavata) un grosso mezzo agricolo si è messo a lavorare il terreno distruggendo tutto ciò che capitava sotto i cingoli. Non ho capito bene però se per pulizia o per semina o altro…

Il curioso è che tutta l’altra zona adiacente (libera da ruderi) avrebbe bisogno di un radicale intervento di pulizia, in quanto abbandonata e ridotta da anni a discarica per l’inefficienza delle nostre amministrazioni locali e per la complice ignavia di tutti noi cittadini (che di cittadini abbiamo solo il nome).

Dinnanzi a tale spettacolo indecente, per chiarimenti ho cercato invano di contattare il Museo e il Comune…

Il telefono ha squillato a lungo, senza ricevere risposta.

Provo disgusto e profonda amarezza. Tempi duri a Crotone per chi ama un po’ di ordine e tanta bellezza.

 

Otto (vitalità)

L’uomo non è il padrone della donna, -si dice spesso-, sia essa la moglie, la figlia, la sorella, la fidanzata o la madre… Verissimo! Ma l’uomo non è neppure padrone dei figli, degli amici, dei vicini, degli animali… La violenza che l’uomo esprime sulla donna, ma anche sugli esseri di sesso maschile, è figlia di una cultura stratificatasi nel tempo, che ha permesso il dominio di alcuni sugli altri, utilizzando i più abietti strumenti di coercizione… e nel caso specifico sulla donna considerata come oggetto erotico e subalterna all’uomo e alla totale sua dipendenza, (solo Pitagora nell’antichità ha dato dignità alla donna…). La violenza sulle donne oggi è il residuo di tale modo di pensare, che va sradicata non solo sul piano legislativo e giuridico (parità di diritti e doveri ci sono già), ma soprattutto sul piano educativo e formativo… Pertanto il problema va risolto all’interno di un modello di vita, ancora privo di motivazioni etiche…

 

La maggior parte dei fiori hanno bisogno

della luce solare per aprirsi ed esplodere

di bellezza e di colore mentre la sera

richiudono mortificati i petali in attesa…

Anche l’uomo, assetato di conoscenza

cerca la luce per trarre fuori verità e virtù…

ed è sempre in attesa anche quando

le ombre dell’inciviltà e dell’ignoranza

incombono e frenano ogni progresso…

pur se i fiori di pero ancora mi fanno

impazzire e stimolare devote riflessioni

(anche oggi Festa della donna)………

 

“Non c’è tempesta, coronavirus o trasloco

forzato, che possa disturbare il tuo ciclo

vitale, caro pero di Quercegrosse,

nè il letargo, la finta morte e la rinascita

alla luce e al tepore della bella stagione,

per testimoniare la vita e il suo senso

più compiuto. Posto al centro, in posizione

strategica, con infinita indulgenza

e tollerante pazienza, osservi l’umana e

distratta stoltezza, mentre inviti

con smaglianti sorrisi il passante di turno

a riflettere sui quotidiani e passivi

comportamenti, per recuperare l’originaria

empatia con la natura. Guardami: le mie foglie

ti certificano l’energia e la forza vitale

dell’universo; i miei fiori ti affermano

la bellezza e le auree proporzioni;

i miei frutti ti ricordano la vita che

si rinnova; i gatti, che da mane a sera

mi fanno compagnia, già da tempo

l’hanno capito e ben assimilato!”…

 

Nove (apprendista)

Come afferrare i tanti sentimenti

che ti danno i brividi e ti fanno

palpitare? Come afferrare e

fermare le tante lettere

dell’alfabeto, che ti danzano

intorno e unirle in sillabe e parole,

e combinarle in frasi per esprimere

emozioni e comunicare concetti?

 

Dolce fatica, se si raggiunge

il risultato; stupenda condivisione

quando ritrovi negli occhi del vicino

ampia comprensione! Porgersi senza

litigare, con rispetto, senza aggredire

o screditare le altrui opinioni, idee

ed emozioni. Bloccarsi col sorriso

sulla soglia del contrasto animoso…

 

Ho sempre condiviso che una delle chiavi

dell’invecchiare bene è restare un eterno

apprendista: nella curiosità e negli sforzi

per progredire (C. Andrè)… e vivere.

 

Dieci (ritorni)

Solo le radici familiari e i luoghi dell’infanzia,

insieme ai primi amici, si trasformano in memoria

dolce e siti dell’anima. E ogni ritorno diventa

una carica di energia per andare avanti…

 

Anch’io ho bisogno di tali ritorni, soprattutto

ogni volta che ho necessità di respirare atmosfere

di altri tempi e bere acqua sorgiva di cultura popolare,

fatta di solidarietà, conversazioni gridate dai balconi.

 

Per buona abitudine ormai da anni è la casa della mia

infanzia il luogo dove scrivo il primo e l’ultimo capitolo

di tutti i miei lavori letterari, con il sottofondo musicale

di canzoni sparate ad alto volume… e le voci squillanti

 

delle massaie che stendono i panni tra balconi dirimpettai.

 

Undici (migrazioni)

– Il fenomeno delle migrazioni attraversa tutta la storia dell’umanità: gli uomini si muovono da sempre, non è una caratteristica solo dei giorni nostri, anzi nell’antichità da pastori, e prima che diventassero agricoltori e stanziali, erano nomadi e si spostavano (come fanno gli uccelli migratori) continuamente per trovare gli habitat migliori..

– Le migrazioni sono fenomeni sociali legati a diverse cause (economiche, politiche, sociali, ambientali, culturali, razziali, religiose, militari…), alimentate dai potentati economici e militari, che hanno creato e creano in vaste zone del mondo situazioni negative (colonialismo, sfruttamento delle risorse e degrado ambientale, capitalismo, impoverimento, tensioni sociali, violenze e guerre, condizioni di vita precarie, persecuzioni, divario crescente tra paesi poveri -e loro dipendenza economica- e ricchi, squilibrata distribuzione della ricchezza mondiale -i dati indicano che il l’80% delle risorse e delle ricchezze si concentra nei paesi ricchi, abitati dal 15% della popolazione mondiale-,) che costringono interi popoli per sopravvivere a muoversi verso paesi più ricchi.

Esempi: gli Ebrei in Egitto per carestia; Greci e Albanesi nel Sud Italia nel ‘500 per sfuggire ai Turchi; dall’Europa in America (e in seguito anche in Australia) dopo il ‘500, in modo ininterrotto e continuo; la tratta degli schiavi, dall’Africa in America; i profughi che fuggono da guerre e persecuzioni; le migrazioni dai Sud (per povertà) del mondo verso i Paesi più ricchi; le migrazioni Est-Ovest dopo lo sgretolamento dei paesi comunisti; oggi situazione variegata, che vede l’Italia al centro di questi fenomeni, soprattutto per la sua posizione geografica, al centro del Mediterraneo.

Secondo alcune stime il 77% dei beni complessivi, cioè la ricchezza prodotta, del pianeta è appannaggio degli abitanti dei paesi ricchi, dove si concentra quasi tutta la struttura produttiva del mondo e dove risiede solo il 15 % dei circa 6 miliardi della popolazione mondiale.Uno squilibrio che richiede con forza il ripensamento dell’intero sviluppo occidentale.

– Data l’importanza e la vastità del fenomeno è sta fondata nel 1951 l’Organizza-zione internazionale per le migrazioni. L’azione dell’OIM si basa sul principio che una migrazione ordinata e nel rispetto della dignità umana porti benefici sia ai migranti sia alla società. In quanto principale Organizzazione Internazionale specializzata in migrazione, l’OIM opera per: favorire lo sviluppo economico e sociale attraverso la migrazione; difendere la dignità e il benessere dei migranti; sostenere la solidarietà internazionale attraverso l’assistenza umanitaria agli indi-vidui in condizioni di bisogno; migliorare la comprensione delle questioni legate all’immigrazione; facilitare il dialogo internazionale sulle tematiche migratorie; offrire consulenze operazionali nel campo della gestione delle migrazioni.

Purtroppo a questi grossi problemi ancora la Comunità europea non riesce a dare risposte chiare e strutturali (che richiedono soprattutto il superamento di grosse differenti posizioni politiche e ideologiche) e a soddisfare l’utopia kantiana del 1795 (necessaria per la sopravvivenza degli uomini) di un progetto filosofico per la pace perpetua, basato su un nuovo diritto condiviso da tutti gli stati del mondo e finalizzato a costruire un modello pacifico, nel quale tutti gli abitanti della terra sono titolari di diritti inalienabili, tipo quello di ricevere ospitalità, intesa come: “il diritto di uno straniero, che arriva sul territorio altrui, di non essere trattato ostilmente… Non si tratta di un diritto di ospitalità, cui lo straniero può fare appello, ma di un diritto di visita spettante a tutti gli uomini, quello cioè di offrirsi alla socievolezza in virtù del diritto al possesso comune della superficie della terra, sulla quale, gli uomini non possono disperdersi all’infinito, ma devono da ultimo tollerarsi nel vicinato, nessuno avendo in origine maggior diritto di un altro ad una porzione determinata della terra“.

– Esistono vari tipi di migranti, classificati in base al motivo della migrazione, se migrano legalmente o clandestinamente: ricongiungimento familiare, diritto dello straniero che vive in uno stato di richiedere l’ingresso dei familiari che risiedono all’estero; migrante ambientale, persona costretta a lasciare il proprio habitat tradizionale per pericolosi problemi ambientali, dovuti a cambiamenti climatici, siccità, alluvione, terremoto, ecc…; richiedente asilo è la persona che fuori dal proprio paese d’origine, presenta in un altro Stato domanda per il riconoscimento della protezione internazionale; rifugiato è la persona perseguitato per razza, religione, per appartenenza a un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche…; clandestino per il tempo: unlawful entry: colui/ colei che entra nel territorio di un Paese eludendo i controlli alla frontiera oppure con documenti falsi, overstayer: colui/colei che è entrato regolarmente entrato nel Paese, ma poi rimane più del tempo che gli è stato permesso (es. scadenza del permesso di soggiorno o del visto); migrante economico è colui/colei che lascia il proprio Paese d’origine per ragioni puramente economiche non collegate alla definizione di rifugiato/a, o al fine di migliorare i propri mezzi di sostentamento.

– Il fenomeno migratorio provoca grossi problemi di carattere etico, psicologico, socioculturale, demografico, economico e politico, che richiedono delle buone ed equilibrate politiche dei paesi ospitanti, sia per abbattere i muri del pregiudizio razziale (il diverso fa paura e rischia di essere ghettizzato) che per favorire un’integrazione indolore, civile, umana, ricca (il diverso è portatore di nuove risorse che arricchiscono e ampliano gli orizzonti culturali e l’indotto economico – il progetto del sindaco di Riace è un esempio positivo).

Conseguenze importanti si verificano pure nei Paesi di partenza (anche i paesi del nostro meridione sono un esempio di effetti dirompenti): sul piano demografico le migrazioni provocano spopolamento e squilibri generazionali, con i giovani che partono e bambini anziani e inabili al lavoro che restano; sul piano economico di positivo ci sono solo le rimesse degli emigranti, mentre le attività economiche sono bloccate per mancanza di manodopera; sul piano socioculturale, l’emigrazione provoca di riflesso aperture culturali ma anche mutamenti delle abitudini, con effetti comici ma devastanti.

– L’Italia oggi conosce sia ancora il fenomeno dell’emigrazione che dell’immigrazione, con le tante illogiche contraddizioni, e si trova a fare i conti con grossi problemi, anticipati già nel 1962 da Pasolini ne La profezia: “… Alì dagli occhi azzurri uno dei tanti figli dei figli, / scenderà da Algeri su navi a vela e a remi. Saranno / con lui migliaia di uomini coi corpicini e gli occhi / di poveri cani dei padri sulle barche varate nei Regni / della Fame. Porteranno con sé i bambini e il pane / e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua. / Porteranno le nonne e gli asini, sulle triremi rubate ai / porti coloniali. Sbarcheranno a Crotone o a Palmi, / a milioni, vestiti di stracci asiatici, e di camicie americane…

 

Dodici (vergogna)

Mi vergogno di un’Italia (la mia patria), modello invidiato

ed esempio nel passato per tutti i popoli della Terra, ridotta

a terra di intrallazzisti e corrotti, con i cittadini plagiati

da spettatori inermi, cittadini mai formati come tali, mai

resi coscienti dei loro diritti, drogati di promesse e di favori.

Ricordate la notte del terremoto dell’Aquila? Mentre tanti

(e tanti giovani) morivano travolti dalle macerie, alcuni

im-prenditori brindavano agli affari futuri. Oggi in piena

pandemia, la cosa si ripete… Sconcezze intollerabili.

 

Mi vergogno di una regione (la mia Calabria) e di una città

(la mia Crotone), che chiedono “sensibilità solidale” sempre

e solo alle stesse persone: quelli che rispettano le regole,

quelli che pagano le tasse in cambio di disservizi e sprechi…

E poi scoprire che “solidarietà” qui significa coprire

le inefficienze e le incapacità, pagare per gli scrocconi

e quelli che evadono (tantissimi), per quelli che calpestano

le regole (moltissimi) e non pagano nè tasse nè utenze

nè servizi (tanti e molti)… Sconcezze intollerabili.

 

Mi vergogno di tutto ciò che è parvenza parolaia

senza costrutto; dell’incapacità diffusa di progettare

cose che servono e di realizzarli senza sprechi. Prassi

odiosa e consolidata, mai rendicontata, causa reale,

nei nostri territori, di collasso economico e di degrado

generalizzato sul piano della vivibilità. Intanto

i cantieri che servono sono fermi, le incompiute

aumentano, di pari passo con il degrado diffuso e

l’abusivismo arrogante… Sconcezze intollerabili.

 

Tredici (perdono)

Il perdono ha un valore inestimabile, sia per chi lo dà

con cuore libero sia per lo riceve in lacrime e pentito.

L’uomo che perdona fa la volontà di Dio, diventa degno

di essere amato da Dio… Poter cancellare una pagina

brutta di un brutto romanzo, riscriverla e cambiare anche

i titoli è semplicemente stupendo. Non trascuriamo tali

sacre possibilità! Possano diventare contagiosi il perdono

e la compassione, le grandi armi dell’amore… Ogni giorno

è l’occasione buona per ricominciare… Mai rinviare:

Tutti i domani sono contatissimi…… e il rimpianto

è terribile di cosa si poteva e si voleva, e non hai fatto!

 

Quattordici (vuoto)

Ciò che è nato sostanza, spesso oggi

è diventato vuoto rituale senza senso.

Nelle Istituzioni e nella vita privata.

 

I programmi elettorali o amministrativi,

spesso faraoniche promesse, fanno parte

di un rituale folkloristico, al quale non

credono nè i candidati nè gli elettori,

che sovente votano chi può soddisfare

i bisogni personali a livello clientelare.

 

Stessa cosa nella Scuola, stessa cosa

nelle Associazioni, stessa cosa nei rapporti

interpersonali: i “finti” progetti servono solo

a dare una parvenza di serietà. In realtà poi sono

gli interessi personali o di gruppi a prevalere,

votati a sbriciolare ogni sensibilità sociale.

 

Siamo ritornati (in Italia) all’abc della civile

convivenza. E tutto diventa difficile, anche

organizzare un torneo di calcetto di provincia.

 

Quindici (mistero 1)

Tutto ciò che non riesco a capire (o non voglio),

intuire e conoscere in modo chiaro ed esauriente

con la mente e con il cuore, lo sento come misterioso,

suggestivo e fascinoso. In tal senso la storia dell’uomo,

della terra e dell’universo è ricca di situazioni misteriose.

Quanti punti interrogativi nelle religioni, quanti misteri

tra i ruderi archeologici, quante storie misteriose nei libri:

il santo graal, i culti segreti nell’antica Grecia (misteri

eleusini, misteri dionisiaci, misteri orfici, ecc.), le verità

teologiche non comprese o dimostrabili con la ragione,

ma solo accettate per fede, la ricostruzione di antiche

civiltà attraverso minime testimonianze lasciate,

il fascino degli antichi e moderni pellegrinaggi….

 

Sedici (mistero 2)

Il mistero non mi crea angoscia, anzi mi stimola

a ricercare, mi spinge a sollevare il velo di Maya,

ma di poco. A me non interessa scoprire in toto:

perderei il piacere delle cose indecifrabili, segrete

o riservate; perderei il gusto della ricerca e del percorso.

Mi affascina il mondo esoterico e iniziatico, sia quello

laico che religioso, e le sue ritualità. Però mi piace

fermarmi sulla soglia e non scoprirne mai per intero

i contorni… Mi affascina anche delle persone

l’atteggiamento di segretezza o l’aria di mistero,

che lasciano intravedere un mondo interiore tutto

da scoprire. Mi affascinano i grandi misteri

della natura e della storia umana, che rendono

ancor più interessante tutto ciò che ci circonda.

 

Diciassette (esempi)

Diamo ai figli esempi di vita pulita

e di modelli positivi, saranno prima

per dipendenza costretti a seguirli, poi

(si spera) da adulti per libera scelta…

 

Insegniamo la speranza e la forza

di non cedere e di non abbattersi,

anche quando le onde sono più alte e

aggressive di ogni ragionevole difesa…

 

Indichiamo loro che le paure si arginano

solo rientrando in se stessi per trovare

le giuste e misurate armi di difesa: umiltà,

prudenza e giusta valutazione dei rischi…

 

Testimoniamo loro con i comportamenti

i valori-cardine di ogni convivenza civile:

la libertà e l’amore, spalmando di loro

sacralità e dolcezza ogni spazio esistenziale

 

possibile…

 

Diciotto (paura)

Mi risuonano spesso nella mente e nel cuore le vibranti

parole di papa Wojtyla: Non abbiate paura! Aprite,

anzi spalancate le porte a Cristo! Le trovo grandiose,

non solo per i cristiani, ma per tutti gli uomini:

in quel Cristo io vedo i valori etici, in quel Cristo

io vedo tutte le religioni del mondo, in quel Cristo

io vedo tutti i progetti che hanno come soggetto l’uomo

e la sua dignità. Forti e accorate parole che rappresentano

un invito rivolto a tutti gli uomini di buona volontà,

a quelli che privilegiano l’essere e non l’avere,

a quelli che rispettano la propria dignità e quella degli altri,

a quelli che non si lasciano condizionare e travolgere

da modelli globalizzanti e fuorvianti. E’ un invito rivolto

agli uomini perché si sforzino a privilegiare e valorizzare

della vita le cose che la rendono “interessante”,

soprattutto il bello, il vero, il giusto e la conoscenza…

Auguri a tutti i papà……

 

Diciannove (olocausto)

La paura si lega all’olocausto e rinvia ad un famoso brano:

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento,

perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei,

e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero

a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano

fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi

niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero

a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare“.

 

Prima vennero… fu in origine un sermone del pastore

Martin Niemoller (1892-1984) sull’inattività degli intellettuali

tedeschi, in seguito all’ascesa al potere dei nazisti e delle purghe

dei loro obiettivi scelti, gruppo dopo gruppo. La poesia è ben

conosciuta e frequentemente citata, ed è un modello popolare

per descrivere i pericoli dell’apatia politica, e come essa alle volte

inizi con un odio teso ad impaurire obiettivi e di come alle volte

vada fuori controllo. I versi originari di Niemöller recitano:

“Quando i nazisti presero i comunisti,/ io non dissi nulla/ perché

non ero comunista./ Quando rinchiusero i socialdemocratici/ io

non dissi nulla/ perché non ero socialdemocratico./ Quando presero

i sindacalisti,/ io non dissi nulla/ perché non ero sindacalista./ Poi

presero gli ebrei,/ e io non dissi nulla/ perché non ero ebreo./ Poi

vennero a prendere me./ E non era rimasto più nessuno che potesse

dire qualcosa. Nei paesi di lingua spagnola la poesia -già propagandata

ampiamente da attivisti sociali negli Stati Uniti almeno dagli anni ’60

in sostegno dei diritti civili e in opposizione alla Guerra del Vietnam-

è stata spesso erroneamente attribuita a Bertolt Brecht sin dagli anni ’70,

benché non esista evidenza alcuna che il drammaturgo tedesco

abbia mai, nemmeno in forma variata, pubblicato o recitato tali versi…

 

Venti (carenza)

Ciò che manca proprio ai politici nostrani,

insieme a tante altre cose, è soprattutto

la capacità di programmare il futuro

e di stilare progetti con gli algoritmi giusti

e l’individuazione esatta dei bisogni,

degli obiettivi da raggiungere, delle risorse

reali e potenziali del territorio. E con la ricerca

e la selezione più accurata dei mezzi,

per realizzare opere, ispirate solo a criteri

meritocratici e di efficienza, e non a gestione

clientelare. Purtroppo non c’è proprio l’abitudine

a lavorare puliti, per progetti e interesse collettivo.

 

Ventuno (preghiera)

Non sempre la fede religiosa e quella laica seguono le vie tradizionali e codificate, diventano spesso una ricerca personale tra sensibilità umana e desiderio/bisogno di guida divina. Con l’uso degli strumenti di comunicazione più versati a creare atmosfera e tensione emotiva (come la musica, il canto e la poesia) e cercare di penetrare l’indecifrabile mistero di Dio. Quelle che seguono sono due preghiere laiche, in versi ed apprezzate da molti (Se di Kipling e Credo di Frankie Laine), che esaltano la bellezza, della libertà, della fratellanza umana e dell’universo, e la magnificenza del suo creatore:

Se riesci a tenere la testa a posto quando tutti intorno a te / l’hanno persa e danno la colpa a te, / se puoi avere fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te, / ma prendi in considerazione anche i loro dubbi. / Se sai aspettare senza stancarti dell’attesa, / o essendo calunniato, non ricambiare con calunnie, / o essendo odiato, non dare spazio all’odio, / senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo da saggio. / Se puoi sognare, senza fare dei sogni i tuoi padroni; / se puoi pensare, senza fare dei pensieri il tuo scopo, / se sai incontrarti con il Successo e la Sconfitta / e trattare questi due impostori allo stesso modo. / Se riesci a sopportare di sentire la verità che hai detto / Distorta da imbroglioni che ne fanno una trappola per gli ingenui, / o guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte, / e piegarti a ricostruirle con strumenti usurati. / Se puoi fare un solo mucchio di tutte le tue fortune / e rischiarlo in un unico lancio di una monetina, / e perdere, e ricominciare daccapo / senza mai fiatare una parola sulla tua perdita. / Se sai costringere il tuo cuore, nervi, e polsi / a sorreggerti anche quando sono esausti, / e così resistere quando in te non c’è più nulla / tranne la Volontà che dice loro: “Resistete!” / Se riesci a parlare alle folle e conservare la tua virtù, / o passeggiare con i Re, senza perdere il contatto con la gente comune, / se non possono ferirti né i nemici né gli amici affettuosi, / se per te ogni persona conta, ma nessuno troppo. / Se riesci a riempire ogni inesorabile minuto / dando valore a ognuno dei sessanta secondi, / tua è la Terra e tutto ciò che contiene, / e – cosa più importante – sarai un Uomo, figlio mio!

Io credo / che per ogni goccia di pioggia che cade, / un fiore cresca. / Io credo / che in qualche luogo della notte più nera, / una fiaccola brilli. / Io credo / che per colui che si é traviato, / qualcuno verrà a mostrargli la via. / Io credo / che al di sopra della tempesta, / la più breve preghiera sarà / ancora udita. / Io credo / che Qualcuno, nell’universo, / oda ogni parola. / Ogni qualvolta odo / un neonato piangere/ o tocco una foglia / o vedo il cielo, / allora so perché / io credo.”

Ventidue (miscello)

Noi Crotonesi certamente, con il dna che ci ritroviamo,

non possiamo essere gli eredi di Pitagora, come spesso

con orgoglio deformato e ipocritamente diciamo di esserlo.

Troppa è la distanza tra il modello della Scuola pitagorica,

da civiltà avanzata, e i nostri comportamenti da primitivi…

 

Il nostro modo di vivere ci fa essere verosimilmente invece

più eredi dei sofisti e di Miskellos da Rhypes, l’ecista gibboso

e deforme, nell’aspetto e nell’anima, fondatore della città,

litigioso a tal punto che il suo nome oggi ancora indica cittadini

poco affidabili (i “mischellusi”), di cui è piena la Crotone moderna.

 

Quel Miskellos, che tra l’altro cercò inizialmente di non adempiere

al compito affidatogli, rampognato più volte a Delfi da Apollo:

Miscello, tu il cui dorso avrebbe bisogno di essere raddrizzato,

procura almeno di mostrare che hai diritto lo spirito; cessa

di correre lamentosamente cercando altra cosa da quella che

 

gli Dei ti destinano, e gradisci di buon cuore il dono che ti è fatto…

 

Ventitre (degrado)

Ignota e impossibile da applicare fra i Crotonesi di oggi la massima pitagorica, inserita sul frontone della Scuola, della quale racchiude con efficacia l’impostazione e la filosofia di vita: “Chi non sa quel che deve sapere, è un bruto fra i bruti; chi non sa più di quel che deve sapere, è uomo fra i bruti; ma chi sa tutto ciò che deve sapere, è un Dio fra gli uomini”…

E’ di una sorprendente attualità il giudizio espresso da Norman Douglas in Old Calabria, sugli abitanti della città di Pitagora: Signori, disse il Pastore, se avete mire di commerci, dovete andare da un’altra parte; ma se appartenete all’ammirata categoria di uomini che possiedono le doti corroboranti di mentire e ingannare, siete sul cammino diritto degli affari. Poiché in questa città non fiorisce alcuna cultura, l’eloquenza non trova posto qui, e neppure la moderazione, le buone maniere o qualsiasi virtù hanno ricompensa, è certo che troverete solo due tipi di uomini, e costoro sono gli ingannati e gli ingannatori

Anche Gissing, nel libro Sulle rive dello Ionio, non è tenero con i crotonesi, sostanzialmente ricalca lo stesso giudizio negativo di Douglas.

Oggi, come appare a qualsiasi osservatore, non si notano sostanziali diversità…

 

Ventiquattro (furca)

La ipsilon è simbolo ed emblema dell’etica pitagorica, definita furca pythagorica, con significato esoterico ed iniziatico. Sintesi di perfezione:

– il tronco (1) rappresenta l’età infantile, priva ancora di strumenti critici per discernere tra bene e male, tra vizio e virtù;

 

         

 

– la biforcazione (2) indica il momento del passaggio dall’età infantile a quella adulta, lo spartiacque tra la dipendenza dai genitori e dalla scuola, preposti a indicare ai ragazzi la strada da seguire e a fornire loro gli strumenti da utilizzare: la curiosità per conoscere la realtà e le capacità critiche per capirla e decodificarla in libertà; e l’autonomia degli adulti, tesi a rafforzare in autonomia e sviluppare tali strumenti (con la coscienza che non si finisce mai di imparare e che ogni obiettivo raggiunto è solo una fase nel lungo viaggio delle scelte, che la vita impone, e nel percorso della ricerca del vero, del bello e del giusto);

– i bracci rappresentano gli oggetti delle nostre scelte: quello destro (3) della virtù, del bene e della salvezza o della sapienza divina; quello sinistro (4) del vizio, del male e della decadenza o della sapienza terrena. La vita è composta simbolicamente di avanzamenti e/o arretramenti sui due bracci, ricordando l’aurea indicazione del Maestro che in ogni cosa il meglio è la misura.

I numeri tra parentesi compongono la formula magica della tetraktis, che rende sacra la lettera Y. Il braccio destro è più lungo di quello sinistro, per indicare le maggiori difficoltà del percorso positivo.

Possibile che a Crotone, dove fiorì la scuola pitagorica, non si sono mai trovati i segni di questi due simboli, per loro importanti? E anche i resti di un teatro?

 

Venticinque (agorà)

La Scuola pitagorica era una vera palestra votata ad estirpare la malattia dal corpo e l’ignoranza dall’anima, anticipando i tempi e gli stili di vita del ginnasio greco. Ginnastica per il corpo e musica per l’anima, ma anche agorà, come nei versi del poeta, in continuità con i tempi moderni: non solo centro di benessere e cosmesi / cerette unghie massaggi e sopracciglie / ma soprattutto oasi e sosta / nel turbinio della vita di oggi / moderna palestra di bellezza dove mani esperte / aggrediscono i complessi del corpo e dello spirito / col dosaggio di sorrisi fiducia e beltà / magiche atmosfere e soffuse colonne sonore / per variegate e diverse sensibilità / piccola agorà di conversazioni severe / infarinate spesso di gossip o ironie leggere / con daniela timoniera e guida rassicurante / dal piglio fermo equilibrio e saggezza / presso il luogo magico e sacro / in continuità con i tempi magnogreci / a ridosso delle pietre silenti / da duemilacinquecento anni / sepolti ai piedi di moderne costruzioni / di fronte all’agip e al magistrale / tra piazza corrado e via xxv aprile / la vivacità dello stadio o del farmer market / di ioppoli e delle nuove palestre commerciali / proprio in pieno centro l’ombelico della città, / nel vasto parco sempre sporco e abbandonato / avvolto da brusii e voci di un mondo antico / attorno l’immensa statua di apollo / protettore della bellezza della medicina / e delle arti, insieme alla musica e ai commerci / anche oggi indicando la magica porta becos / par sentire teano e pitagora rivolti / ad alia arginote e biscala / kοιτάξτε, οι κόρες αγαπητέ, eυτυχώς, / εξακολουθεί να υπάρχει ομορφιά και αγωρα… / δεν θα είναι δύσκολο να βρεθεί στο zεύξις εδώ / πέντε μοντέλα για την όμορφη eλενα… / guardate, care figlie, qui è ancora / per fortuna agorà e bellezza… / non sarà arduo qui a zeusi trovare / cinque modelle per la bella elena…

 

Il Farmer market, che ogni domenica si svolge sotto casa, è forse la più interes-sante trovata commerciale di quest’ultimi anni, perché finalizzata a far incontrare, con soddisfazione reciproca, i produttori agricoli, che possono vendere diretta-mente e senza intermediari i loro prodotti con margini di guadagno soddisfacenti e i consumatori, che risparmiano ed hanno la possibilità di fornirsi di merce più genuina. Curiosamente il mercatino si svolge esattamente laddove duemila-cinquecento anni fa sorgeva l’agorà della città greca, e come quella svolge non solo un ruolo commerciale ma anche di aggregazione sociale e culturale.

Ogni domenica è qui che si incontrano i crotonesi, ogni domenica è qui che si chiacchiera tra un acquisto e l’altro, è qui che si discute di tutto, è qui che c’è musica, si svolgono spettacoli folkloristici, è qui che ci sono assaggi di primizie e di nuove offerte. Ogni domenica è qui che fa dire al poeta che dalle pietre ormai silenti, sepolti ai piedi della cooperativa uranio, si espandono i brusii e le voci di un mondo antico, nella vasta piazza attorno l’immensa statua di Apollo, protettore dei commerci e degli affari, in pieno centro l’ombelico della città, oggi, di fronte all’agip e al magistrale, dinnanzi alla vivacità domenicale del farmer market, par sentire Pitagora a Milone κοίτα, αγαπητέ φίλε, είναι ακόμα agora… guarda, caro amico, è ancora agora…

 

Ventisei (caos)

Si, è vero.

Non è possibile organizzare

e tenere tutto sotto controllo,

ma cercare di trarre

un po’ di ordine dal caos imperante,

credo che sia cosa giusta e necessaria…

 

Come dare un senso alla vita,

un percorso ai piedi e alla mente,

un’educazione alle idee

e ai comportamenti, ricercare

il dialogo e la condivisione

per crescere insieme agli altri.

 

Ventisette (Uccialì)

La “Gazzetta del Mezzogiorno” del 25 Marzo 2021 riporta un articolo della giornalista Linda Cappello, dal titolo scioccante: “Racale, Mauro fu rapito e venduto, ora è sceicco negli Emirati. Le ricerche dell’avvocato La Scala fanno emergere una foto trovata sul web”.

“So benissimo come sono andate le cose e conosco la persona che quel giorno ha portato via il tuo bambino”. È questo uno dei passaggi cruciali della lettera che Angelo Salvatore Vacca, detenuto nel carcere di Oristano, ha inviato alla madre di Mauro Romano, il bambino di Racale di cui non si hanno più notizie dal 21 giugno del lontano 1977. La missiva è contenuta nel carteggio allegato agli atti dell’inchiesta, ormai conclusa, nei confronti di Vittorio Romanelli, il barbiere di Racale che nei mesi scorsi ha ricevuto un avviso di conclusione delle indagini preliminari con l’accusa di sequestro di persona. E intanto oggi spunta anche la foto di uno sceicco con una cicatrice sulla mano destra: la prova, secondo la famiglia Romano, che potrebbe trattarsi proprio di Mauro. Ma andiamo con ordine…

Per i calabresi scatta automatico il collegamento con la nota figura di Giovanni Dionigigi Galeni, che nell’aprile del 1523 viene catturato (insieme ad altri) da pirati saraceni e venduto. A seguito di diversi eventi (compresa la conversione all’Islam), il giovane diventa un personaggio famoso e importante: grande pirata; grande stratega navale; Governatore di Tripoli, Tunisi ed Algeri; Comandante supremo della flotta turca al rientro dalla battaglia di Lepanto, avvenuta nell’ottobre del 1571, dove fu l’unico (con poche imbarcazioni al suo comando) a sopravvivere a quella battaglia… Il suo nome si tramutò in Uluch-Alì (rinnegato) presso gli ottomani e trascritto per i cristiani in Uccialì o Occhialì.

Uccialì morì all’età di 68 anni e le sue ossa si trovano all’interno della moschea di Kali’ Alì Pasà a Istanbul, da lui stesso voluta e commissionata.Nel 1961 gli Enti provinciali per il Turismo della Calabria fecero omaggio a Le Castella di un busto di bronzo di Uccialì, collocato il 23 aprile del 1989 sul piazzale antistante il Castello Aragonese.

 

Ventotto (Elaborazioni)

Elaborare un lutto è una delle esperienze

più tremende della vita, difficilmente

mitigato dalla fede, dagli amici, dai familiari.

Forse solo il tempo riesce in qualche modo

a lenire il dolore e a dargli qualche senso …

 

Importante però è presentarsi all’Eterno

nelle condizioni migliori, con la coscienza

di una vita “veramente” vissuta e in eredità

lasciare (a figli, amici e conoscenti) pulito,

un nome e un cognome, e onesto…

 

Importante ancora è elaborare giorno per giorno

progetti e algoritmi che servono a costruire

in positivo; che possano lasciare, anche piccolo,

un segno; che possano stimolare condivisioni;

che possano aiutare a crescere in cultura e civiltà…

 

Ma importante è sempre sforzarsi di selezionare,

sul navigatore della vita, il non facile percorso

del giusto, del vero e del bene; correggendo

al bisogno errori di marcia, rallentando sui tratti

dissestati e sostando per i giusti riposi riflessivi…

 

Ventinove (Fede)

Per il secondo anno consecutivo viviamo la settimana santa in pieno caos pandemico da virus covid. Le restrizioni precauzionali (zona rossa, mascherina, distanziamento…) ci impediscono di partecipare ai riti tradizionali, ma non la libertà di riflettere, anche sulla fede, il bisogno di spiritualità e sulle fragilità umane molto evidenti in tale situazione difficile…

La fede (per essere vera e profonda) non deve essere mai vissuta solo come esperienza individuale, ma trasformata in comportamenti di apertura verso gli altri. Forse nelle piccole comunità, come le nostre italiane, dove tutti si conoscono e si frequentano, questa operazione è più semplice: la fede può offrire ogni giorno il collante e l’energia per sostenere la ricerca del bello collettivo, del vero condiviso, del bene di tutti e del giusto solidale. A questi obiettivi sono chiamati tutti, anche quelli guidati da fede laica e da comuni valori esistenziali, per poter veramente creare quotidianamente un ambiente di condivisione, di ordine, di difesa della legalità, di solidarietà di amicizia…

Intanto un sacerdote mi ha messo in forte agitazione, quando un giorno mi ha confessato un suo atroce dubbio: Non so se esiste un aldilà -mi ha detto- ma se esiste, ho la sensazione che sia una continuazione di quanto si crea sulla Terra, quasi una copia di quanto succede sul nostro pianeta…

No, -ho gridato- non è possibile che non ci sia neppure in questo compensazione e giustizia; non è giusto per quei pochi che, o per convinzione o per timore o per predisposizione oppure per fede ed altro, hanno cercato nella storia dell’umanità di vivere rettamente, nell’ossequio delle regole, nell’osservanza dei diritti e dei doveri, nel rispetto della dignità degli altri…

Nel mentre reagivo infuriato, immaginavo già le scene surreali davanti al grande portone dell’altro mondo: un san Pietro, che chiede ai buoni: Cosa avete fatto sulla Terra? Avete ucciso, avete rubato, avete ingannato, avete accumulato beni e denaro?… E di rimando i poveri cristi: No, ci siamo sforzati, nonostante le nostre debolezze, di evitare di fare tutto ciò che avete detto; ci siamo sforzati insomma di migliorare, di aiutare gli altri, di non far male a nessuno; abbiamo cercato di seguire spesso con difficoltà i Comandamenti che nella Bibbia è detto Dio diede a Mosè… Forte la sentenza di san Pietro: Cretini e sciocchi! Veramente voi avete cercato di soffocare i vostri istinti, avete sacrificato successo e fama, avete rifiutato il sottile piacere e l’ebbrezza che dà il potere? No, non è possibile! Mi dispiace, voi meritate la dannazione eterna; voi siete condannati a vivere per l’eternità in questo stato, esattamente nella condizione in cui avete lasciato il vostro pianeta e sarete inseriti nella stessa comunità di provenienza, che è stata ripristinata qui nel Cielo.

Anche Nietzsche stimola all’agitazione le persone timorate, allorquando dice, trattando della teoria dell’Eterno Ritorno, che la vita che viviamo dovremmo riviverla tale e quale per l’eternità

 

Trenta (Spiritualità 1)

Nei luoghi dominati da vera e profonda spiritualità, sembra sciogliersi ogni contrasto di tipo dottrinale, è facile trovare sintesi e risposte, è facile finanche trovare soluzioni accettabili sia ai dogmatici che ai liberi pensatori, attraverso le sagge summe di tutti i tempi contenute nei testi fondamentali prodotti dall’intelligenza umana come la Bibbia, il Corano, il pensiero filosofico greco. Il tutto sfrondato dalle polemiche e dai misteri, che da sempre accompagnano l’organizzazione la dottrina e la vita della chiesa: i dogmi conciliari, i vangeli apocrifi, la profezia di Malachia, la teoria della presenza ciclica di Dio sulla terra per correggerne la rotta deviata dal libero arbitrio (con Fatima in particolare quest’ultima teoria ha un legame inscindibile). Una teoria secondo la quale il mondo viene periodicamente visitato la Dio, che si fa uomo per contattare sulla terra i prescelti, a cui viene affidato il compito di intervenire nella storia dell’umanità per provocare cambiamenti e conversione; visite che avvengono ogni 610 anni e tra i prescelti sono da ricordare Abramo nel 1860 a.C., poi Mosè 610 anni dopo, quindi Buddha, Gesù, Maometto… e l’ultima la più recente a noi Fatima.

Teoria strana? A prima vista sembrerebbe di sì. Ingabbiate da schemi mentali rigidi e da pregiudizi dogmatici le nostre menti non riescono a liberarsi da verità preconfezionate e procedere a ricerche libere, anche se sofferte. Ma forse 610 anni rappresentano un periodo troppo lungo perché l’Umanità possa evitare di ricadere nell’errore e nel peccato, e dinnanzi al degrado morale dei nostri tempi, per dare una qualche spiegazione razionale, alle mie nipotine uso raccontare la storia che segue nel giorno successivo…

 

Trentuno (Spiritualità 2)

<Quando Dio creò l’uomo e la donna, volle aggiungere qualcosa di più e di speciale. Diede loro innanzitutto la posizione eretta, differenziandoli da tutti gli altri animali. Poi aggiunse alla sensibilità e all’istinto, comuni a tutti gli esseri del mondo vegetale e animale, alcuni doni sorprendenti unici e di eccezionale valore, che il Sommo custodiva come un tesoro in sicure caverne, all’interno delle catene montuose più alte della Terra nella zona detta Himalaya, e negli abissi più profondi del mare nei pressi della fossa delle Marianne.

E lo fece in modo solenne. Infatti li chiamò nella sua reggia e con voce austera disse loro: “Oggi è un giorno importante per l’Universo, perché vi voglio plasmare a mia somiglianza e darvi ciò che dall’eternità viene custodito con rispetto segretezza e gelosia. Da oggi trasferisco in voi la coscienza del bene e del male, invitandovi a conservarla con cura nella parte più intima del vostro essere, a farla crescere e trasmetterla ai vostri eredi come perla sacra unica e preziosa. Essa merita di essere custodita in un tempio grandissimo e luminoso, che ogni essere umano deve costruire, come un perfetto e bravo muratore, nell’arco della vita assegnatagli dal destino. Per far questo vi affido in dono anche gli strumenti necessari, da trasmettere pure questi a tutti gli eredi nel momento della loro nascita. Innanzitutto il progetto, stilato con caratteri aurei su un foglio divino, che vi servirà da guida continua. Poi gli strumenti necessari per realizzare e dare concretezza al progetto: l’intelligenza, il cuore e il libero arbitrio. Il primo strumento vi servirà a comprendere e valutare la realtà che vi circonda, il secondo a rapportarvi e a modificarla con amore e altruismo, il terzo a farlo in piena libertà, senza condizionamenti esterni alla vostra coscienza. La ricompensa sarà la gioia della realizzazione del progetto divino, la punizione sarà l’abbrutimento e la coscienza di questa degradante condizione.Però non vi lascerò da soli.Di tanto in tanto, quando ne avrete effettivamente bisogno, manderò tra di voi messaggeri per richiamarvi all’impegno e alla responsabilità…”

Detto questo, Dio scomparve fra gli abissi dell’Universo, mentre l’uomo e la donna si ritrovarono su un pianeta, che i loro discendenti chiameranno Terra, in un ambiente da vivere e da costruire, soli davanti alla loro coscienza…

Passarono secoli, trascorsero millenni, tutte le parti della Terra intanto si erano popolate. Gli eredi di quel primo uomo e di quella prima donna riuscirono a dominare tutte le parti del globo e a domare tutti gli esseri presenti. Con intelligenza e con creatività, sfruttando tutte le risorse a loro disposizione. Ma non sempre con amore e altruismo, spesso con odio e prepotenza, con cattiveria e volontà di far male. Mentre una piccola minoranza utilizzava gli strumenti per costruire ricercare e inventare cose utili per migliorare le condizioni di vita, la maggioranza degli uomini li usava per seminare zizzania e odio, per inventare guerre e costruire macchine di distruzione. Dio, come aveva promesso, di tanto in tanto inviava sulla Terra esseri speciali per invitare gli uomini a ricordare sia il patto iniziale che la loro natura e a recuperare il valore del progetto da realizzare.

Mandò Abramo, mandò Mosè, Pitagora, Buddha, Gesù, mandò Maometto, mandò Francesco di Assisi, Gandhi, Teresa di Calcutta… e tanti altri per aiutare gli uomini a ritrovare la via del bello, del vero e del giusto, ma con scarsi risultati.

Decise allora, nel 2010 del tempo terrestre, di convocare per la prima volta un Parlamento celeste straordinario per affrontare i punti nodali della vita sulla Terra: progetto iniziale, stato di realizzazione, rimodulazione del progetto o revoca definitiva. Alla sacra assisi parteciparono i pochi uomini e donne che con il loro esempio e il loro insegnamento avevano cercato di riportare effettivamente l’umanità sulla giusta strada, purtroppo non sempre con successo e fortuna, e tutti i messaggeri che Dio aveva inviato periodicamente sulla Terra per ricordare agli uomini la loro condizione di depositari di un progetto divino, soprattutto nei momenti di confusione di sbandamento di predominanza degli istinti sulla ragione e sulla parte divina…

Dio, illustrate brevemente le caratteristiche e le modalità del progetto iniziale affidato al primo uomo e alla prima donna, constatato che solamente una piccolissima percentuale degli uomini, che si erano avvicendati sulla Terra per moltissime generazioni, aveva cercato di contribuire a rendere più accettabile la qualità della vita, si soffermò sulle tristi condizioni attuali del pianeta, sfruttato e inquinato oltre ogni ragionevole misura e avviato verso una sicura catastrofe…

Di seguito diede la parola a tutti i presenti, ai quali chiese lumi sui mancati percorsi umani e sul da farsi. Tutti i partecipanti intervennero, gli uomini con voce tremante per raccontare i loro percorsi e i tentativi di coinvolgere il prossimo vicino, i messaggeri per illustrare le loro strategie per richiamare l’umanità a forme più elevate di responsabilità…

Abramo disse con voce commossa: “Ho cercato di rendere testimonianza della sacra alleanza fra gli uomini e Te, che sei l’Altissimo, sacrificando anche gli affetti fami-liari più diretti, ma inutilmente, gli uomini non riuscivano a trovare la giusta via…”

Pitagora parlò del suo insegnamento, del suo invito a usare la moderazione in tutti i campi dell’attività umana e dei tentativi di realizzare quanto stava scritto sul frontone della Scuola attiva in Crotone: chi non sa quel che deve sapere, è un bruto fra i bruti; chi non sa più di quel che deve sapere, è uomo fra i bruti; ma chi sa tutto ciò che deve sapere, è un Dio fra gli uomini, ma inutilmente, gli uomini non riuscivano a trovare la giusta via…

Cristo evidenziò quanto la sua vita e il suo insegnamento, finalizzati al riscatto della condizione umana e portati alle estreme conseguenze di una morte ingiusta, seppur seguita dalla resurrezione per dare esempio e testimonianza di possibili cambiamenti, non sortirono, se non in minima parte, le profonde trasformazioni previste,tutto inutilmente,gli uomini non riuscivano a trovare la giusta via…

Francesco e Gandhi parlarono della loro esperienza e dei tentativi di dare fattiva testimonianza, predicando il primo la povertà e l’umiltà, il secondo il dialogo della non-violenza la tolleranza l’uguaglianza e la libertà, ma inutilmente, gli uomini non riuscivano a trovare la giusta via…

Maometto parlò del suo tentativo di dare unità ad esigenze spirituali e materiali a popoli con culture e tradizioni diverse, ma inutilmente, gli uomini non riuscivano a trovare la giusta via…

Madre Teresa di Calcutta parlò della sua vita messa al servizio degli ultimi per dare concreta testimonianza di come si realizza il progetto divino, ma inutilmente, gli uomini non riuscivano a trovare la giusta via…

Insomma tutti intervennero per spiegare il fallimento della loro missione, alcuni giustificando l’impossibilità di realizzare il progetto superiore alle capacità umane,altri evidenziando la mancanza negli uomini dell’umiltà, la sola dote che può fare crescere e migliorare…

L’Altissimo seguì con interesse tutti gli interventi. Con severità quelli che descrivevano lo sfacelo, con sornione compiacimento chi tentava di difendere la condizione umana, e dopo una lunga pausa prese la parola per le conclusioni e il giudizio finale: “Ringrazio tutti voi sia per gli interventi che per la vostra attività a favore dell’uomo, ma risulta evidente che gli esseri umani non sono riusciti nel corso della loro storia a utilizzare i doni concessi nel migliore dei modi, la tentazione di ritirarli subito è forte, ma per il rispetto che porto a voi qui presenti e a quella minoranza che li ha usati bene e ha cercato di realizzare un progetto dignitoso, voglio dare ancora una possibilità, ma sarà proprio l’ultima. D’ora in poi, alla fine di ogni secolo terrestre procederò a verifica e valutazione dei comportamenti degli uomini e in caso di giudizio negativo comincerò a ritirare gradualmente quanto concesso forse con eccessiva magnanimità, un dono alla volta ogni cento anni, incominciando senz’altro dal libero arbitrio. Poi ritirerò il cuore e i sentimenti, l’intelligenza, il progetto e infine la coscienza, lasciando loro solo l’istinto animalesco che hanno sempre utilizzato a piene mani…”

Detto questo il Perfettissimo continuò a muoversi negli universi per continuare la creazione di nuovi mondi e rendere perfetti quelli già creati…>