2) Con speranza, ogni anno s’avanza

 

Il secondo mese: Febbraio 2021

– quasi un diario tra riflessioni, cronaca e storia –

 

Uno

Le cause dei degradi, dei disagi e delle derive moderne, soprattutto in ambienti “provinciali” e “chiusi” come i nostri meridionali, sono diverse e variegate, e vanno da quelle legate alla condizione socio-economica e alla particolare storia politico-istituzionale, ad altre che evidenziano l’assenza assoluta di progetti politico-sociali sia per il presente che per il futuro, il totale fallimento delle agenzie educative (famiglia, scuola, chiesa), la presenza assillante di una mentalità delinquenziale e mafiosa a tutti i livelli, che “blocca” e comprime anche le migliori energie presenti e favorisce paradossali e involontari atteggiamenti e situazioni di “connivenza fra carnefici e vittime, sequestratori e ostaggi”. Spezzare questo circolo vizioso non è facile e non è legato purtroppo alle “singole buone volontà” presenti sul territorio…

 

Creare le condizioni per l’affermazione di nuovi modelli positivi, richiede innanzitutto una presa di coscienza da parte di chi gestisce “il potere di cambiamento”, seguita da una progettazione seria e coinvolgente, che affermi innanzitutto la volontà di cambiare effettivamente le cose…

Fino a quando, per esempio, la Scuola non s’impegnerà a costruire vere “personalità critiche” o ad attivare progetti concreti di legalità, di rispetto delle regole e di riconoscimento dei meriti, non sarà possibile trasformare gli attuali modelli socio-culturali di clientelismo diffuso e capillare in modelli di partecipazione e cittadinanza attiva…

Fino a quando, altro esempio, la Chiesa non condividerà appieno il progetto solidaristico e tollerante di papa Francesco, non sarà possibile formare una mentalità aperta e di condivisione, sia verso il fratello che verso il diverso, e rifondare comunità su veri principi e valori etici…

Fino a quando le Istituzioni pubbliche e politiche non assumeranno comporta-menti gestionali di servizio da prestare ai cittadini, e non contrasteranno tutte le piccole e grandi forme di corruzione, di malaffare e di interessi personali, non sarà possibile progettare un futuro degno e stimolare l’emergere da sane energie, oggi compresse e umiliate… (da “Le parole che contano”)

 

Due

Giusto è fare esperienza,

giusto seguire tante orme

e strade, soprattutto nel periodo

della formazione e dello studio…

Deve però arrivare sempre,

per una realizzazione piena,

il momento della selezione

e della scelta consapevole…

 

Tre

Non è facile orientarsi tra le coordinate eccessivamente variabili (e a volte im-pazzite) della società moderna…Credo che, per tentare di capire i difficili momen-ti che viviamo, bisogna affidarsi alla storicizzazione che ne fanno i saggi, capaci di dare alcuni chiarimenti di base (mai gli storici, spesso di parte o asserviti):

– Nell’ultimo secolo l’accelerato progresso tecnologico ha fatto fare all’Umanità lunghi balzi in avanti, in termini di benessere materiale e tenore di vita; purtroppo il suo uso indiscriminato ha creato guasti irreparabili all’ambiente, con le conseguenze estreme, in cui siamo costretti a vivere….

– Tale progresso ha indirizzato l’Umanità verso modelli socio-economici che privilegiano nella formazione dell’uomo gli aspetti consumistici, inducendo e stimolando nuovi e facili bisogni (non necessari nè naturali), l’esaltazione materialistica della vita, la giustificazione macchiavellica di ogni azione, l’individualismo e l’interesse sfrenato…

– In queste condizioni e in tali contesti, formare l’uomo e il cittadino diventa impossibile (ponendo in crisi tutti i sistemi educativi), in quanto si abbassa note-volmente l’asticella della cultura come strumento di civiltà e di crescita e quella dell’etica e del sacro come modo di vivere in pienezza e responsabilità. Si alza al massimo così la soglia dell’edonismo superficiale e liquido, che porta alla distru-zione dei pilastri di una convivenza condivisa e solidale. (Nelle realtà che arran-cano per mali endemici,come la nostra calabrese,la situazione è ancora più diffici-le, perchè impossibile raggiungere una normalità accettabile, dalla quale ripartire)

– In queste condizioni e in tali contesti, qualsiasi iniziativa geniale riduce il gap (da tempo dilatato) tra la coscienza consumistica e quella spirituale dell’uomo, costringendolo a fermarsi (almeno per un attimo) e riflettere sui propri condizio-namenti e schiavitù, facendolo anche arrossire (purtroppo solo per breve tempo)…

– In questa ottica si comprende meglio (e si rivaluta) la battuta che circola sempre fra gli anziani di ogni tempo: “si viveva meglio, quando si viveva peggio”…

 

Quattro

Draghi si, Draghi no, Conte si, Conte no, Salvini blabla,

Di Maio e Zingaretti blabla, Renzi e la Meloni blablabla

e ancora blabla; il povero Mattarella strattonato per ogni

dove. Non si risolvono le crisi con il teatrino continuo

dei nostri politici, non educati (ma proprio per niente),

come i loro elettori, a tre valori essenziali per costruire

sane e civili convivenze: l’identità nazionale, la sensibilità

sociale, il rapporto fiduciario con lo Stato e le diramazioni

burocratiche (il vero male delle nostre, pur sane, comunità).

 

 

Cinque

Per oggi è fissato il rituale d’insediamento

del Governo dei Pitagorici, la loggia più antica

di Crotone…. e come da diversi mesi, anche oggi

mi dispiace non poterci essere; da tempo ormai:

offeso dai soliti seminatori di zizzania, mai pentiti,

non più considerato da tanti fratelli plagiati e

isolato con bieco calcolo e cattiveria, ed infine

emarginato dall’ignoranza e ipocrisia……..

 

Per l’orgoglio dell’appartenenza, io intanto sono

ancora attivo nella più antica officina crotonese,

e al servizio dell’Istituzione con il solito spirito

di servizio… attestato con un rituale messaggio

di congratulazioni al nuovo maestro venerabile

e auguri di buon lavoro ai fratelli di buona volontà,

e con l’offerta della mia piena disponibilità….

 

A dare il mio modesto contributo a realizzare

progetti di vera utilità sociale, lasciando al tempo

il tempo di disvelare verità e rendere giustizia…

 

Sei

Figlio spontaneo della cultura e della bellezza,

ma allevato malformato e malridotto dalla politica

più retriva egoista e votata solo a mini interessi,

il nostro Bel Paese è nato su basi e con motivazioni

contrastanti e contraddittori: primo e grande come

Nazione, ultimo e patetico come Stato, tra le grandi

e civili comunità della Terra… Brame incontrollate

di potere e altre sfrenate avidità impediscono

di sanare il peccato originario e indirizzare ogni

percorso su sabbie mobili e disdicevoli compromessi.

 

Cosa e chi mai può cambiare tale difficile corso?

 

Sette

Non si valuta una persona da un incontro veloce,

da un episodio, da un errore, da un frammento

di vita, dai particolari. Il peso va calcolato sempre

sull’intero percorso, al lordo, e non estrapolando

tare, sbandamenti e deviazioni…. e tante domande.

 

Perchè non sempre è l’amore a dare più felicità

dell’amicizia? Perchè non sempre è la logica e

il buon senso a guidare l’uomo? Perchè mai

la giusta via è visibile agli uomini, costretti a un

ritraccio continuo, quasi una pena da scontare?

 

Comunque cercare la compagnia dei migliori è

garanzia di crescita, maturità e saggezza, ma

di quelli veri non di quelli che sembrano… Solo

loro possono accendere passione e curiosità. Loro

da tempo hanno ammainato la bandiera dell’invidia.

 

Otto

In certi momenti della storia dell’uomo,

sembra che ci sia un collettivo suicidio intellettivo,

che porta il genere umano all’abbrutimento,

a ridurre la qualità della vita a semplice sopravvivenza

istintuale, a rinnegare la sua vera condizione,

aggrappandosi a tutto ciò che è materiale,

che dà superficiali sensazioni di piacere…

 

E’ proprio in questi momenti che è necessario

far recuperare, da parte dei pochi

che per fortuna in ogni epoca ci sono sempre,

i modelli di vita e di pensiero delle generazioni

più illuminate della storia umana e di quei singoli

che hanno dato al genere umano dignità e valore,

da Pitagora ai giorni nostri…e dare forza e attualità

a quanto affermava il grande Einstein:

gli ideali che hanno illuminato il mio cammino

sono stati la verità, la bontà e la bellezza;

gli oggetti comuni degli sforzi umani, proprietà successo

pubblico lusso, mi sono sempre sembrati spregevoli…

 

Nove

Amava dire nelle giuste occasioni a discenti attenti e politici distratti, l’ultimo grande Maestro di vita,onore grande per la nostra città:sforzatevi di essere sempre coerenti, corretti, liberi e di buoni costumi; accettate solo i piccoli compromessi che non ledono la dignità e il decoro;non piegatevi mai alle logiche degli inte-ressi personali e di gruppo; operate sempre con spirito di servizio, abbiate solo l’ambizione della conoscenza, attutita se possibile quella del potere; non perdete il senso del sacro e del divino, e del rispetto da rendere ai ruoli e agli anziani..

Ho impiegato sessant’anni per capire ed avere piena coscienza di quelle parole.

Diceva ancora, accorato e convinto, in superbe lezioni su Dante e Campanella, modelli da seguire -e di ciò era convinto- da maestro impagabile e rara guida morale, per volare alto e guardare lontano: cercate tutti di trarre da ogni sconfitta vere e durature lezioni di crescita; create le condizioni che ogni “rinascita” possa aggiungere nuove e fresche risorse ai vostri percorsi individuali e collettivi; inseguite occasioni di dialogo con i giusti codici e la gioia della condivisione, quando è possibile, e dello stare insieme,di crescita traete motivi; sforzatevi di riconoscere dai comportamenti sia i veri uomini che gli impostori e gli ipocriti…

Ho impiegato sessant’anni per capire ed avere piena coscienza di quelle parole.

Ammoniva e rammentava sempre a conclusione, con amarezza sicuramente e delusione profonda: ricordate però che altissimo è il prezzo da pagare (soprattutto nei contesti sociali come i nostri, dove la civiltà relazionale è molto bassa), per chi è scrupoloso nel rispetto delle regole e dei contratti (i groziani pacta sunt servanda), e per chi sceglie di vivere nel culto della scelta e della libertà piena, di coscienza e di giudizio, autonoma da ogni potere e condizionamento (quella della verità, la sola schiavitù ammissibile); elevato il conto da saldare: la solitudine umana, l’isolamento sociale e la persecuzione dei potenti di turno, sospettosi sempre di chi non piega il capo”.

Ho impiegato sessant’anni per capire ed avere piena coscienza di quelle parole.

Come anche il senso di una battuta, che mia nonna, in tarda età, ripeteva spesso quasi con vergogna, disagio e pudore… a vecchiaia è ‘na brutta carogna!

Dieci

Manca a noi italiani la capacità e la dote di pensare pulito,

di esprimere esattamente quel che si pensa, operare

in base a quello che si pensa e si dice. Meno ipocrisia

porterebbe ad un livello di civiltà superiore; difficilmente

si potrebbero fare sempre gli interessi personali, allorquando

si predica di fare quelli generali. Purtroppo per genetica,

tradizione ed errata educazione per gli italici è complicato

e quasi impossibile. Purtroppo, mettere in contatto diretto

la bocca, la mente e il cuore e usarli insieme in ogni momento…

 

Undici

S’intravede, nel degrado generale, per fortuna

un piccolo raggio di sole. Negli ultimi tempi

mi sembra di cogliere piccoli e timidi segnali

di “cambiamento”, di una forma di inversione

di tendenza, attraverso l’utilizzo, in musica

e in politica, di vocaboli che sembravano ormai

sepolti definitivamente o caduti in oblio,

quali “rinascimento”, valori, ideali.

 

Dopo la sbornia tecnologica e la grande crisi economica

che ha investito tutti gli stati del mondo occidentale,

si sente il bisogno di recuperare alcune di quelle “certezze”

e qualche valore, che erano stati spazzati via dalla contestazione

del 1968 e che davano al sistema tranquillità e offrivano

ai singoli un modello di vita meno angosciante e meno accelerato.

 

Recuperare il senso sacrale delle cose, degli oggetti, delle persone,

di tutto ciò che vive in natura, che è rispetto e considerazione

innanzitutto per le persone, rispetto per tutto ciò che ci circonda,

rispetto per gli alimenti e gli oggetti che ogni giorno utilizziamo;

è atteggiamento nuovo da assumere nella comunità in cui si vive,

dopo aver “tagliato il cordone ombelicale”, cadosh in senso

biblico, con i nostri istinti, con i limiti, con i condizionamenti,

con le “catene” che ci impediscono di volare…

 

Non è che la paventata fine del mondo, imputata alle previsioni

dei Maya e prevista per la fine del 2012, non corrisponda ad altro

che alla fine di un ciclo, di un modello, ed all’inizio di un nuovo

“rinascimento”, di una riscoperta e di un convinto recupero di ciò

che di buono i nostri antenati hanno realizzato e vissuto…….?

 

Dodici

Insegna al ragazzo la condotta che deve tenere;

anche quando sarà vecchio, non se ne allontanerà

(Proverbi 22:6) – Parole sante e veritiere, che ognuno

può sperimentare e verificare nella propria vita…….

 

Agli insegnanti l’invito a seminare, a seminare sempre,

anche quando tutto sembra inutile, anche quando tutto

sembra remare contro e la scuola è offesa e bistrattata,

o ritenuta struttura inutile, improduttiva e zavorra del Pil.

 

Tredici

I 18 anni, per i giovani, rappresentano quasi uno spartiacque

tra dipendenza e autonomia. Prima sono stati i genitori

e la scuola a indicare la strada da seguire e a fornire loro

gli strumenti da utilizzare, soprattutto la curiosità per conoscere

la realtà e le capacità critiche per capirla e decodificarla in libertà.

 

In seguito saranno loro in autonomia a dover rafforzare

e sviluppare tali strumenti, con la coscienza che non si finisce

mai di imparare e che ogni obiettivo raggiunto è solo una fase

nel lungo viaggio delle scelte, che la vita impone, e nel percorso

della ricerca del vero, del bello e del giusto………

 

Con l’augurio che mai loro “indosseranno i vestiti di burattino

e le catene delle schiavitù moderne”, e cercheranno in ogni cosa

e comportamento la giusta misura… con rispetto!

 

Quattordici

Amore, che muove il cielo e la terra

 

Mi guarda \ di certo innamorata / e cerca nei miei occhi / qualcosa / per vivere / e per morire…

Un congiunger di vite, teso / supremo atto d’amore. / Ricordi d’infante / una gioia sottile / intensa. E completa. / Graziose membra / svettanti .Un’attesa finita, / di ieri di sempre. / Dolci sguardi / innamorati. Un guizzo di cielo / un assaggio d’eterno / e di vera libertà.

 

Insieme / davanti a dio e agli uomini / con la speranza di andar via / in un giorno qualsiasi / senza la nostalgia / di una luminosa giornata invernale / il desiderio di un’alba estiva / la tenerezza di una mattinata autunnale / il ricordo di un tiepido mezzogiorno / primaverile / e l’intimità di una notte nevosa / fredda e caliginosa.

Sudate notti, notti / di rugiada. Io son presente. / Un palpitar di cuori / – apice supremo – / inondati e di luce. / Sudate notti…

Con te però non sempre / i rapporti sono stati facili / per i miei limiti / per il tuo grande cuore / per i miei pregiudizi / per la tua mitezza / per le mie presunzioni / per la tua immensa bontà / la forza interiore / il tuo coraggio / la salda fede / e il certo amore. / Sono ai tuoi piedi / a chiedere perdono / una luce di speranza / comportamenti equilibrati / sfrondati d’arroganza / un segno e una guida / che stemperi e riduca / in nome dell’amore / i miei limiti / i miei pregiudizi / le mie immense / immotivate presunzioni.

Mi guarda / di certo innamorata / e cerca nei miei occhi / qualcosa / per vivere / e per morire…

 

Quindici

“Cari pazienti, come vi ho già comunicato a fine dicembre dopo 40 anni di servizio andrò in pensione… non sono certamente pochi.

Ho sempre amato molto il mio lavoro e in questi anni l’ho svolto con disponibilità e con attenzione cercando di essere oltre che il vostro medico anche un buon amico. Molti di voi che ho curato sin da bambini oggi sono madri e padri di famiglia, vi conosco da sempre!

Grazie per la fiducia che avete riposto in me in questi anni (alcuni di voi sono ancora con me dall’inizio, ovvero da circa 40 anni!) e per avere condiviso con me questa parte di vita. Occupandomi della vostra salute ho ricevuto da voi affetto, siete stati come una seconda famiglia, riempiendomi di soddisfazioni.

Certo è difficile salutarvi ma spero di incontrarvi ancora e sarò disponibile anche in futuro per eventuali consultazioni,se ne aveste necessità, perché non appenderò il camice al chiodo… le pantofole possono aspettare, continuerò ad essere un medico ma dedicandomi con più tempo alla mia famiglia e ai miei hobby.

Vi auguro tanta salute e vi abbraccio con grande affetto tutti virtualmente.

Il vostro medico di famiglia Aldo Varano”

 

“In un contesto socio-culturale, che ha bandito ormai dal suo vocabolario quotidiano lo spirito di servizio e l’impegno dignitoso, dando valore alla furbizia, all’ambizione personale, alle scorciatoie carrieristiche, è bello poter omaggiare un uomo (nel momento in cui si appresta ad andare in pensione) che ha saputo utilizzare e seminare al meglio (sia nei rapporti relazionali che professionali) i doni e gli anticorpi ricevuti da Dio e dalla famiglia: un cuore intelligente; la generosità e la disponibilità verso tutti; il senso della misura, del rispetto e dell’amicizia.

Il raccolto è sotto gli occhi di tutti: un coro unanime (di pazienti e non) di attestazioni di affetto e di ringraziamento e il sorriso di Ippocrate (di solito accigliato…), per non avere il dott. Varano tradito il giuramento…

Al coro, carissimo Aldo, vogliamo unirci anche noi, Carlo e Valeria, ringraziandoLa sia per l’amicizia sincera che per la disponibilità professionale nei nostri confronti, augurandoLe di scrivere ancora, da oggi in poi, altri “interessanti capitoli della sua vita, rimasti per necessità finora in sospeso”…

Auguri sinceri e complimenti per la bellissima lettera di saluto ai sui pazienti (compreso noi). Affettuosi saluti estendibili anche a Sandra.Valeria e Carlo

P.S. – Per condividere in gioia tale evento, ci siamo permessi di inviarLe, tramite corriere, un modesto presente…” (13 gennaio 2021)

“Grazie per queste belle parole. Sono orgoglioso di aver conosciuto persone meravigliose. Io sarò sempre presente in caso di bisogno. Dott. Aldo Varano

(13 gennaio 2021)

 

Sedici

Il diffondersi di episodi di violenza

hanno cause molteplici e lontane,

mai approfondite e mai trattate;

giustificato ogni allarme sociale.

 

Cosa fare? Cosa è giusto fare?

Che sia efficace, concreta e

duratura. Serve ancora e come

dare informazioni e sensibilizzare?

 

Offrire modelli di comportamento

nel rispetto di norme e leggi basta

per formare profonde coscienze,

consapevolezza e responsabilità?

 

Non so, non è facile nè scontato!

Ho sempre pensato che siano le arti

e la letteratura a “sanare”le storture

della natura e le contraddizioni umane.

 

Diciassette

Da sempre affollano la mia mente e mi tengono compagnia

i personaggi, i miti e gli eroi dei libri, delle nostre fantasie

e della nostra cultura, e mi parlano al cuore e alla ragione,

e mi indicano la via da seguire, e mi danno godimento e

piacere o dolore e tristezza infinita, quando praticano il male

e l’ingiustizia. Il recupero di una “briciola” di questo “mondo”

è cosa buona e giusta..E ciò che scrivo è sempre dichiarazione

d’amore grande ma anche la certificazione di completa impotenza

dinnanzi allo scempio e al degrado quotidiano, che alimentano

l’impossibilità di esorcizzare di Pitagora la tremenda “maledizione”

e che “impediscono” agli abitanti di questo territorio di diventare

finalmente “liberi e di buoni costumi”…

 

Chi può dare ancora lustro a questa città ingrata e poco

riconoscente?Chi può sciogliere l’intricata trama di un amore

“difficile” verso questa città, nella quale bellezza e meschinità

sono “figlie” di un provincialismo retrivo ed esasperato,

e la classe dirigente ama “strizzare l’occhio” e corteggiare

i peggiori e non i figli migliori…? Una storia complicata,

mai adeguatamente raccontata e storicizzata…

 

Diciotto

“AGI – Perseverance è atterrato su Marte, la prima foto della Nasa: inizia così la missione dell’agenzia spaziale Usa per scoprire se, miliardi di anni fa, il pianeta rosso ospitasse forme di vita. Dopo un viaggio di sette mesi, il rover della Nasa Perseverance è atterrato con successo su Marte e ha inviato la sua prima immagine della superficie del pianeta rosso, aprendo una nuova epoca nella storia dell’esplorazione spaziale. Scopo della missione è trovare conferme a quanto le due precedenti missioni marziane dell’agenzia Usa, Curiosity e Opportunity, avevano suggerito: miliardi di anni fa Marte era un pianeta umido e con condizioni potenzialmente adatte alla vita. Per questo come destinazione del rover, dopo l’atterraggio più difficile mai tentato sul suolo del pianeta, è stato scelto il cratere Jezero, che gli scienziati ritengono fosse stato un lago in un remoto passato.”

 

Mentre oggi il genio umano dà corpo ai suoi sogni e raggiunge il traguardo di un’altra tappa di civiltà (che sarà ricordata sui libri di storia, come la scoperta dell’America, la caduta dell’Impero Romano, la scalata dell’Everest, i primi uomini sulla Luna,…..), nella nostra piccola e provinciale nazione, si continua con il solito teatrino dei politici; con la disorganizzazione sanitaria, tra pandemia incontrollabile e vaccinazioni nel caos (con la triste appendice dei tanti morti); con il sistema Palamara, alimentato da mentalità truffaldine, diffuso e imperante nelle Istituzioni e in tutti i settori della vita pubblica e privata…

Un sistema assurto a modello, che prende tale nome da un magistrato incriminato, che senza vergogna (anzi…) fa il giro delle televisioni per propagandare un libro, scritto da lui (pentito per vendetta e ritorsione nei confronti di chi –ex amici di merenda– ha cercato di distruggerlo).

Un sistema che cura il potere e il modo di rigenerarlo e di alimentarlo con le strategie più sporche e furfantesche, per penalizzare le minoranze (di uomini liberi e di buoni costumi) che non si adeguano.

Un sistema pervasivo, difficile da estirpare senza una ricostruzione morale delle coscienze e della società. Purtroppo ad oggi il partito dell’onestà ha pochi iscritti, e per il prossimo futuro non si prevedono ulteriori adesioni.

L'”Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti” di Italo Calvino non poteva trovare un interprete migliore di Palamara:

C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi, né che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno perché quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si è più capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente, cioè chiedendoli a chi li aveva,in cambio di favori illeciti. Ossia, chi poteva dar soldi in cambio di favori, in genere già aveva fatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui ne risultava un sistema economico in qualche modo circolare e non privo di una sua armonia.

Nel finanziarsi per via illecita, ogni centro di potere non era sfiorato da alcun senso di colpa, perché per la propria morale interna ciò che era fatto nell’interesse del gruppo era lecito, anzi benemerito, in quanto ogni gruppo identificava il proprio potere col bene comune: l’illegalità formale quindi non escludeva una superiore legalità sostanziale.

Vero è che in ogni transazione illecita a favore di entità collettive è usanza che una quota parte resti in mano di singoli individui, come equa ricompensa delle indispensabili prestazioni di procacciamento e mediazione: quindi l’illecito che per la morale interna del gruppo era lecito, portava con sé una frangia di illecito anche per quella morale. Ma a guardare bene, il privato che si trovava a intascare la sua tangente individuale sulla tangente collettiva, era sicuro di aver fatto agire il proprio tornaconto personale in favore del tornaconto collettivo, cioè poteva senza ipocrisia convincersi che la sua condotta era non solo lecita ma benemerita.

Il paese aveva nello stesso tempo anche un dispendioso bilancio ufficiale, alimentato dalle imposte su ogni attività lecita, e finanziava lecitamente tutti coloro che lecitamente o illecitamente riuscivano a farsi finanziare.

Poiché in quel paese nessuno era disposto non diciamo a fare bancarotta, ma neppure a rimetterci di suo (e non si vede in nome di che cosa si sarebbe potuto pretendere che qualcuno ci rimettesse), la finanza pubblica serviva a integrare lecitamente in nome del bene comune i disavanzi delle attività che sempre in nome del bene comune si erano distinte per via illecita.

La riscossione delle tasse che in altre epoche e civiltà poteva ambire di far leva sul dovere civico, qui ritornava alla sua schietta sostanza d’atto di forza (così come in certe località all’esazione da parte dello stato si aggiungeva quella di organizzazioni gangsteristiche o mafiose), atto di forza cui il contribuente sottostava per evitare guai maggiori, pur provando anziché il sollievo del dovere compiuto la sensazione sgradevole di una complicità passiva con la cattiva amministrazione della cosa pubblica e con il privilegio delle attività illecite, normalmente esentate da ogni imposta.

Di tanto in tanto, quando meno ce lo si aspettava, un tribunale decideva di applicare le leggi, provocando piccoli terremoti in qualche centro di potere e anche arresti di persone che avevano avuto fino ad allora le loro ragioni per considerarsi impunibili. In quei casi il sentimento dominante, anziché di soddisfazione per la rivincita della giustizia, era il sospetto che si trattasse di un regolamento di conti di un centro di potere contro un altro centro di potere. Così che era difficile stabilire se le leggi fossero usabili ormai soltanto come armi tattiche e strategiche nelle guerre intestine tra interessi illeciti, oppure se i tribunali per legittimare i loro compiti istituzionali dovessero accreditare l’idea che anche loro erano dei centri di potere e di interessi illeciti come tutti gli altri. Naturalmente una tale situazione era propizia anche per le associazioni a delinquere di tipo tradizionale, che coi sequestri di persona e gli svaligiamenti di banche s’inserivano come un elemento d’imprevedibilità nella giostra dei miliardi, facendone deviare il flusso verso percorsi sotterranei, da cui prima o poi certo riemergevano in mille forme inaspettate di finanza lecita o illecita.

In opposizione al sistema, guadagnavano terreno le organizzazioni del terrore che, usando quegli stessi metodi di finanziamento della tradizione fuorilegge, e con un ben dosato stillicidio d’ammazzamenti distribuiti tra tutte le categorie di cittadini illustri e oscuri, si proponevano come l’unica alternativa globale al sistema. Ma il loro effetto sul sistema era quello di rafforzarlo fino a diventarne il puntello indispensabile, e ne confermavano la convinzione d’essere il migliore sistema possibile e di non dover cambiare in nulla.

Così tutte le forme di illecito, da quelle più sornione a quelle più feroci, si saldavano in un sistema che aveva una sua stabilità e compattezza e coerenza e nel quale moltissime persone potevano trovare il loro vantaggio pratico senza perdere il vantaggio morale di sentirsi con la coscienza a posto. Avrebbero potuto dunque dirsi unanimemente felici, gli abitanti di quel paese, non fosse stato  per una pur sempre numerosa categoria di cittadini cui non si sapeva quale ruolo attribuire: gli onesti.

Erano, costoro, onesti non per qualche speciale ragione (non potevano richiamarsi a grandi principi, né patriottici né sociali né religiosi, che non avevano più corso): erano onesti per abitudine mentale, condizionamento caratteriale, tic nervoso. Insomma non potevano farci niente se erano così, se le cose che stavano loro a cuore non erano direttamente valutabili in denaro, se la loro testa funzionava sempre in base a quei vieti meccanismi che collegano il guadagno al lavoro, la stima al merito, la soddisfazione propria alla soddisfazione di altre persone.

In quel paese di gente che si sentiva sempre con la coscienza a posto, gli onesti erano i soli a farsi sempre degli scrupoli, a chiedersi ogni momento che cosa avrebbero dovuto fare. Sapevano che fare la morale agli altri, indignarsi, predicare la virtù sono cose che riscuotono troppo facilmente l’approvazione di tutti, in buona o in mala fede. Il potere non lo trovavano abbastanza interessante per sognarlo per sé (o almeno quel potere che interessava agli altri); non si facevano illusioni che in altri paesi non ci fossero le stesse magagne, anche se tenute più nascoste; in una società migliore non speravano perché sapevano che il peggio è sempre più probabile.

Dovevano rassegnarsi all’estinzione? No, la loro consolazione era pensare che così come in margine a tutte le società durate millenni s’era perpetuata una controsocietà di malandrini, di tagliaborse, di ladruncoli, di gabbamondo, una controsocietà che non aveva mai avuto nessuna pretesa di diventare “la” società, ma solo di sopravvivere nelle pieghe della società dominante e affermare il proprio modo di esistere a dispetto dei principi consacrati, e per questo aveva dato di sé (almeno se vista non troppo da vicino) un’immagine libera e allegra e vitale, così la controsocietà degli onesti forse sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversità, di sentirsi dissimile da tutto il resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa d’essenziale per tutti, per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno più dire, di qualcosa che non è stato ancora detto e ancora non sappiamo cos’è.

Italo Calvino, La Repubblica, 15 Marzo 1980

Diciannove

Non potendo alleviare le sofferenze

delle nostre vite, sforziamoci un po’

di utilizzarle come strumenti di crescita

e di trasformare il negativo in positivo.

 

Possibilmente in condivisione con altri:

la complicità aiuta a dare all’esistenza

un senso; ad elaborare paure, difficoltà,

lutti e schiavitù; ridurre ogni pretesa.

 

Fare sogni e potendo anche realizzarli…

Diamo credito e valore al poeta Pascoli:

“Il sogno è l’infinita ombra del vero”.

Non è mai troppo tardi per ravvedersi.

 

Innalziamo lodi alla sana follia

 

Venti

La fede (quella vera) non deve essere mai vissuta solo come esperienza individuale, ma trasformata in comportamenti di apertura verso gli altri… Forse nelle piccole comunità, come le nostre italiane, dove tutti si conoscono e si frequentano, questa operazione è più semplice: la fede può offrire ogni giorno il collante e l’energia per sostenere la ricerca del bello collettivo,del vero condiviso, del bene di tutti e del giusto solidale. A questi obiettivi sono chiamati tutti, anche quelli guidati da fede laica e da comuni valori esistenziali, per poter veramente creare quotidianamente un ambiente di condivisione, di ordine, di difesa della legalità, di solidarietà di amicizia…

Ma non è mai facile credere a ciò che non si vede; nei momenti difficili (come quelli attuali per le singole persone e per l’intera umanità) ogni fede è messa a dura prova: può vacillare in chi era salda e forte; può cedere e sgretolarsi nei neofiti; può franare definitivamente in chi era indeciso se accostarsi…

Tutte le attività umane sono sottoposte a delle prove perchè sia vidimata la loro validità (o la loro verità).Anche nelle pratiche religiose quotidiane (ma soprattutto in momenti difficili come quelli che stiamo attualmente vivendo), il cuore e la mente dell’uomo sono sottoposti a validare la fede, per ridurre o ampliare o annullare la distanza tra fede e ragione, tra il Dio vissuto e quello parlato, tra il Dio storico e quello filosofico, tra il Dio incarnato nella vita dell’uomo e quello esterno all’umanità, tra il Dio atteso e quello realizzato, tra il Dio attivo e quello passivo, tra il Dio dei nostri sogni e desideri e quello della realtà…

Prova ardua e stancante e percorso duro e complicato (oggi quasi sospeso e interrotto per la pandemia da coronavirus), con sullo sfondo il solitario pellegrinaggio del papa tra le chiese di Roma (20 marzo 2020).

 

Ventuno

A chi molto è stato dato, molto sarà richiesto,

dice San Luca. A chi ha avuto in dono semi

pregiati, viene chiesto di condividerli con altri.

La fama raggiunta, il potere e il denaro cumulati

di porli al servizio di tutti. La realtà purtroppo

è diversa: “È più facile per un cammello passare

attraverso la cruna di un ago, che per un ricco

entrare nel regno di Dio”. In circolazione pochi

sono i franceschi e i samaritani…. e si dimentica

che in questo mondo si passa una sola volta, e ciò

che si fa di bene e di male non è possibile mai più

replicarlo, compresa l’ipocrisia e la gentilezza…

Lasciarsi guidare da Dio e dalla coscienza, è cosa

buona e giusta, come il soffrire per le sofferenze

delle persone amate più che per le proprie o

iscriversi al partito dell’amore e del buon senso…

 

Ventidue

Oggi parliamo di scuola. Di quella scuola (insieme alla ricerca e sanità), in modo pregiudiziale, considerata oggi marginale nella vita del paese, perchè non intimamente legata alla logica dei profitti immediati e all’economia che ormai ha fagocitato tutto ciò è valore immateriale e tutto ciò che dà alla vita il senso di essere vissuta degnamente.

Gli autori di tali misfatti? I soliti politicanti nostrani, che senza competenze e titoli hanno lottizzato tutti i settori della vita culturale e socio-economica e nell’ultimo cinquantennio hanno ridotto il nostro paese ad un teatrino di bassa lega, con le conseguenze negative visibili a tutti, cittadini italiani e stranieri. Relegando l’Italia (paese-modello invidiato per bellezza e cultura) fra i paesi incivili. E purtroppo segnali di nuovi rinascimenti non s’intravedono all’orizzonte… Anzi, nei social spesso vengono postate lettere e commenti come quelli che seguono, rivelatori di un grosso problema e di un grande disagio degli operatori interessati…

 

Lettera aperta. per menti chiuse – Professor Draghi, Lei se la ricorda la sua maestra di Matematica delle Elementari? Io si. La Maestra Michelina. E mi ricordo la sua magistrale lezione, quando ci spiegò le addizioni. Quel “cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia” fu il più grande insegnamento di vita che potessi mai ricevere a 7 anni.

Con il passare del tempo, ho capito che in fondo il mondo è un’addizione. Perché gli addendi li puoi cambiare come ti pare. Il risultato non cambia veramente mai.

Ed oggi lei è per me un addendo. Come lo era il Ministro Azzolina. Ed entrambi siete la dimostrazione che aveva ragione la Maestra Michelina: pur cambiando voi, e pur cambiandovi tra di voi, non cambia poi il risultato.

E quel risultato che non cambia, oggi siamo noi: i Docenti Italiani.

Ma dico io…con tutti i grandi problemi e gli eterni nodi mai sciolti in questa Nazione che soffre e che stenta… è mai possibile che il peggiore dei mali siamo noi Insegnanti? Le sembra plausibile che, mentre una forza politica che dovrebbe sostenerla chiede ai propri simpatizzanti se Lei è all’altezza di un Ministero alla Transizione Ecologica e due Ministri litigano prendendosela con il Governo, che poi siete voi, i riflettori sono tutti puntati su noi Insegnanti? Il che mi starebbe anche bene, in tutta onestà e senza falsa modestia, se fosse per ringraziarci, o quantomeno per renderci il giusto merito. Ma no invece! Nel pieno di una pandemia così grave, da averci privato di una sostanziale libertà personale e di azione, ad un anno esatto da un chiusura che abbiamo subito ma dietro cui non ci siamo mai nascosti, ci presentate il conto di ore di lezione secondo voi perse. Io personalmente le uniche ore che ho perso sono state quelle di sonno. A programmare attività, a formarmi sulle più innovative piattaforme digitali, a correggere compiti. A sostenere colleghi più impacciati. A consolare alunni impauriti e spaventati. Ovviamente tutto questo dopo le 14:00. Al termine di lezioni regolarmente svolte.

Ci volete a lavorare durante i fine settimana: mi sta bene. Ma ridateci prima quelli che vi siete presi. E vi assicuro che da Marzo ad oggi ve ne siete presi tanti. Io capisco bene che siamo diventati il tappeto sotto cui ora nascondete la polvere dei tanti, troppi fallimenti politici.

Ma c’è un limite a tutto. C’è un limite a questo atteggiamento impunito, con il quale approcciate ancora una volta la nostra categoria. E questo limite, Professor Draghi, Lei lo ha già superato. Scenda dall’autoreferenzialità della sua cattedra. Ed entri in una classe. La mia se vuole. Troverà alunni preparati. Per l’interrogazione e per la vita. Troverà meno fragilità di quanta ne pontificate. Perché sa, Professor Draghi, quelle ore di sonno perse e quei fine settimana che non abbiamo più goduto, noi li abbiamo dedicati a chi chiedeva aiuto. Li abbiamo dedicati ai nostri alunni. E alle loro famiglie. Spesso trascurando le nostre.

E tralasciamo le ore, anche 13 al giorno, trascorse dinanzi ad uno schermo. Tra lezioni, attività scolastiche ed impegni collegiali, abbiamo consumato sedie e poltrone. Occhi e orecchie. Nell’indifferenza totale di chi doveva tutelarci ed indirizzarci. Facile ora annunciare rimodulazioni orarie. Recupero per fasce. Calendari Scolastici rimaneggiati. Tanto a Lei che importa se a conti fatti il nostro lavoro lo abbiamo svolto comunque e bene? Tanto a Lei che importa se ci siamo attrezzati in ogni modo, e a spese nostre, per non lasciare indietro nessuno? Tanto a Lei che importa se abbiamo scrutinato, licenziato e diplomato alunni che ancora ci ringraziano?

Prima di venire a parlarci di DOVERI, si ricordi che esistono anche i DIRITTI.

Ed i nostri, io non sono più disposta a farli calpestare.

  1. S. Le scrivo dal Sud.

La volevo informare che anche qui abbiamo energia elettrica. Acqua corrente. Linea telefonica. Connessione ad Internet. E persino il PC.

Mangiamo nei piatti di ceramica. Usiamo le posate. Ed i vestiti non li laviamo più al fiume già da qualche anno.

In nessuna dichiarazione di governanti e ministri ho mai letto frasi di elogio o di semplice riconoscimento del grande lavoro svolto. Ovvio che non diranno mai che abbiamo perso tempo ma da come operano o progettano di operare è chiaro che la pensano così.

Assolutamente d’accordo! Chiunque va al governo la prima cosa che fa è mettere mano alla scuola, rovinandola. Mai nessuno che abbia mai avuto la decenza di entrare in una scuola e rendersi conto del grande lavoro che fanno la maggior parte degli insegnanti, peraltro gratuitamente.

Hai ragione…schifata da questi governi di faziosi opportunisti voraci delle vite degli altri e satolli fino all’estremo..e noi popolo tutti zitti e pure imbavagliati…

 

Ventitre

Come si fa a confutare una realtà, quella calabrese,

che è peggiore di quella che viene descritta:

mancanza di lavoro, emigrazione forzata, diffuso

e arrogante clientelismo, abusivismo, labili

le possibilità di redenzione e pentimento

degli autori, vecchi e nuovi, di tale situazione!

 

Senza una presa di coscienza e voglia vera

di cambiamento, non sarà possibile spezzare

un circolo vizioso e trasformarlo in qualcosa

di virtuoso, condannando il nostro territorio,

già martoriato, ad una condanna eterna. Nè

cresce di numero il risicato partito degli onesti

 

e degli amanti di una terra bella e violentata…

 

Ventiquattro

La verità non deve far paura,

anche quando è dolorosa. Semmai

pungolare, svergognare, far riflettere,

stimolare conversioni e prese di coscienza,

come fanno le persone equilibrate e intelligenti.

 

Proprio così. I calabresi sono geniali per genetica

e vittime per sistema. In giro per il mondo (costretti

da sempre ad emigrare per necessità) sono apprezzati

da tutti per il loro contributo a far crescere le comunità

ospitanti; di contro quelli che rimangono sono costretti

a compromessi e condizionamenti mortificanti.

 

E quelli che riescono ancora a difendere libertà e

impegno per cambiare le cose, si trovano a combattere

i mulini a vento, a cozzare muri invalicabili, a seminare

in terreni aridi, dove niente di buono riesce ad attecchire.

Un lavoro immane e improbo, senz’altro meritevole,

ma senza gratificazione e risultati consolidabili.

 

Ammirevoli sono anche le Associazioni culturali,

che con le loro attività culturali vogliono creare

le condizioni di un vero cambiamento. Tra queste

alcune veramente encomiabili, che non si sono

fermate neppure dinnanzi alla pandemia…

 

Venticinque

Se ruba una mela un ladro di professione,

è peccato grave. Se lo fa un ladro per fame

è peccato meno grave. Se lo fa un giovane

per ignoranza o educazione non ricevuta,

è peccato veniale. Ma se ruba una mela,

anche piccola e acerba, un insegnante, un prete

o un magistrato è un peccato gravissimo, che

di più non si può. Azione più frequente

di quanto, purtroppo, sia lecito immaginare.

 

Mai lacrime sufficienti per dare conforto…

e riscattare dal buio e dal dolore la mente e

il cuore in nome dell’amore, in condivisione…

 

 

Ventisei

Ognuno di noi esprime -credo- un modo personale

di vivere le situazioni, in base alle proprie esperienze

quotidiane e ai personali vissuti lavorativi. Anche

quando si è intruppati, anche quando si è condizionati

da robuste e chiuse corazze ideologiche o religiose…

 

Ognuno di noi si porta aderente addosso, in positivo

e in negativo, quasi una “deformazione professionale”,

il proprio vissuto lavorativo (alterazione che diventa

schema mentale applicabile a tutte le situazioni

della vita, dalle ordinarie alle speciali e importanti):

 

Il medico applicherà l’anamnesi diagnostica anche

in cucina, alle prese con un’appetitosa carbonara.

Il docente applicherà algoritmi programmatici, pur

in presenza di una mostruosa pila di piatti da lavare.

Gli avvocati contendono ai figli con le arringhe

 

il comodo divano e l’ambito telecomando…

 

 

Ventisette

Sforzarsi di vivere da onesti (per educazione,

per genetica e per scelta) in un paese di corrotti

e truffatori, non è facile. Provoca amarezza e

isolamento (fisico e psicologico) l’essere messo

continuamente alla berlina (rischiando facilmente

“di finire in galera”), in un paese privo di un forte

sistema valoriale, come evidenziato con ironia

da Italo Calvino nel famoso Apologo sull’onestà

nel paese dei corrotti e “con serietà” dal sistema

Palamara, potente magistrato “falso pentito”

per vendetta e ritorsione nei confronti di chi

ex amici di merenda– ha cercato di distruggerlo.

 

Un sistema alimentato da mentalità truffaldine,

diffuso e imperante nelle Istituzioni e in tutti

i settori della vita pubblica e privata. Un sistema

che cura il potere e il modo di rigenerarlo e

di alimentarlo con strategie sporche e furfantesche,

finalizzate a penalizzare le minoranze (uomini

liberi e di buoni costumi) che non si adeguano.

Un sistema pervasivo, difficile da estirpare

senza una ricostruzione morale delle coscienze

e della società. Purtroppo ad oggi il partito

dell’onestà ha pochi iscritti, e per il prossimo

futuro non si prevedono ulteriori adesioni.

 

Elaborare a consuntivo le frustrazioni da “onestà”

diventa proibitivo e difficile, quasi come scalare

un everest. Più facile è superare i lutti familiari.

Quando ripenso ai miei piccoli e grandi “scontri”

con tale realtà (convinto, -e rafforzato in ciò dal mio

ruolo di educatore-, che fosse giusto seguire le vie

della correttezza, dell’onestà, del merito,

del rispetto…), gli occhi si inumidiscono per rabbia

e dolore e come in un film, proiettato sul telo

della memoria, appaiono le immagini della mia vita,

continuamente sotto accusa: Perchè sei contrario

alle raccomandazioni, pur sapendo che c’è un uso

 

diffuso e non è vergogna? Perchè ti ostini a voler

esami basati sul merito? Perchè ti ostini a gestire

il tuo ruolo da buon padre di famiglia e fuori

dal coro quando intorno tutti cercano di arraffare

il possibile, atteggiamento che mette in pericolo

la tua vita e quella dei familiari? Hai dimenticato

le minacce e gli attentati di Reggio? Perchè non

segui i saggi consigli del collega Pietro, che ha idee

chiare su come vivere (da camaleonte e parassita),

quando ti rimprovera con un forte adeguati e tindi futti?”

C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che

mancassero le leggi, né che il sistema politico non

fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano

 

di condividere…

 

 

Ventotto

Le finte trasformazioni sociali e politiche degli ultimi due secoli

(formale egalitarismo, apparente democrazia, giustizia imperfetta)

hanno distrutto tutte le utopie e i sistemi socio-politici e filosofici,

ancorati al merito, alle competenze, alla conoscenza, ai principi

della continuità, della necessità e dell’universalità…

 

Non più obiettivi di nobile e spirituale sostanza, per dare senso

e pienezza alla vita (ormai accantonati da comunità irrispettose

sia del sacro religioso che di quello laico), ma modelli basati

ormai su parvenze effimere ed ebbrezze momentanee

che distruggono e distraggano, come l’accumulo di ricchezza,

la ricerca sfrenata di fama e notorietà e l’esercizio del potere

senza limiti, che distrugge e mina la speranza di recupero..