Cara mamma, ti scrivo… (2007)

 In principio

   Cara mamma, la morte ha messo fine alle tue inenarrabili quotidiane sofferenze ma ha lasciato un vuoto nelle persone che ti hanno voluto bene e un ‘magone’ nell’animo dei tuoi figli. E proprio per tentare di sciogliere questo ‘grumo’ di pianto, ti scrivo riflettendo un po’ sulla tua vita (e insieme sulla nostra) vissuta sempre in prima linea, da eroina di altri tempi ‘provata ma combattiva’.

   Come hai sperimentato sulla tua pelle, la nostra famiglia ha sofferto molto e in modo eclatante, a partire da nonna Saveria, tanto che a lei e alla sua famiglia sfortunata l’amico e cantastorie locale Peppino Dattilo ha dedicato accorati e partecipati versi, che evidenziano la sua triste storia: “Chi 1eggi chistu scrittu si faci impressione, d’una donna sofferente ch’era figghia di genti boni. /Da giovane sposau un omo intel1igenti, era lavoratore e nun si mancava nenti. / ‘Ndavia du’ figghi fimmini e tantu beni 1i volia, partìu pe’ l’Australia megghiu mi `mmantenia. / La mamma sfortunata rimani cu’ i ddu’ figghi, u patri in Australia nu’ penzava cchiu pe’d’illi. / La mamma si prestava pe’ cchisti du’ figgghio1i, ca nun mancasse il pane da femminucce soli. / Il padre era luntanu e cchiu non gli scrivia, considerati `a mamma chi cori chi facia. / Ma Diu si dava aiuto in tutti chilli anni pe’ sacrifici chi `ncuntrava e pemmu vai avanti…….”(“Chi legge questo scritto riceverà una forte impressione,(perché) si parla di una donna che ha sofferta ed apparteneva ad una famiglia buona / Da giovane aveva sposato un uomo intelligente, lavoratore e con mezzi sufficienti / Aveva due figlie alle quale voleva molto bene, (poi) partì per l’Australia (da emigrante) per poterle crescere meglio. / La madre rimase con le due figlie, sfortunate perché il padre (presto) si dimenticò di loro / La madre si è sempre preoccupata che alle figlie non mancasse niente / Il padre era lontano e più non scriveva, è facile immaginare l’angoscia della mamma / Ma Dio misericordioso in tutti quegli anni difficili le diede aiuto per poter andare avanti…”).

Tuo padre, di nome Carlo come me, come ho scritto in altre occasioni “era partito per bisogno da solo, con un piroscafo da ultima speranza, lasciando sola in pianto la moglie disperata, sul far dell’alba mai sbiadita nei loro ricordi con due figli femmine in tenera età. Per diversi anni mandò lettere e soldi con la posta o amici da padre e marito premuroso, per altri ancora cercò con forza di ‘richiamare’ nella lontana terra dei canguri tutta la famiglia, poi a poco a poco chiuse ogni contatto per equivoci e altre diverse incomprensioni. Era partito convinto di fare fortuna con gioia sentimenti e valori per mantenere come altri l’intera famiglia, si perse poi col vino la lontananza e le donne ‘che gli fecero perdere la testa forse, ma chi può mai saperlo!’ È una vicenda ormai così lontana passata al vaglio di amici e parenti, un buco nero nella storia minimale della mia famiglia e della sua sorte crudele per forzata dimenticanza e cinico totale grave abbandono. Comunque l’uomo di cui io porto volutamente il nome è stato sempre in famiglia un simbolo, per gli adulti i giovani e i bambini, di chiaro tradimento e di fascino esotico oggetto di continuo odio viscerale e insieme di amore e voglia di vederlo tornare. Una storia comune a intere generazioni di persone che cercano di cambiare il destino avverso e analoga condizione, costrette a mutare oppure a reinventare abitudini comportamenti e gusti, simili ai carichi delle moderne ‘carrette del mare’. Il tempo e la morte dei diretti attori hanno lenito rabbia odio e dolore per una storia che ha coinvolto anche altre inconsapevoli e incolpevoli persone, nate dal secondo rapporto d’amore. Tanti son tornati anche per poco, per nostalgia e amore a riveder la terra dei padri d’origine e quella natia, il nonno Carlo mai senza un perché, forse smarrito in quel mare grande che lo ha diviso e per sempre distratto. La sua storia è la storia di tutti di chi è partito e di quelli rimasti, la nostra memoria la storia collettiva che ha segnato condizionato e stravolto intere generazioni il loro progresso la voglia di libertà e la dignità compromessa.”

E’ la storia purtroppo di uno come tanti calabresi costretti a cercare, nel periodo fra le due guerre mondiali, fortuna in Australia o in America per poter sopravvivere e far sopravvivere le rispettive famiglie spesso numerose: dalle lettere e dagli appunti si ricavano elementi che colpiscono la mente e il cuore, una storia emblematica di miseria, di nostalgia,di frustrazioni, di disadattamento.Le terre d’oltreoceano vengono definite “terre maledette massimamente”, quelle terre che offrono a tutti opportunità di successo e che non tutti però riescono, per sfortuna o incapacità, a sfruttare. Molto tempo dopo la stessa via dell’emigrazione, sulla sponda americana, sarà presa, anche se con motivazioni e sentimenti diversi, da tua sorella Antonietta e da Bruno, il tuo figlio maggiore, oggi tutti felicemente sistemati in Canada con le rispettive famiglie.

Una storia triste quella della nonna Saveria, abbandonata dal marito con aumentate responsabilità educative, anche se in effetti non rimase isolata. Il fratello Nicola e le sorelle non la lasciarono mai sola, anche se spesso i loro invadenti interventi non erano finalizzati alla pura e umana solidarietà. Comunque una vera famiglia allargata, e tu e tua sorella avete vissuto un rapporto intenso e fraterno, mai venuto meno, con la numerosa cuginanza: Rosa, Sara, ‘Ntona, Mela e l’intera gamma delle omonimie; e avete portato sempre un rispetto filiale allo zio Nicola e alle zie Mariantonia e Maruzza. Tale impostazione filiale e gerarchica è durata per molti anni ancora, fino a quando l’ultima generazione del secolo scorso, condizionata da modelli diversi, non ha sfaldato i rapporti parentali dopo che le nuove unioni matrimoniali hanno visto l’ingresso nella famiglia di nuovi e spesso spigolosi temperamenti. Intanto il passaggio troppo veloce da una realtà agro-pastorale con i suoi riti particolari e le sue tradizioni ad una civiltà industriale, dai ritmi accelerati e avanzata sul piano tecnologico, ha distrutto un mondo fondato sui sentimenti di solidarietà e di rispetto per gli anziani ma anche per le donne e i bambini, insieme ai valori che gli stessi veicolavano.

Tu ricordi benissimo: erano rapporti privilegiati basati su passioni e sentimenti comuni e condivisi,“una vita vissuta con genuina semplicità, tutte le mattine che incoraggiavano lo sforzo di dare un senso alle giornate fatte di lavoro di attesa di speranza, tutte le domeniche che vestivano il tempo dei colori della festa sacro riposo da dedicare a Dio e all’ozio ristoratore, tutte le primavere che rinnovavano la speranza con il Cristo Risorto tra le vie del borgo nell’esaltante geloso rito d’altri tempi, tutte le volte che il rintocco delle campane richiamavano al senso di comunità i fedeli delle Contrade uniti nella preghiera e nella conversazione leggera sul sagrato dell’amata Chiesa, tutti i momenti che scandivano la vita dell’uomo nella scacchiera dove le caselle bianche si alternavano a quelle nere e gli uomini erano dei numeri o pedine che solo a volte nei singoli scolpivano i valori, tutte le volte che i credenti invocavano Dio con la preghiera della perfezione ‘aiutaci o Signore a trovare il coraggio nel pericolo, la prudenza nell’azione,la pazienza nel dolore, l’umiltà nel successo’; una vita vissuta con genuina semplicità, tutti i giorni che portavano il silenzio degli spazi infiniti i fiori e i miracoli della natura nell’aspra terra e il vento che accarezza le foglie degli alberi là dove le nuvole vanno a riposare, tutti gli attimi che scandivano il tempo e svelavano antichi sentori di Assoluto i ricordi seppure dolci nella memoria le nostalgie che ci assalgono con violenza e terrore e accordavano la brezza del mattino e il suono di violini il pianto di un bambino una goccia di pioggia e tutto ciò che segnala la presenza di un Architetto grande e misterioso”.

La condivisione dei vari momenti della vita e quelli di aggregazione, che di stagione in stagione animavano la civiltà contadina, si manifestava con le affollate celebrazioni delle canoniche festività e la partecipazione sentita ai lutti del vicinato, attraverso “u cunsulu”, l’assistenza psicologica materiale e culinaria ai parenti prossimi nei primi giorni più dolorosi.

Oggi non è più così e il rito della morte si svolge con ritmi e modalità diversi:

“a) Tra lamenti neniosi rituali ed eguali cantano una vita che non è più la tua. Unico attimo di “grande” dolore solo per pochi come da sempre, domani la vita offrirà un nuovo giorno. Sacrifici e passioni sono già lontani trastulli terreni inani per te, t’aspetta –chissà- la luce e la vita oppure la fine di ogni desìo! b)Al rito legato alla morte, nel passato, si dedicava più tempo; oggi il minimo indispensabile! C’era una ritualità, nel portare il lutto, che era formale e sostanziale; oggi è ridotta all’essenziale, anche dal punto di vista legale: tre giorni appena di congedo per la morte di un congiunto. c)Sono state stravolte le motivazioni che hanno dato origine al rito – uguale sorte è toccata al matrimonio – solidarietà per i parenti del defunto – solidarietà economica per gli sposi -, trasformati in ‘pure rappresentazioni’ formali drammatizzazioni prive di adesione sostanziale senza veri sentimenti. d)Il ricordo di chi moriva rimaneva nel tempo attraverso i racconti degli anziani, i quali recitavano il ruolo della memoria storica della famiglia del vicinato dell’intero paese. L’oblìo di chi non c’era più diventava più lento; oggi si cerca di chiudere il conto, presto velocemente sbiadiscono i ricordi. e)La comunità era più attenta e partecipava coralmente al rito sospendendo le attività lavorative. Oggi c’è poca attenzione, solo pochi intimi, per breve periodo, partecipano mentre tutt’intorno la vita procede con i soliti ritmi veloci. f)Ho partecipato al funerale di un lontano parente al quale ero particolarmente affezionato, domenica 29 maggio 2001 alle ore 15.00. Ho notato con amarezza che tutti avevano i segni della fretta e dell’impazienza, nel volto nei gesti nel modo di presenziare: alcuni per seguire gli avvenimenti sportivi, altri per proseguire l’‘importante’ campagna elettorale, altri ancora per i ‘soliti’ impegni della domenica. Alla fine del rito religioso tutti velocemente a ‘salutare’ i parenti schierati in riga…e via di corsa…In poco tempo i familiari sono rimasti davanti alla Chiesa…soli con il fresco dolore e la salma per l’ultimo addio!

 

Crotone, il lavoro

   Il tuo trasferimento a Crotone con i due figli maggiori si è reso necessario per riunificare la famiglia al tuo Giovanni che lavorava presso l’industria chimica Montecatini. Era il primo di tanti viaggi, che durano tuttora, su una strada difficile e che è rimasta invariata nel tempo senza sostanziali adeguamenti alle esigenze del traffico di oggi: “La fascia di terra, che costeggia il mare ionico, snocciola sull’assolata statale 106 paesi e villaggi, dalle identità stravolte, come grani di un rosario infinito, compresi quelli che da Pintammati in centosessantachilometri si affacciano nella Valle del Neto, con le loro orgogliose miserie, gli antichi problemi, le dignitose bellezze e il fiero isolamento. Ore nove, da Bovalino al castello di Roccella Ardoresantilariolocrisidernogioiosa, quarantaminuti tra semafori ruderi atmosfere antiche e indisciplina. Ore dieci, il faro di Monasterace, superato Caulonia e Riace linea di confine magnogreca e dai bronzi famosi, un’ora intera per cinquanta chilometri prima di affrontare il tratto più tortuoso, i ventotto chilometri da Guardavalle a Soverato, a passo d’uomo e di passeggio sul corso di S.Caterina Badolato Isca S.Andrea e Marina di Davoli. Gli occhi rassegnati dell’utente abituale, per necessità o piacere, hanno visto poche trasformazioni sostanziali, solo ininterrotti cambiamenti di facciate e colate continue di cemento. Tutti diversi ma forse uguali, questi paesi subiscono solo i danni della loro posizione geografica, al centro del Mediterraneo, evocatrice di invasioni assalti guerre di religione per finire agli sbarchi di chi cerca fortuna tra ultimi e sfortunati. Ore dieci e trenta, il sorriso dura poco poi per l’ampia strada comunque insufficiente dei quattordici chilometri di Montepaone e Copanello, per infilarti nello stretto e maledetto budello che da Squillace e la bella Roccelletta porta al diabolico incrocio di Catanzaro Marina, snodo cruciale dell’istmo tra i due mari. Ore undici, torni un po’ a respirare per gli ultimi sessanta e più chilometri che, dagli allungati paesi del vitale commercio sulla strada di Sellia Cropani e Botricello, portano all’aeroporto di Isola e all’agognata meta sospirando, la città di Pitagora e di Milone. Da Pintammati alla foce del Neto, luoghi invidiabili per le suggestioni e i paesaggi, l’incontro di civiltà diverse ha prodotto una stratificazione culturale unica; luoghi della memoria simbolici metafore della vita varia e cangiante; ma anche luoghi isolati ed emarginati, affatto sfruttati, per storia per mancanza di strutture per precise volontà e scelte politiche, e condannati all’emarginazione e al sottosviluppo, senza speranza. Luogo invidiabile appare evidente per la sua centralità nel Mediterraneo, idea grande da coltivare da far condividere, da sviluppare negli aspetti culturali per la lunga storia dei rapporti e dei condizionamenti mediterranei, da valorizzare negli aspetti geografici per la felice posizione. E gli interessati? Si comportano in merito come se il nostro fosse un popolo senza storia e abitasse in pieno Oceano Pacifico lontanissimo da coste e isole. La sinteticità del riferimento geografico evidenzia con rilievo la perifericità che caratterizza, nella regione Calabria, ogni esperienza umana e professionale e in particolar modo la costa ionica tra Reggio e Sibari. Pintammati è una fiumara che divide ed unisce Ardore e Bovalino, nel territorio della Locride greca in provincia di Reggio Calabria, e il Neto sonnacchioso chiude a Nord la vecchia Calabria Ulteriore. Il limite geografico racchiude una limitazione culturale che agita da tempo questa parte del Meridione, oggetto di attenzione oggi solo da parte di curdi, albanesi e di tutti gli extracomunitari che fuggono dalla loro miseria, ma anche un intimo legame di dolci ricordi e storici eventi, nostalgie di trasfigurate esperienze all’ombra di un gelso o una colonna e sullo sfondo il canale e la sacra tetracsis”.

Per noi figli, ancora bambini, sono stati gli anni più sereni e felici, perché felice e serena era la famiglia. Voi genitori eravate innamoratissimi, e ai due figli ardoresi avete aggiunto il terzo crotonese, voluto e atteso con gioia. Una famiglia felice insomma e ricca di prospettive, nella casa di via Osservanza una delle poche costruite in cemento con il rivestimento esterno in legno e con servizi igienici interni, per l’epoca accettabile privilegio. Papà era orgoglioso della sua famiglia, ogni sua attività era finalizzata alla crescita e alla serenità del proprio nucleo familiare: come un antico greco, voleva che tu, come moglie adorata, rimanessi in casa, mentre lui provvedeva alle incombenze giornaliere e della spesa; il tempo libero lo dedicava ai noi figli, ai nostri giochi e ai nostri studi. Bisognoso di cure specifiche, d’estate portava anche tutti noi alle Terme di Spezzano Albanese (ricordo con nostalgia il rito della raccolta dei pinoli mentre le narici sono ancora impregnati dell’odore dell’imbevibile acqua dal sapore di uova marce). Di domenica il rito della messa, del cinema, della passeggiata e del gelato nel periodo estivo. Bastava poco per dare un sorriso a piccoli e adulti e allietarne le lunghe e difficili giornate.

Il cinema con la sua “magia”, in tale contesto, aveva una grossa funzione liberatrice: i films rigorosamente in bianco e nero, che rispecchiavano ancor di più le precarie condizioni di vita, del filone neorealistico di Paisà e Ladri di biciclette oppure quelli della commedia italiana con la comicità semplice di Tina Pica e dei fratelli De Filippo, aiutavano gli spettatori col sorriso e la commozione a sopportare meglio le difficili condizioni del quotidiano, proiettando nei personaggi stenti e amarezze ma anche volontà di superarli e stabilendo con essi un rapporto di vero “mutuo soccorso”. Dopo qualche anno arriveranno anche i film a colori, il primo a Crotone La tunica, in occasione dell’inaugurazione del modernissimo cinema Ariston, che si affiancava con prepotenza ai piccoli Supercinema Odeon Mignon e allo stesso Teatro Apollo o alle fresca Arena Miramare.

La nuova realtà non ha presentato grossi problemi di inserimento e di integrazione, per me e mio fratello. Frequentavamo l’Asilo “Regina Margherita” e mio fratello per la maggiore età era obbligato dai voi genitori a farmi da guida e tutore; le prime amicizie con i bambini del rione con i quali si condivideva la strada, una vera “scuola” di vita come sempre.

La spiaggia, che da via Osservanza porta al Carmine, zone da tempo abbandonate da monaci osservanti e carmelitani, era il luogo di incontro con coetanei in libertà, con i quali condividere tutti i momenti del tempo libero e i giocattoli costruiti in proprio e i pochi confezionati il giorno della Befana, da esibire con orgoglio dopo l’angosciosa notte trascorsa in attesa e con paura.

Ogni minizona aveva il suo gruppo, la “banda”, come da noi appellata con enfasi ad imitazione dei grandi e dei loro modelli fuorvianti, che rispondeva alle regole e alle dinamiche psicologiche di convivenza e di sopravvivenza: a capo il leader riconosciuto sul campo per carisma e “forza”, gli altri pares inter pares con deleghe e funzioni stabilite dalla guida indiscussa. All’interno del gruppo ognuno di noi aveva le prime esperienze onaniste, le prime prove mai da rifiutare, della “prima” nauseante sigaretta confezionata con i combusti e amari residui delle cicche, ma utilissima per allontanare definitivamente il relativo vizio, ma anche i giochi che duravano, nell’arco della giornata, per l’intero tempo della luce solare o quello relativo dell’impazienza e dei timori dei genitori. I nostri erano giochi semplici, organizzati con modesti oggetti o con materiale di scarto e non più riutilizzabile: i bottoni e le figurine posti su un piano, che venivano fatti saltare e fatti cadere rigirati per poterli vincere, battendo in modo particolare –a pappate- con il palmo della mano; tappi delle bibite portati avanti con abili scatti del medio sganciato dal pollice sui lunghi percorsi dei gradoni del Cral Montedison; le “catenelle” di materiale plastico o le figurine piazzate sulle collinette di sabbia e abbattute con gli ostracion di scarto dei cantieri edili; “i strumbi” ovvero le trottole, arrotolate dal laccio lanciate e fatte ruotare a velocità notevole e fatte poi saltare sulla mano, per indirizzarle a piacimento per lunghi giochi di abilità che si concludevano con la feroce scheggiatura del “perdente”; “a mazza e u sprigghiu”, due pezzi di legno di lunghezza diversa lanciati con abilità particolari; e tutti quegli oggetti di gioco che richiedevano fantasia capacità costruttive abilità motorie e vere progettazioni con regole stabilite democraticamente e come tali anche oggetto nell’applicazione e nell’interpretazione di polemiche infinite. E ancora “u carricellu”, anche nella sua variante verticale “u pattinu”, antesignano del moderno skateboard, costruito con assi di legno sagomate fatte scorrere su ruote a cuscinetti a sfera difettosi, non più utilizzati nelle officine, per lunghe spericolate discese senza freni non sempre correggibile nelle curve dall’improbabile volante direzionale; “uno monta la luna”, che richiedeva la presenza di almeno dieci ragazzi per completare il percorso fatto di salti per superare gli avversari pronunciando senza errori frasi rituali; i rumorosi “cannoncini” che utilizzavano come camera di scoppio le vecchie cave chiavi di portoni importanti, e le lunghe partite di calcio sulla spiaggia fino allo sfinimento totale. Ma anche le escursioni nel Cral della Montedison, il nostro “castello delle meraviglie”, sempre avventurose nel tentativo di evitare il cerbero guardiano e nell’orto di Messina alla ricerca di frutti e ortaggi stagionali, guardinghi e timorosi di incontrare il “giustamente feroce” proprietario.

Ma il gioco più importante era il “gioco della guerra,” anzi guerre “vere” ingaggiate con le “sofisticate” armi possibili di allora e confezionati in cucina: per spada il bastone della scopa e per scudo il coperchio della pentola più grande della batteria, parte importante della dote materna, sulla spiaggia come tanti paladini a Roncisvalle in una tenzone pomposamente definita, chissà perché, franco-spagnola. Analogie con i giochi dei bambini, che ritornano ciclicamente in ogni epoca: a quel tempo ancora non avevamo letto il capolavoro di Molnar. Infine anche il gioco “più crudele” inventato con aria innocente ed ingenua da sadici ragazzi, la buca scavata in riva al mare coperta da un foglio di giornale e mimetizzata dalla sabbia rossa dell’arenile, in attesa di assistere da lontano allo spettacolo dello sprofondamento delle povere vittime giustamente incavolatissime, uomini e donne al passeggio serale.

 

Sangianni, le radici

   Il legame con San Gianni non è stato mai interrotto e ogni ritorno, (anche oggi dinnanzi ai ruderi della vecchia casa e al sempre vitale albero di gelso), era gioia nostalgia emozioni. L’albero di gelso in particolare era il punto di riferimento di tutte le mie emozioni passate e presenti, dai suoi rami si diramano le conoscenze le sensazioni le esigenze il senso della vita.

Con il gelso è stato un colloquio continuo: rappresentava il piacere e gli aspetti più belli della vita, la dolcezza e le cose che la rendono interessante, il mondo della fantasia dove rifugiarsi e staccare dal trantran quotidiano. Per tanti anni, premio e regalo per le promozioni scolastiche ha significato il mio soggiorno al paese natìo: con gioia immensa, in quanto rappresentava il mondo dell’evasione e delle coccole da parte di tutti i parenti; il periodo di libertà assoluta, lontano dai “duri” metodi educativi di te, cara madre, ma responsabili, perché la morte del marito ti rendeva notevolmente duro “crescere” tre figli ancora minorenni.

San Gianni era una contrada abitata da un discreto numero di famiglie contadine, in condizioni difficili per la mancanza di strade e degli altri servizi minimi che rendono accettabile la vita, ma era viva e vivace, avendo tutti sviluppato dinnanzi ai sacrifici quotidiani il senso dell’ironia e il sentimento di solidarietà nel bisogno. Al centro della contrada il Canale, la fontana che captava, con l’antica tecnica del catuso, (attraverso una galleria cementata in leggera pendenza, abbastanza alta e larga per permettere una periodica pulitura, veniva captata l’acqua delle falde, che incanalata per caduta raggiungeva l’esterno per i vari usi o raccolta in vasche per successivi riutilizzi) l’acqua di una ricca sorgente del posto, messa a disposizione di tutta la collettività.

La strategicità della sua posizione lo rendeva importante e lo trasformava nell’agorà della contrada, dove non solo si attingeva l’acqua per tutti i bisogni, con recipienti a mano oppure con i barilotti trasportati dagli asini, ma era occasione di scambi culturali sociali di informazioni e notizie dal mondo, che giungevano con i tempi lunghi e con l’eco di fatti epici: la crisi di Suez acquistava i caratteri e l’epicità della guerra di Troia; Bruno ‘u murcu, il “saggio” della comunità, che andava in asino annualmente al Santuario di Polsi nell’inaccessibile Aspromonte, agli occhi dei bambini come me appariva con il piglio guerresco di El Cid in partenza contro i Mori. Gli asini, in calore e “con la mosca al naso”, nel frattempo si scambiavano con vivacità “i ragli d’amore”, rischiando di rompere il carico e creare scompiglio, spettacolo gradito auspicato e a volte favorito dai più piccoli.

Era il luogo preferito di noi ragazzi, sempre alla ricerca di nuovi giochi e “scherzi” da sperimentare su “vittime” umane animali e vegetali. Il più diabolico era quello di svuotare, aprendo una saracinesca di chiusura della grossa cebbia, una vasca collocata in pendenza rispetto alla fontana, che raccoglieva per caduta naturale l’acqua non utilizzata del canale in continuo scorrimento; la vittima era il proprietario dell’orto sottostante, “’u surdu ‘i Francu”, che si vedeva all’improvviso arrivare una notevole massa di acqua, incontrollabile, che letteralmente allagava il terreno, coprendo le piantine allineate con cura. Irripetibili le espressioni e le reazioni del malcapitato.

Altre vittime “predestinate” erano le galline e le pecore per la loro natura tranquilla, un po’ meno le capre che reagivano con violenza. A San Gianni, il nostro arrivo stravolgeva le tranquille abitudini delle galline fino al punto di far loro depositare le uova in posti diversi dal solito catoio (il basso dove venivano custoditi gli animali domestici comunicante con l’abitazione al piano rialzato, senza preoccupazioni o fisime d’ordine igienico-sanitario), il che inizialmente nella nonna procurava preoccupazione per l’improvvisa loro sterilità, ignorandone le vere cause.

Nello spiazzo davanti al canale si svolgevano anche le attività di lavaggio della biancheria, dal bucato quotidiano al rito del lavaggio straordinario della dote, in alternativa a quello che normalmente avveniva nelle fiumare non ancora inquinate, mentre la zia Antonietta intratteneva l’uditorio con le barzellette i motti gli scioglilingua e la lingua cifrata, nella quale era particolarmente versatile (ogni parola veniva velocemente scomposta in sillabe fatte precedere da prefissi vari, se ma te fa, per cui la frase “Carlo gioca al pallone” poteva diventare “seca serlo segio seca seal sepal selo seno” fra l’ilarità generale).

Non tutto, però, era idilliaco nella Contrada; all’interno della comunità i rapporti si svolgevano secondo le caratteristiche le problematiche e le dinamiche di un piccolo gruppo: convivenza non sempre facile per screzi e facili invidie, comunque sempre risolvibili dalla solidarietà, che scattava nei momenti del bisogno, e dai forti sentimenti di amicizia e di amore. L’espressione più alta della solidarietà del vicinato scattava nel momento in cui la morte colpiva una famiglia: ‘u cunsulu era una gara organizzata per sorreggere la famiglia colpita dal lutto, e per diversi giorni a turno i vicini portavano sostegno morale e sostegno alimentare con pasti caldi completi per tutti i componenti.

In tempi più recenti la raccolta delle more rappresentava l’appuntamento annuale per eccellenza del sottoscritto, insieme, nel corso degli anni, ai giovani parenti alla moglie e ai figli: l’escursione si concludeva nello spiazzo del canale, con le magliette e le mani insanguinate nel tentativo di pulirle utilizzando le more rosse ancora acerbe. Oggi il gelso è sempre lì, forte e resistente al tempo e alle intemperie: colpito e lesionato anche da un fulmine, è sempre rigoglioso, mentre tutto intorno è degrado, casa terreni viottoli e strada. Le more sempre dolci; la loro dolcezza rappresentano nel mio animo la dolcezza dei ricordi, l’innocenza dell’infanzia, la nostalgia di un tempo semplice che non tornerà mai più, le corse sugli asini da noi incitati come stalloni arabi, i giochi infantili, spesso crudelmente sadici quando venivano coinvolte galline pecore e za frate, le povere lucertole alle quali veniva staccata la coda, non senza prima che i sadici persecutori avessero recitato la formula dello scongiuro: non fu eu non fu eu ,ma fu u cani du iudeu, non fu diu non fu a madonna , ca fu u diavulu cu i corna (“non sono stato io, non sono stato io, ma è stato il cane dell’ebreo, non è stato Dio né la Madonna, ma è stato il diavolo con le corna”).

 

La morte di papà

   Era senz’altro un periodo felice per tutti noi e un futuro sereno, come prospettiva, sembrava pronto dietro l’angolo. Tutto falso: la morte di tuo marito, giovane ancora, ha creato grossi problemi alla famiglia, come li aveva creati il nonno Carlo con il suo allontanamento. Inscindibili le due situazioni cantate ancora dal poeta Peppino Dattilo, i sacrifici di nonna Saveria si legano poi a quelli tuoi, rimasta vedova e colpita da grave malattia, dopo un breve intermezzo di serenità:

“Saveria li figghi come rosi li criscia e per il mantenimento si prestava, la grande porta il nome di Rosina da giovane il Signore l’aiutava. / Un giovane educato s’avvicinava di nome Giovanni si chiamava, e la sposava con fede divina la mamma un po’ ca si rassegnava. / Du iennuru nu bracciu forti avia ca `cchiù di mamma lui la rispettava, penzava ca li peni li finia ma poi di novu ca l’incominciava. / Rosina e Gianni erano felici, tre figghi come rose hanno allevatu, Giovanni a Cotrone si ritira pecchì nella Montecatini lavurava. / La famigghia si portò vicina e la paci fra di loro nun mancava, mentre la sventura s’avvicina Giovanni avia la febbre e si ammalava. / Pe’ d’illu nun ci fu ‘na medicina, 1u medicu la cura si sbagliava, giorno pe’ giorno lui ca diperiva la moglie cu’ tre orfani lasciava. / Considerati il dolore c`avia povera mamma li figghi penzava, Rosina notti e giorno ca ciangia, tale sventura nun si l’aspettava. / Ma lu Signuri si detti la guida, forza e coraggio ad illa ca si dava e mu lavura non avia paura così lu pani alli figghi nun mancava; / e cu la menti sua sana ch’avia pe’ la cultura dei figghi penzava, e tutti e tre alla scola ca mandava e all’Università li mantenia, / ed illa assai cuntenta si tenia pe’ tutti i tre figghi chi ‘ndavia ca prossimu u diploma hannu `nti mani pemmu poi u cumincianu a lavurari. / La mamma nun descrive le sue pene, giacchè malata cu nu morbu `nfami, speramu ca benignu si manteni mu `ndavi vita quantu dura il pane, / li figghi mu li vidi sistemati…”( “Saveria cresceva le figlie come fiori e si adoperava con ogni mezzo per il loro sostentamento, la figlia grande portava il nome di Rosina e il Signore l’aiutava / un giovane di nome Giovanni chiedeva la sua mano e la sposava poi con grande amore e con rassegnata gioia della mamma / in quanto dal genero si sentiva protetta e rispettata convinta che le sofferenze ormai erano finite, però purtroppo ebbero inizio altre / Rosina e Giovanni erano felici allietati dalla presenza di tre figli allevati come rose, Giovanni si trasferisce a Crotone in quanto lavorava come operaio nella fabbrica Montedison / e la famiglia presto lo raggiunse. A questo punto la sventura si avvicina, Giovanni si ammala con febbre alta / e per lui non ebbero effetto i farmaci in quanto il medico sbagliava diagnosi e la cura e in pochi giorni morì lasciando sola la moglie con tre piccoli orfani. / Grande fu il dolore di Rosina, che piangeva in continuazione per tale disgrazia che minimamente si aspettava. / Ma il Signore non l’abbandonò, la guidò e le diede forza e coraggio per trovare lavoro e crescere i figli / e mandarli a scuola e all’Università per dotarli di cultura. / E fu contenta vederli conseguire un diploma per poter iniziare a lavorare. / La madre però non parla delle sue nuove pene, giacché colpita da una malattia inesorabile, noi speriamo che il male sia benigno e abbia la durata del pane buono / in modo da poter vedere i figli sistemati….”

   La morte di papà ha segnato in modo indelebile la nostra vita, condizionando progetti ambizioni e sentimenti, come si può notare nel seguente mio canto disperato ma anche di speranza:

“il tempo passato è solo un ricordo / un gomitolo avvolto di morte e di vita / un lampo improvviso /insieme ai pianeti è nata la terra / gli anni son lunghi / fra un sisma ed un altro appare la vita / la vita respira si muove si nutre / ecco è già pronta per prodursi di nuovo / animali giganti vinti dal gelo / solo ai più forti è concessa la terra / cresce rivive volano gli anni / l’uomo si forma / ma non è ancora uomo / caccia raccoglie senza un perché / occhi sbarrati dinnanzi alla fiamma / nel cuore vive un profondo timore / ora che sa lavora la pietra / fabbrica armi non ha più paura / comunica agli altri i primi concetti / sui muri ha già fatto i primi disegni / è homo sapiente lavora la terra / Gerico è pronta la prima città / il tempo passato è solo un ricordo / un gomitolo avvolto di morte e di vita / anche tu sei nato così / figlio di attesa di ieri di sempre / dalla notte hai visto la luce / pronto ai dolori e alle pene del mondo / piangi e non sai cresci fra i giochi / i tempi son semplici ha un senso la vita / la guerra è passata è solo un ricordo / corri veloce sei già scolare / ha inizio l’angoscia vicina ed amica / gioie sottili dolori improvvisi / muore tuo padre ora tu sai / è sfumato il sorriso lavori la vita / di rabbia e furore gli anni sono amari / timidezza e orgoglio gli anni son duri / quattordici anni tu sei ormai maturo / il tempo passato è solo un ricordo / un gomitolo avvolto di morte e di vita / tra rischi e battaglie l’uomo s’avanza / è greco è romano diventa già adulto / corsi e ricorsi non si contano più / si muore per Cristo si vive per niente / veste di cielo agogna la terra / guerre su guerre l’uomo è signore / giustifica tutto non ha più misura / vinti da popoli popoli vinti / scopre e distrugge in nome di un dio / aguzza l’ingegno va sulla luna / dal sangue versato nasce la vita / tutto il passato sospinge il presente / come un lunga fredda agonia / il tempo passato è solo un ricordo / un gomitolo avvolto di morte e di vita / tu sei cresciuto prima del tempo / ribelle ti opponi in modo impotente / senti la nausea guardi al futuro / diverso e più bello ma vivi l’angoscia / è un mondo virile di guerre e di lutti / senza l’amore senza la fede / tu invece ami tu forse credi / scuoti l’orgoglio giorno per giorno / senza più ali corri nel cielo / ogni ragione è stata bandita / solo parole libertà e giustizia / dai cuori dagli uomini da ogni paura / osservi la fine senza ideali / arida mente priva di pianto / è più saggio capire o esser capiti?”

Due immagini rimangono indelebili e permanenti nella mia mente: l’estremo saluto di noi figli al padre agonizzante ma cosciente e il carro funebre che portava la salma al cimitero e nello stesso tempo una parte del mondo interiore e la fanciullezza di tre piccoli inconsolabili. Una ferita per me sempre aperta un dolore indicibile, mai lenito neppure dalla paterna vicinanza del maestro e dalla solidarietà e dall’affetto dei compagni di scuola, che mi faranno trovare, con effetto deamiciano, sul banco al rientro un mazzo di fiori. Per rendere ancora più triste quel momento, i registi del dolore della nostra famiglia avevano “deciso” per moglie e figli lutto strettissimo, “per evitare che dimenticassero”: nero completo per diversi anni per la prima, camicia nera per i secondi.

 

La nuova casa

   L’anno successivo (1956) le “bande” vengono sciolte, il rione viene smantellato per far posto ad un moderno lungomare. Noi siamo costretti a trasferirci in una nuova casa, (le case popolari vengono costruite nelle zone periferiche della città, su terreni di scarso valore economico, non interessati dalla speculazione edilizia intrecciata mafiosamente alla politica, che ha portato a distruggere le zone del centro – la stessa operazione distruttiva sarà portata a termine nel primo decennio del nuovo secolo sulla costa che va dal cimitero alla zona Irto; si creano così veri ghetti, che emarginano dal contesto sociale le categorie più deboli, che rendono impossibile qualsiasi integrazione. Tale politica ha portato alla nascita di quartieri “difficili”, la cui valorizzazione è stata tentata con metodi discutibili solamente alla fine degli anni novanta: Fondo Gesù, San Francesco, Carmine) in un nuovo quartiere in via Libertà, dove al più presto le stesse bande vengono riorganizzate con nuovi amici e con nuove attività ludiche e aggregative.

Intanto con noi nella nuova casa vengono ad abitare la nonna materna, rimasta sola ad Ardore dopo la partenza per il Canada di zia Antonietta, e un fratello di mio padre, che era stato assunto con contratto a tempo determinato dal Direttore della Montedison, come compensazione per la morte di papà avvenuta per cause dirette di servizio mai riconosciute dalla stessa Azienda, approfittando della tua ingenuità, povera vedova rimasta sola e senza risorse, con tre figli ancora piccoli.

Lo zio, nel breve periodo rimasto con noi, ha rappresentato solo un lontano surrogato di figura paterna, tutto preso forse anche giustamente dai problemi della sua famiglia: a fine mese a noi consegnava gli assegni di famiglia riscossi per i nipoti provvisoriamente a suo carico e a lui rimaneva l’intero stipendio, mentre a carico di mia madre il suo vitto.

La nonna invece per noi era un punto di riferimento importante, ha aiutato con la sua presenza costante in casa mia madre, soprattutto quando ha iniziato a lavorare, ad aiutarci a crescere bene soprattutto sul piano morale, dandoci con semplicità i primi rudimenti etici per poter distinguere il bene dal male. Ancora ricordo le favole e i racconti mitici che ci raccontava, stuzzicando la nostra fantasia a fare viaggi liberatori di una condizione non troppo facile. Ricordo bene che ci parlava del popolare Giufà come se fosse un personaggio del paese, dell’invidiosa maga Sibilla in lotta continua con la predestinata benedetta Maria madre di Gesù, dei viaggi in Aspromonte di Gesù con i suoi discepoli fra le pietre e le rocche della valle del Buonamico, (grossi monoliti, che creano un paesaggio unico e fantastico; i loro nomi echeggiano storie esotiche e suggestive: Pietra Longa, Pietra Cappa, Pietra Castello, le Rocche di San Pietro) e soprattutto delle leggende legate al Santuario della Madonna della Montagna a Polsi (il Santuario basiliano di Polsi, eretto nel 1100, si trova in una valle suggestiva e silenziosa alle pendici dell’Aspromonte nel comune di San Luca; rappresenta per l’intera Calabria un faro di intensa spiritualità ed è meta di affollatissimi pellegrinaggi soprattutto durante la stagione estiva; i festeggiamenti si svolgono il 2 settembre; colpiva fino a pochi anni fa l’ancestrale rito, oggi severamente vietato per disposizioni sanitarie, della macellazione della carne di capra, all’aperto e davanti ai pellegrini, che veniva poi agli stessi cucinata e servita) e al Santuario della Madonna della Grotta di Bombile (il Santuario, che oggi è coperto interamente da due frane staccatesi dalla collina soprastante nel maggio/giugno 2004, era scavato interamente nella roccia arenaria e dotato di una pregevole facciata realizzata in pietra tufacea; del XVI sec., all’interno sull’altare maggiore una raffinata statua in marmo –si spera ancora intatta- attribuita alla famosa scuola siciliana dei Gagini; nei giorni 2 e 3 maggio, in occasione dei festeggiamenti, e nel periodo estivo erano migliaia i fedeli che si recavano in pellegrinaggio, attraverso una lunga scala scavata direttamente nel tufo, in un paesaggio d’incomparabile bellezza). E poi la sua immensa ingenuità, come quando dinnanzi ai primi televisori non riusciva a capacitarsi, girando attorno all’apparecchio, come tante persone e animali potessero stare comodi dentro una piccola scatola!

E proprio attraverso i suoi racconti, che stimolavano e stuzzicavano i miei sogni, ho cominciato ad amare ancora di più e ad apprezzare il paese natio e tutto l’interessante territorio della Locride. Tutte le estati passate ad Ardore con i miei cugini Benito Mario e Pepè, esperti nelle attività e nei giochi di campagna, ad apprendere la caccia agli uccelli con la fionda e alle farfalle, che richiedeva capacità di stare fermi immobili nelle zone più frequentate dai colorati lepidotteri, ma anche, avendo pure diverse cugine, il cucito e il ricamo insieme a loro nei nuovi Centri di Cultura popolare, sorti un po’ dappertutto nel Meridione per sollevarne le tristi condizioni di arretratezza. E insieme alle cugine, quelle in età di matrimonio, andavo al Santuario della Madonna della Grotta, intrufolandomi tra le dodici verginelle portate in processione alla Madonna come richiesta di aiuto nella cerca di un marito.

A proposito dei Centri di Cultura popolare bisogna dire che svolsero un ruolo importantissimo nei piccoli centri del Meridione, anche se spesso si prestavano purtroppo anche ad una gestione allegra e clientelare come avviene spesso dalle nostre parti e come ben evidenziato dal solito Peppino Dattilo in due sue belle poesie:

Centro di cultura popolare 1 / Inta sta zona cumpariu `na vuci / il Centro di cultura qui si faci, / qui nun ci sono omini istruiti / su’ analfabeti comu simu nati, / quei tempi camminavanu infelici / e scoli `nta sti zoni mai su stati. / Professori e professionisti tutti uniti / io pensu che a vui Roma v’ha invitati / un centru di cultura qui m’apriti / sta genti vui `na luci mu si dati. / Per le campagne si spargiu la vuci, / la sera i casi restano sfollati / e tutti quanti al centro riuniti / e della scienza simu illuminati. / Centristi di panini fustuvu forniti, / e di furmaggiu fustuvu cibati, / e la mattina latte mu `mbiviti, / fagioli a mezzogiorno mu mangiati, / vi dannu l’ogghiu a vu’ mu li cunditi / e la farina u’ pani pemmu fati, / medicu e medicini ca `ndaviti, / non fa bisognu mu vi lamentati. / `Ndaviti ad alta vuci mu diciti / ca chistu centru durata mu faci, / al dirigenti Diu mu benedici / c’a tutti quanti `nci faci da patri.”

Centro di cultura popolare 2 / La nuova giunta ca prisenti siti, siti eletti com’omini onorati, / vu’ tutti quanti u centru canusciti, / siti disposti vu’ mu l’aiutati, / e tutti ca `spansivi rispunditi / anche cuntenti a perdiri iornati. / E quandu lu furmaggiu dividiti / vi pregu li cosi giusti vu’ mu fati, / omini bisognusi ca non siti / perciò camorra vu non avverati, / ma si qualche pezzu in tasca vi mentiti / voi dal centro siti atorizzati, / si tuttu questo vui nun lu faciti / vui li iornati nun vi li pagati. / E quandu poi la roba dividiti, / chilla vecchia nun 1a sorteggiati / la roba nova mu vi 1a teniti / ca vui rappresentati i candidati. / Se tutto questo vui non lo faciti / `natt’annu chistu postu n’occupati, / io so’ sicuro ca vi ripentiti / non jiti a caccia a perdiri iornati.”

I Centri svolgevano insomma un ruolo polivalente: erano punti di riferimento e di ritrovo serale per gli uomini e pomeridiano per le donne, in zone dove non c’erano altri motivi di richiamo; altro motivo di frequentazione era rappresentato dalla consegna di viveri (formaggio giallo, fagioli, olio di semi, polvere di latte e di piselli, indumenti, calzature e persino medicinali) provenienti dagli aiuti che gli Americani mandavano ai paesi in via di sviluppo dopo la seconda guerra mondiale, nel quadro del Progetto Marshall. Ma il vero obiettivo dei Centri di cultura popolare era la lotta contro l’analfabetismo diffuso nel Meridione in percentuale altissima e l’educazione degli adulti: la Unla (Unione nazionale per la lotta contro l’analfabetismo) in questa attività si distinse per l’abnegazione e l’impegno di tanti volontari.

 

L’incontro con la fede

   Uno dei momenti più importanti della tua vita è stato l’incontro con la fede, con e attraverso la sofferenza che non ti ha abbandonato mai e che davanti alla croce di Cristo ha acquistato un significato nuovo e un senso. Una fede che è diventata “militante”, quando ha avuto la possibilità di esprimersi attraverso la genuinità e la purezza delle Comunità neocatecumenali, organizzate sui modelli agapici e della condivisione dei primo cristiani. Un incontro fortuito e casuale, quando negli anni ’70 cominciavano anche a Crotone a sorgere e ad organizzarsi nelle diverse parrocchie le prime comunità, sulla spinta dell’interesse ed entusiasmo sorti attorno al fondatore Kiko Arguello.

“Francisco (Kiko) Arguello negli anni ’60 del secolo scorso era un giovane pittore spagnolo che, insieme a Carmen Hernandez donna laureata in chimica e teologia, faceva anche il catechista a Palomeras Altas quartiere degradato di Madrid. La sua catechesi, rivolta a zingari prostitute e ladri, ricalcava la predicazione degli Apostoli, come è raccontata dagli ‘Atti’. L’incontro con l’arcivescovo della città, Casimiro Morbillo, è decisivo per il futuro di Kiko: il prelato infatti, dopo aver assistito ad uno di quegli incontri rumorosi intensi e vivaci, ne apprezza il metodo e lo invita a portarlo nelle parrocchie di Madrid. Nasceva così il Cammino neocatecumenale, oggi diffuso in tutto il mondo e riconosciuto ufficialmente dalla Chiesa dopo le difficoltà iniziali dovute alla particolare natura del ‘movimento’. Infatti il Cammino non è un’associazione ma ha il carattere di un’iniziazione cristiana di un catecumenato postbattesimale, la quale deve essere autorizzata dai vescovi nelle singole diocesi E’ una grande novità: infatti nella Chiesa, dove oggi si è abituati alla messa domenicale e ad una preparazione rapida ai Sacramenti, manca da 16 secoli un catecumenato, una scuola cioè che gradualmente introduca al mistero di Cristo e della Chiesa, che possa insomma aprire un cammino di maturazione della fede battesimale. Non è stato facile per le Comunità inserirsi nelle Chiese locali, in quanto portatrici di rivoluzionarie novità, che ha dato esca ad equivoci e malintesi con relative critiche (eccessiva separatezza dalla parrocchia, denunce di settarismo, culto della personalità del fondatore, poca attenzione per la confessione individuale, perplessità su alcuni metodi utilizzati dai catechisti quali i cosiddetti ‘scrutini’ pubblici su argomenti di carattere personale), oggi in parte superati da una migliore conoscenza della loro vera natura, che è quella di uno strumento e un metodo diverso per ravvivare la fede nelle realtà locali. Il 24 gennaio 1997 il Santo Padre riceve in udienza in Vaticano gli iniziatori del Cammino Neocatecumenale e gli itineranti, a 30 anni dalla sua nascita nelle baracche di Madrid, evidenziando il suo sviluppo e la sua diffusione impressionanti in più di 100 paesi, l’abbondanza dei doni che il Signore ha concesso per il suo tramite e la riscoperta della parola di Dio e la riscoperta della Chiesa come autentica comunità missionaria. In quell’occasione il Papa auspicava che fosse completata la stesura degli Statuti per un formale riconoscimento giuridico da parte della Chiesa: gli stessi poi furono approvati dalla Chiesa nel giugno del 2002. Il Cammino, in base a tali Statuti ha un carattere prettamente laicale. I due fondatori, Kiko e Carmen, insieme a padre Mario Pezzi della diocesi di Roma, costituiscono ‘vita natural durante’ il gruppo responsabile internazionale del Cammino. Alla scomparsa degli iniziatori, la futura triade dirigente sarà eletta con un mandato di sette anni, rinnovabile più volte. I numeri sono in continua evoluzione: per dare un’indicazione si ricorda che nel 2002 le Comunità operanti erano 16.700 in circa 5.000 parrocchie di 880 diocesi sparse in 105 Paesi. A Crotone i neocatecumenali sono oltre un migliaio, raccolti in 35 comunità distribuite tra le parrocchie del Duomo, San Domenico, Fondo Gesù, Santa Maria Madre della Chiesa, San Paolo, San Francesco, Santi Cosma e Damiani; le prime comunità nacquero nel 1975 per volere dell’arcivescovo monsignor Giuseppe Agostino. Nell’inverno del 1988 fu promossa a Crotone una grande missione popolare, durante la quale vide la presenza del fondatore Arguello”

   A te, cara mamma, l’incontro con tale modello di vita, ha permesso di approfondire e fortificare il messaggio di Cristo, ha dato la possibilità di continuare un “percorso di fede” più cosciente e interiormente più ricco. Un percorso di fede portato avanti con convinzione, senza tentennamenti, mai condizionato dai momenti difficili attraversati anche dalle Comunità, per crisi organizzativi o di crescita. Un percorso che Ti ha visto nel 2000 affermare, insieme ai tuoi fratelli e sorelle della 1^ Comunità di Crotone, l’adesione a Cristo, al Suo messaggio e alla Sua diffusione. Il viaggio poi a Gerusalemme, nello stesso anno, con la visita ai luoghi di nascita del Cristianesimo, ha suggellato tale patto con Cristo, configurandosi come una conclusione di una fase e un nuovo punto di partenza per una presenza più attiva nel mondo della Chiesa.

La Comunità ha rappresentato per Te dagli anni ’70 il prolungamento della Tua famiglia, con nuovi figli nuovi fratelli nuovi parenti rimasti nel tuo cuore fino all’ultimo giorno della Tua vita terrena: Pasquale e Caterina Aloisio, Pina De Luca,Francesco e Norma De Renzo, Angela Ettore, Enzo e Pina Facente, Franco e Assunta Fico, Isabella Fico, Leonardo e Caterina Fico, Annamaria Gotti, Emma e Luisa Gotti, Elio Guerriera, Michele e Rosanna La Grotteria, Annamaria Lamberti, Disolina Liotti, Pino e Maria Merigliano, Tanino e Maria Mungari, Angelo e Tina Papandrea, Fofò e Emilia Papandrea, Franco e Rosanna Papandrea, Massimo e Patrizia Papandrea, Saverina Perri, Franco e Brunella Proietto, Mimmo e Marisa Pupa, Pasquale e Rosa Ragno, Maria Teresa Ranieri, Jonny e Dina Rocca, Rosetta Russo, Antonio e Lucia Santoro, Vincenzo Siniscalchi, Cosimo Stillo, Franco e Rosetta Tempera, Rosetta Turco, Pasquale Valente, Anna Zannino e altri.

Per questo tuo vivo e intenso legame con la Comunità e per il tuo convinto percorso di fede, noi figli abbiamo deciso di vestirti con la “tunica bianca di Gerusalemme”, che ha coperto i vestiti profani, per renderti “presentabile” in modo adeguato e riconoscibile al Signore, e di collocare nella bara il rosario e la “tua” Bibbia prediletta, oggetto di lettura e studio continuo da parte tua.

   Per noi figli tu sei stata sempre un modello, anche quando le nostre idee divergevano dalle tue e non erano inquadrabili nel tuo “sistema di fede” con tua grande sofferenza. I tuoi insegnamenti sono stati semi che hanno dato piante e frutti, come risulta evidente da quanto scritto nei “Ricordini”: “la tua vita sofferente / ma / illuminata dalla fede / e al servizio del Signore / ai suoi cari / ha indicato un percorso / ha lasciato una traccia / ha offerto un modello / da seguire e imitare”; da quanto scritto nelle lettere inviate alla Tua Comunità e alla Direzione della Clinica ‘S.Giuseppe’ di Cotronei: “Carissimo Sig. Fofò, nel mentre ancora cerchiamo faticosamente di metabolizzare la scomparsa di nostra madre, noi Carlo e Pino, figli della Vs. sorella in fede Maria Rosa, sentiamo il bisogno di rivolgere un pensiero di gratitudine a Te e a tutti gli altri singolarmente, per tutto quello che avete fatto per nostra madre, per l’affettuosa disponibilità ad assisterLa e a starLe vicino, per avere creato intorno a Lei un clima di fraterna e gioiosa vitalità, per avere condiviso il suo “grande” percorso di fede, che l’ha sorretta fino all’ultimo giorno terreno. In Lei la personale forza di vivere trovava alimento e ristoro anche nelle modalità e nelle regole della Comunità. Per Lei a tutti Voi chiediamo preghiere, perché sappiamo che le vostre sono particolarmente gradite al Signore. Un forte abbraccio e un sincero saluto”; “Spett.le Direttore, chi Le scrive è uno dei figli della sig.ra Monteleone Maria Rosa, ricoverata nel mese scorso presso il Vs Centro di Riabilitazione Villa San Giuseppe e ivi deceduta il 22 maggio 2006. A nome di tutti i familiari, nel mentre ancora si cerca faticosamente di metabolizzare la scomparsa di nostra madre, voglio rivolgere un pensiero di gratitudine a Lei e a tutto il personale della struttura sanitaria, che si è rapportato nei confronti della nostra parente con professionalità competenza disponibilità e soprattutto umanità. Ciò ha permesso a nostra madre di giungere al termine della sua vita terrena con dignità e con qualche sollievo delle sue immani sofferenze fisiche. Purtroppo è da rilevare che non sempre è così, soprattutto nel nostro territorio, dove sembra difficile e a volte impossibile coniugare il giusto interesse economico degli operatori sanitari con la salute e il sollievo di tante persone sofferenti. La prego per questo di continuare su questa strada che è altamente meritoria”; e infine dai versi di una “difficile” e sofferta mia poesia a Te dedicata: “Con te non sempre il rapporto / è stato facile / per i miei limiti / per il tuo grande cuore / per i miei pregiudizi / per la tua mitezza / per le mie presunzioni / per la tua immensa bontà / la forza interiore / il tuo coraggio / e la salda fede./ Sono ai tuoi piedi / a chiedere perdono / una luce di speranza / comportamenti equilibrati / sfrondati d’arroganza / un segno e una guida / che stemperi e riduca / i miei limiti / i miei pregiudizi / le mie immense / immotivate presunzioni.”

 

Le carte e i “compiti”

   Ho trovato in questi giorni tra le tue carte gli appunti dei “compiti” che ti venivano assegnati per l’approfondimento della Bibbia: le tematiche, il numero dei versetti da sviluppare, le tue considerazioni in un “italiano improbabile” ma efficace e significativo. Quanta acutezza e profondità, nelle immagini e nei concetti. Riflessioni da trasferire anche agli altri e a noi figli, considerazioni sempre aderenti alle situazioni concrete della vita di tutti i giorni, mai fumose e isolate nel limbo della teoria inapplicata come spesso succede. Quello che segue è parte del frutto di tale cammino, un vero e proprio testamento spirituale che tu hai lasciato a tutti noi.

   Anno 1981 ·Questionario: Dopo tutto questo tempo che sei in comunità oggi che cosa cerchi nella comunità? Per te che cosa è la fede cosa produce cosa ti dà? Tu credi d’aver fede? Perché se non hai fede che devi fare per averla? – Io dopo questo cammino cerco di avere più fede e di essere più vicina al Signore e credere in Lui su tutte le cose. Io ascolto attentamente la parola di Dio però la capisco dentro di me e sono dura a manifestarla. Io per acquistare la fede devo avere la carità verso i fratelli perché dove la carità è amore lì c’è Dio e perdonare chi m’offende. (Passaggio 17 ottobre 1981 – Hotel Triton)

   Anno 1983 ·Pellegrinaggio – Giorno 27/8/1983 Partenza da Crotone, assieme a mia sorella, per Pompei e Montecassino (Santuari di San Benedetto e Santa Scolastica). – Giorno 28 Santa Rita da Cascia e Roccaporena. – Giorno 29 San Pietro e da frate Gino, pomeriggio partenza per Crotone. – Il primo giorno di questa gita ho avuto un grande dispiacere: un vagabondo mi prese la catenina più cara che avevo perché c’era il medaglione con le foto di mio marito e di mia madre.

   Anno 1984 ·Pellegrinaggio – Giorno 6/9/1984 Verso Salerno tutti i monti sono coperti di neve. Sosta a Montecassino, c’è il sole, Messa celebrata dal nostro Vescovo e dai nostri sacerdoti, partenza per Roma verso le ore 17.00, ore 20.00 cena presso Hotel Ergife via Aurelia. – Giorno 7 Convegno dal Papa, ritorno ore 13.00 e pranzo – Pomeriggio visita alla Basilica di Santa Maria Maggiore, a San Pietro, al Colosseo e via Appia. – Giorno 8 Santa Messa a San Giovanni Laterano, poi ritorno al ristorante per il pranzo – Partenza per il ritorno ore 16.10, in ritardo rispetto al programma perché si è persa la signora Castelliti Carmela.

   Anno 1986 ·Romani 15,30 – Questa lettera parla della preghiera. Io la preghiera la uso come un’arma e la faccio mattina e sera però tante volte mi domando che non sono degna di chiedere nulla al Signore ma questa lettura mi fa capire che se chiedo con amore sincero il Signore mi esaudisce. ·Giacomo 4,3,11 – Questa lettura mi colpisce perché dice che io mi devo fidare del Signore in tutte le cose che Lui manda. Il suo Spirito è su di noi e ci suggerisce quello che dobbiamo dire. Io mi trovo in difficoltà nelle risonanze nelle ammonizioni ma in questa lettura il Signore mi dà coraggio di non temere che non devo parlare io ma lo spirito che è dentro di me però se lo vivo con fede. (Scrutazio 19 ottobre 1986)

   Anno 1989 ·1)Quali sono le prove di Cristo in cui gli apostoli hanno partecipato – A quei tempi li metteva alla prova per vedere se avevano fede: mi colpisce quando dice a Pietro “tu mi tradirai prima che il gallo canti” e anche quel passo dove dice che il padre Abramo doveva immolare il figlio Isacco e vediamo come ha accettato questo invito, però il Signore vedendo la sua fede annullò quella morte e tante altre prove. Però vediamo e sentiamo nella scrittura che li metteva alla prova in ogni modo ma loro furono fedeli e per questo l’ha chiamato il suo popolo eletto e gli ha dato il suo santo spirito di andare a portare il suo messaggio a tutti i popoli e in questo ci invita anche a noi di essere imitatori di quegli apostoli, come dice la scrittura che se da Dio accettiamo il bene dobbiamo accettare anche il male e fare la sua volontà. 2)Quali sono le prove che Dio ti ha mandato concretamente nel tuo essere cristiano – Io debbo dire che sono stata messa alla prova fin dall’infanzia priva del bene paterno, poi mi ha provato con la morte di mio marito e sono rimasta vedova giovane con tre figli piccoli, poi con le malattie. Però debbo dire che, nonostante i miei peccati che mi ribellavo e l’ho rinnegato perfino a quei tempi perché mi vedevo priva di ogni risorsa, ho visto però in tutto questo l’amore di Dio che mi ha amato e mi ha dato la forza di risolvere tutti gli ostacoli che si presentavano alla mia vita. Adesso vedo concretamente che mi ama che in tutti questi anni di cammino ho visto veramente che nonostante le paure mi invia ad annunciare la sua parola e che attraverso le preghiere, che per me sono un conforto e un’arma preziosa alla mia vita e voglio chiedere che mi dà il suo santo spirito che non mi fa mai separare dal suo amore, che questo cammino di conversione mi ha ridato la vita. (Scrutazio 6 ottobre 1989)

   Anno 1990 ·1^Domanda: Quali sono i segni che Dio ha dato a te personalmente e che dimostrano che Gesù Cristo è vivo ed è il Signore. Io debbo dire che ha dato tanti segni nella mia storia passata e nella vita di ogni giorno, che come ho raccontato agli altri scrutini la mia vita è stata vissuta nella tribolazione fin dall’infanzia: prima abbandono paterno, poi al più bello della mia vita la morte di mio marito, poi la lunga malattia, poi la malattia di mio figlio il più piccolo, la lontananza del figlio maggiore. Tutte queste cose pesavano alla mia vita, non le accettavo, ero sempre ribellata, dicevo che Dio non mi amava, che mandava tutte le sofferenze a me. Andavo a messa tutte le domeniche, però ritornavo a casa e continuavo a ribellarmi, non accettavo se qualcuno mi offendeva, mi sentivo perduta, dovevo prendere il posto di bidella a scuola e non potevo a causa della mia malattia, anche i dottori dicevano che non potevo lavorare in quelle condizioni e debbo dire che ho lavorato e ho avuto tutto quello che desideravo per i miei figli e veramente è stato un segno meraviglioso che Dio ha dato alla mia vita, però tutti questi segni le ho scoperti dopo questo cammino che vedo che qui ho trovato l’amore e la pace nella mia vita, anche se sono sempre sofferente perché ho tanti acciacchi vedo che Dio mi dà la forza di superarli.

  • 2^Domanda: Davanti a questi segni tu chi dici che è Cristo? Confessalo pubblicamente e brevemente. Io devo confessare che Cristo è tutto nella mia vita perché solo in Lui si trova l’amore, solo Lui mi comprende mi sta vicino nelle sofferenze, specie in questo periodo che sto soffrendo, che vedo che non sta bene mio figlio, poi quando si arriva ad una certa età si sentono di più le sofferenze e la solitudine. Io vorrei essere compresa di più specie dalle nuore e alle volte me la prendo perché mi sento come emarginata, però vedo che il Signore mi dà la forza di starci sempre vicina e di essere utile di quello che posso, e anche questo è un segno. Poi vedo che il mio conforto è pure la preghiera, le lodi la mattina e la sera e mi sento più serena con la speranza che Dio mi sentirà contro i miei meriti di peccatora.
  • 3^Domanda: Quale è stata la tua esperienza della Tradizio e che ha significato nella tua vita. Per me è stata un’esperienza meravigliosa, anche se all’inizio pensavo che non ce la facevo primo per il mio carattere emotivo che mi blocca e non parlo, poi che mi stanco a camminare e vedevo che quando dovevamo andare anche se prima mi sentivo male e dicevo “Signore se tu vuoi che debba uscire fa che io cammini” e vedevo che mi dava la forza e quelle famiglie dove andavamo ci accoglievano e ci raccontavano i loro problemi e certi anche rassegnati della loro croce e ci dicevano di ritornare e ci colpivano le loro testimonianze, e questa è stata un’esperienza meravigliosa che il Signore ha dato alla mia vita e prego sempre il Signore di darmi la forza e il mio santo spirito di potere andare a portare agli altri le meraviglie che ho gustato io in tutti questi anni di cammino, ringrazio Dio e voi catechisti che con le vostre testimonianze ho sperimentato che Dio è Amore.(Giudizio 02/03/1990)
  • Presentazione del tema “La resurrezione della carne” su cui siamo invitati a credere. Queste letture sono un po’ dure a comprendere almeno per me, come questa resurrezione della carne può avvenire in tutto il genere umano che dopo morto può risorgere. Qui vediamo che l’articolo su questo tema dice che dobbiamo credere e dobbiamo risorgere nella fede e nella speranza, ci invita ad essere creature nuove e di risorgere in Gesù Cristo, parla di tutto il creato dice che tutto muore e tutto risorge, dice che il chicco del grano cioè di tutto il seme che si getta a terra muore e poi risorge, parla della notte dice che muore e risorge. Poi parla della Luna, dice ‘guardate la luna che muore ogni mese e poi risorge’ dice Dio ti dà molti indizi per farti credere che nulla è impossibile a Dio perché noi siamo morti nel peccato ma queste letture ci danno una speranza che Dio ci ama e che Lui è morto per il perdono dei nostri peccati e Lui ha vinto la morte. Perciò queste letture ci invitano a credere che risorgeremo nell’ultimo giorno e di credere nello spirito santo che il Signore ci ha dato la vita e la sua potenza ci ha creati. Adesso ascoltiamo le quattro letture che verranno presentate dai fratelli, che abbiamo scelto e poi la catechesi che ci fa capire tutta la storia di questo tema. (24/09/1990) ·Giovanni 20,17……. Marc10,51……. Salmo 89,27……. Giov. 20,16……. Matt. 8,10……. Germ.3.19……. Matt. 28,9……. (Scrutazio 13/12/1990)

   Anno 1991 ·Questionario – 1) Quali sono i segni che Dio ha dato a te personalmente e che dimostrano che Gesù Cristo è vivo ed è il Signore di fatti concreti. 2) Davanti a questi segni, tu che dici che Gesù Cristo è vivo confessalo pubblicamente e brevemente. 3) Quale è stata la tua esperienza della Tradizione e che significato ha per la tua vita. – 1) Io ho visto tanti segni che Gesù ha dato a me: il primo mi ha dato questo cammino di conversione alla mia vita e mi fece comprendere che Gesù mi ha sempre amato con tutti i miei difetti e i miei peccati; io ho avuto tante prove nella mia vita, l’abbandono paterno la morte di mio marito la mia malattia, che quando dovevo prendere un posto di lavoro mi sono ammalata e pensavo di non poterlo fare perché si trattava di una cosa inguaribile, però anche su questo ho visto che Gesù Cristo non voleva che soffrissero i miei figli e mi ha dato la vita e la forza di poter dare loro quello che era necessario per portarli avanti e arrivare a quello che loro desideravano contro i miei meriti di peccatora, in quanto ero sempre ribellata che dicevo che tutte le sofferenze Dio le dava a me, però ho visto questi segni meravigliosi e adesso devo dire che di fronte alle prove mi sento più paziente di superarle e penso che quello che Dio vuole sia fatta la sua volontà mentre prima ero sempre ribellata e piena di orgoglio e volevo che mi andasse tutto diritto. Ora ho scoperto che tutto quello che mi succede è per il mio bene e la sofferenza ti fa capire che Dio ti ama, tanto che durante l’ultima operazione sono andata tranquilla e serena dicendo che il mio dottore è Gesù Cristo è Lui che mi dà la forza di superarla. Dopo quando mi sono venute complicazioni, mi sentivo tentata di non accettarle, ero lontana dalla comunità, non avevo la forza di pregare, ero con la morte nel corpo e nello spirito, poi sono venute le sorelle per iniziare il tema della resurrezione della carne ed è stato come un segno perché in un primo momento pensavo di non farcela, poi il Signore mi ha dato l’aiuto di concluderlo e ho visto veramente che la sua parola mi aiutava ad andare avanti e ad accettare le sofferenze. Prego che Dio mi dia la forza di camminare sempre nella sua volontà. 2) Davanti a questi segni io dico che senza l’amore di Gesù Cristo la mia vita non sarebbe nulla, Lui è tutto, non c’è nessuno che mi può amare più di Lui, che mi ama come sono piena di peccati e quando a momenti mi lamento della mia situazione. Io ringrazio veramente Dio che mi ha chiamato a questo cammino, perché quando si è sposato l’ultimo figlio non lo dimostravo con loro ma dentro di me non accettavo di rimanere sola e ho visto che anche su questo Gesù ha avuto misericordia di me, mi ha fatto venire in comunità grazie anche a voi catechisti e alle vostre testimonianze e ascoltare la parola e avere questi libri di preghiere che veramente mi aiutano a vivere e andare avanti nella mia vita quoti-diana. Ho visto che anche i fratelli sono stati vicini con la preghiera e con il telefono quando sono stata all’ospedale e questi sono anche segni. 3) La mia esperienza della tradizio è stata anche questa un segno nella mia vita; veramente devo dire che prima avevo paura per tante cose e per il mio carattere non sapevo cosa dire quando andavo in una famiglia che non conoscevo e per le condizioni fisiche che non mi permettono di camminare, però ho visto che anche questo ho superato perché Dio mi ha dato aiuto e le famiglie ci aprivano e ci raccontavano i loro problemi e ci dicevano di tornare. Veramente quest’anno dovevamo andare a Caccuri, io sono andata poche volte e pensavo veramente di non andare per niente che non mi sentivo, eppure ho visto che il Signore mi ha dato la forza di andare e quando ritornavo mi sentivo meglio; mi ha colpito una sera in una famiglia una signora ha visto che mi sentivo male e mi ha detto chi me l’aveva fatto fare di partire da Crotone e arrivare fino a Caccuri, ma io ero contenta di quella bella esperienza. (Tradizio 22 febbraio 1991) (Professione di fede, inizio giovedì 28 febbraio, io sono uscita la prima al sorteggio.)

  • Redditio – Solenne professione di fede / 1^ comunità neocatecumenale della parrocchia SS. Salvatore San Domenico e Duomo di Crotone (Domenica delle Palme 1991 – Menù del banchetto conclusivo: Aragosta e Frutti di mare, Linguine alla polpa di granchio e Risotto alla pescatora, Grigliata di pesce misto e Insalata verde, Sorbetto Macedonia di fragole e Amaro)
  • Tema: La potenza di Dio. In questo tema vediamo come veramente la potenza di Dio è grande e meravigliosa verso il suo popolo. Nelle letture che abbiamo letto si parla dell’incredulità del popolo primitivo, che anche vedendo i suoi miracoli e i suoi prodigi non credevano in Lui e continuavano a non osservare i suoi comandamenti. Si parla anche del popolo nel deserto, che non voleva credere alla sua potenza e che lo voleva condurre alla terra promessa; dice che fatto sciogliere i monti li cambiò in sorgente d’acqua, ha fatto inaridire il mare per fare mettere in salvo il suo popolo. In questo libro abbiamo letto veramente le meraviglie della sua potenza che Dio ha compiuto in cielo e sulla terra. In queste letture ci presenta la figura di Abramo, che è stato fedele a Lui e di Mosé che ha pregato per il suo popolo nel deserto, e a questo invita anche noi la parola di questa sera. Queste letture, che abbiamo scelto e che verranno presentate dai fratelli, ci invitano a pregare e a non lasciarci vincere da Satana, di non pensare che noi possiamo risolvere i nostri problemi quotidiani senza la forza della sua potenza, ci invitano a credere che anche nei momenti più difficili della nostra vita la sua potenza ci dà la forza di superarli. (08/05/1991)
  • 2 Timoteo 1.9.11 – A me questa parola mi fa ricordare la mia storia, che io non accettavo le sofferenze, non accettavo la morte di mio marito, non accettavo la mia malattia, non accettavo la malattia di mio figlio, non accettavo il lavoro che il Signore mi aveva dato, non accettavo che i dottori durante la malattia nel 1959 avessero detto che avevo un male inguaribile. Mi ero ribellata non per la paura della morte, ma pensavo ai figli che erano piccoli. Però veramente come dice questa parola ero nella morte e il Signore mi ha salvato, mi ha chiamato a questo cammino per convertirmi, e veramente sono passati tutti questi anni e ancora sono viva e ho visto questa misericordia di Dio che ha avuto per i miei figli… Tito 3,5 – Anche questa lettera di Tito mi fa capire che se io ho superato tutti questi ostacoli e ho avuto la chiamata a fare questo cammino, non è stato per i miei meriti ma il Signore ha avuto pietà di me che mi vuole dare la vita eterna… Romani 8,28; 16,25 – Poi mi dà sollievo dove dice che a quelli che ha chiamato li ha anche giustificati, e questa è una parola di speranza per me che nonostante i miei peccati il Signore mi perdona, che io alle volte penso a quando l’ho rinnegato durante le mie angosce e sofferenze e ho visto veramente la sua misericordia che dietro la sofferenza mi ha dato la forza di superarle… Tito 2,11 – Anche quest’altro passo di Tito dice che il Signore mi vuole salvare e m’invita a non essere attaccata alle cose del mondo e a fare opere buone… Romani 6,9; 8,2 – Anche questa parola mi dà forza di superare tutti gli ostacoli e m’invita di accettare la mia storia che veramente io ero nella morte, però vedo che attraverso questo cammino e ascoltando la sua parola e attraverso le preghiere che mi danno la forza di andare avanti e di accettare quello che si presenta alla mia vita… Ebrei 2, 14, 15 – Anche questa parola mi dice di non lasciarmi tentare da Satana, quello che mi succede spesso mi dice di non temere che se mi mette alla prova viene anche in mio aiuto e questo è vero perché questa parola mi fa ricordare i tempi passati, e ringrazio veramente Dio e prego di darmi la forza di non separami mai dalla sua volontà… (Scrutazio 28/09/1991)
  • Marco 14,36 – Io ho letto queste parole e mi hanno colpito dove dice che erano con Lui Pietro Giacomo e Giovanni e cominciava a sentire paura e angoscia, diceva che la sua anima era triste e diceva loro di restare fino alla morte a vegliare e pregava il Padre a cui tutto è possibile di allontanare da Lui quel calice ma di fare alla fine la sua volontà. Ancora mi ha colpito dove dice che tornò indietro e trovò i discepoli addormentati e disse loro che non erano riusciti a vegliare un’ora sola e li invitò a vegliare e pregare per non cadere in tentazione perché lo spirito è pronto ma la carne è debole. Poi ho letto un altro passo Romani 8,15, dove dice che quelli che vivono secondo la carne e i suoi desideri saranno portati alla morte, invece quelli che vivono secondo lo spirito saranno portati alla vita. Questa parola mi colpisce perché vedo come è vero che la carne è debole in quanto non sono capace di fare la volontà del Padre di fronte alla croce e mi ribello di fronte alla sofferenza e sono tentata spesso di non accettare il male, però vedo come di fronte alla sofferenza il Signore si manifesta nella mia vita e mi dà la forza di superarla e questa parola mi dà coraggio e m’invita a pregare e chiedo al Signore di darmi il dono di non separarmi mai dalla preghiera e di fare sempre la sua volontà perché quello che vuole Lui è giusto e con questo mi fa capire che io devo vivere secondo la sua parola e secondo la sua volontà e di mettere in pratica tutte le meraviglie che ho vissuto in tutti questi anni di cammino e di osservare i suoi Comandamenti e anche quelli di voi catechisti che siete i messaggeri della sua parola. Prego veramente con insistenza questo Padre misericordioso di darmi, contro i miei meriti piena di peccati, di darmi il suo santo spirito di non dubitare mai del suo amore e della sua misericordia. (Crotone 14/12/1991, scrutazio Costa Tiziana)

   Anno 1992 ·Giovanni 8,42 – Ho letto questo passo del Vangelo dove dice “se rimanete fedeli sarete miei discepoli, cioè se rimanete fedeli alla mia parola sarete davvero miei discepoli e conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”: queste parole Gesù le rivolgeva ai Giudei, che gli rispondevano che loro discendevano da Abramo e non erano schiavi di nessuno. Gesù rispondeva loro “in verità vi dico che chiunque commette il peccato è schiavo del peccato, ora lo schiavo non resta per sempre nel peccato nella casa ma il figlio vi resta sempre e vi farà liberi; so che discendete da Abramo ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova posto in voi, io dico quello che ho visto presso il Padre anche voi fate quello che avete dal Padre vostro ascoltato”. Vedo come questa parola mi chiama ad essere fedele ai suoi insegnamenti e alla sua parola che ho udito in tutti questi anni di cammino e quello che mi hanno suggerito i catechisti, di osservare la missione che mi hanno dato di non lasciarmi tentare da Satana che è il padre della menzogna, come vedo che spesso sono tentata di non fare la volontà del Padre quando le cose non vanno come voglio ed io mi ribello a questa parola che mi chiama ad essere fedele e di fare la volontà del Padre, il solo Padre della mia vita. Poi ho letto un altro passo Romani 1.25 dove parla della salvezza mediante la fede. Qui ci esorta di non vergognarci di annunciare la sua parola, che a questo siamo stati chiamati, e questo mi rattrista perché vedo che non sono capace di parlare con franchezza perché temo di essere giudicata, ma questa parola mi dà coraggio e mi dice di avere fede. (Scrutazio – Domenica 9/2/1992)

  • Matteo 6,94 – Ho letto questo passo del Vangelo dove parla della preghiera e ci invita a pregare innanzi tutto con il cuore e con il Padre nostro, la preghiera che ci ha insegnato, dice di pregare in segreto senza ipocrisia perché Lui è il Padre e sa tutto ciò che ciascuno di noi ha bisogno: questa parola mi dà coraggio perché io prego, ma ho tante pretese e non so quello che devo chiedere e questo passo mi viene a dire che anche contro i miei meriti piena di peccati, questo Padre mi aiuta nelle mie necessità, dice pure di non accumulare tesori sulla terra dove tutto si consuma e dove i ladri ti possono rubare, ma di accumulare invece tesori in cielo perché lì c’è la vita eterna e chiedo che questo Padre pieno di misericordia mi dà il suo santo spirito ciò che è necessario e che faccio la sua volontà. Poi ho scrutato un altro passo sempre dello stesso apostolo, Matteo 4.23, dove parla della moltiplicazione dei pani. Anche questa parola si collega, vediamo come questo Padre ha compassione della folla e moltiplica quei cinque pani e i pesci, anche se erano pochi, la sua potenza ha sfamato tutta quella folla e molto è rimasto. Questa parola invita tutti noi ad avere fede in questo Padre, che anche se siamo nella tristezza e nella sofferenza c’è Lui che ci ama e ci aiuta di ciò che abbiamo bisogno. Io prego questo Padre misericordioso di darmi questo spirito di fede e di non separarmi mai dalla sua volontà e di essere degna di partecipare alla sua mensa e a quel pane non perisce che sia la vita eterna. Poi un altro passo, ancora Matteo 7.21, dove parla di due vie, e dice di entrare per la porta stretta perché larga è la porta e spaziosa e la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano in quest’ultima e pochi trovano quella giusta. Dice pure di guardarci dai falsi profeti e parla dell’albero buono e quello cattivo, che va gettato nel fuoco se non produce frutto. Questa parola a me fa paura perché penso che non vado per la porta giusta come dovrei e anche albero che produce il frutto mi sento di essere quello cattivo che non fa frutto perché mi lascio spesse volte guidare dal diavolo, pensare al giudizio degli altri, di non accettare la sofferenza e spesse volte mi sento una buona a nulla, però vedo come questa parola mi dice di entrare per quella porta che sono stata chiamata e scelta che vuol dire che se seguo quella potrò avere la vita eterna. Poi un altro passo, Matteo 21.22, dove parla ancora dell’albero senza frutto, dove si dice che ebbe fame e vedendo un albero di fico si avvicinò e non trovò altro che foglie e gli disse che non facesse mai più frutto e l’albero subito si seccò. (Scrutazio – Domenica 16/2/1992)
  • Tema “Venga il tuo Regno” – Il Regno di Dio significa lasciare tutto e servire Dio; il Regno di Dio è dentro di noi…·Marco 14,36 – Mi ha colpito la parte che parla di un Padre celeste misericordioso, che nonostante i miei peccati mi ha sempre aiutato nelle mie necessità e mi ha dato la forza di superare le avversità contro i miei meriti; invece invece il padre terreno non l’ho mai conosciuto e di ciò ho sempre sofferto. ·Matteo 11,25 – A proposito di benedizione, io veramente devo benedire il Padre celeste per tutto quello che ha dato alla mia vita e soprattutto per avermi chiamato a questo cammino. ·Romani 8,15 – Qui mi dà coraggio questa parola dove si dice che “voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per cadere nella paura ma lo spirito di figli adottivi”: questo mi fa capire che ha misericordia di me e prego questo Padre di non farmi separare mai dal suo santo spirito. ·Giovanni 3,35 – Anche questa parola parla del Padre e mi chiama all’obbedienza e alla conversione e mi esorta a credere che mi ama così come sono piena di peccati. · Marco 14,36 – Mi ha colpito dove si dice “A Te Padre tutto è possibile, se possibile allontana da me questo calice se lo vuoi”; io su questa parola vedo che il Signore mi chiama alla conversione a vegliare a pregare e a fare la sua volontà, perché senza il suo aiuto non ce la faccio a fare la mia. ·Matteo 11,25 – Mi ha colpito dove si dice “Ti benedico Padre perché hai nascosto ai sapienti e agli intelligenti queste cose e le hai rivelate ai piccoli”: questa parola mi dice di farmi piccola che io tante volte mi sento umiliata e non vorrei sottomettermi e anche che io non faccio risonanza che temo di sbagliare e di essere giudicata, ma questa parola mi dà coraggio e devo benedire veramente il Signore per l’aiuto che mi dà e soprattutto per avermi chiamato a questo cammino ·.Marco 14,3 – Mi ha colpito dove parla della donna che versa il profumo sul capo di Gesù: questo mi invita a essere generosa e di amare il prossimo, cosa che tante volte non faccio.

   Anno 1993 ·Questionario Convivenza 1993/1994 – Dopo quasi trent’anni dagli inizi del Cammino Neocatecumenale e di fronte agli ultimi eventi e a tanti frutti che sono apparsi davanti ai nostri occhi, cominciamo a intravedere che lo Spirito Santo ha suscitato questo cammino per aiutare la Chiesa nel suo rinnovamento dopo il Concilio Vaticano II. All’interno di questo itinerario di fede tu sei stato scelto da Dio per un ruolo concreto, e per questo sei stato aiutato da fratelli posti a servizio della tua fede e sostenuto da tante grazie lungo tutti questi anni. Di fronte all’immagine della Chiesa come Corpo che abbiamo ascoltato questa mattina in San Paolo e alla Scrutazio sulla Carità che visibilizza la natura di Dio in noi; in rapporto alla nuova evangelizzazione e alla situazione del mondo e della Chiesa di oggi: a) tu che cosa pensi? b) nella tua situazione concreta, che cosa vedi che Dio ti chiama a fare? ·Colossesi 3,9-10 – In questo versetto dove dice di non mentire gli uni agli altri e di rivestirci dell’uomo nuovo. Questo vuol dire che se il Signore mi ha chiamata a questo cammino vuole salvare la mia anima. Io pensavo che avere tutti i sacramenti ascoltare la messa e osservare i comandamenti bastava, ma ero nella morte che non conoscevo i miei peccati. Oggi dopo tanti anni di cammino dovrei conoscerli ma tante volte sono tentata di essere peggiore di quelli che sono fuori. Poi ho scrutato Gen. 1,26 dove parla della creazione, dove dice che ci ha creato a sua immagine. In questo ci invita a fare come Lui, di amare l’altro come Lui ha amato noi e di perdonare come Lui ha perdonato noi, ma questo tante volte senza il suo aiuto è impossibile. Poi Romani 6,6 dove dice che il nostro uomo vecchio è distrutto nel peccato e ci esorta ancora a rivestirci dell’uomo nuovo, che Lui è morto per i nostri peccati, e mi chiama alla conversione per la quale sono chiamata. Poi Efesini 2,15 dove parla anche qui della morte: dice che da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatto rivivere e salvati con Cristo. Veramente questa parola mi fa rivivere e mi ha fatto continuare a vivere, perché vedo che quando sono lontana da questa parola sono nella morte. A me colpisce tutta la celebrazione in questa convivenza, iniziando da ieri sera. Vedo come il Signore ha misericordia di me. Io quando ho sentito che c’era la convivenza, ho mormorato che, sembra che si mette la tentazione, avevo altri impegni, però vedo come il Signore ha scelto la cosa migliore. (Convivenza Steccato di Cutro – 16/10/1993) ·Ezechiele 36,26 – In questo passo dove dice “vi prenderò dalla gente, vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati”, mi colpisce che veramente dovrei benedire il suo nome ogni giorno e santificare il suo nome, che senza il suo aiuto io non sono nulla. Ma tante volte vedo che, quando mi ribello di fronte alle prove, il Signore è sempre presente. Poi Giovanni 17,6 in cui dice “ho fatto conoscere il mio nome agli uomini”. Veramente è bello conoscere il suo nome e credere che Lui è la Luce che illumina la nostra vita. E’ beato chi conosce e crede nel suo nome. Io in questo mi posso veramente chiamare beata, che questo cammino mi sostiene e mi dà forza di andare avanti e ascoltando la sua parola mi dà forza di accettare la mia storia. (Scrutazio 10/11/1993 in casa di Pino e Marisa – sia santificato il tuo nome)

   Anno 1994 ·Matteo 26,39 – Qui parla di quando Gesù pregava al Getsemani e diceva al Padre se fosse stato possibile di allontanare da Lui quel calice, “però non quello che voglio io ma come vuoi tu” e su questo ci invita a fare la volontà di Dio, vedo come io faccio al contrario, mi ribello di fronte alle prove e alle sofferenze e questa parola mi invita ad accettare quello che il Signore vuole e mi chiama alla preghiera. Poi ho scrutato Giovanni 4,34. Qui mi colpisce dove dice che il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato a compiere la sua opera e ancora mi chiama a fare la volontà del Padre e di compiere la missione che mi è stata affidata. E prego che questo Padre abbia misericordia di me e prego di darmi il suo santo spirito e di accettare quello che Lui vuole, perché senza il suo aiuto io non ce la faccio. Poi ho scrutato Romani 5,19. Qui parla della salvezza e dice che per colpa della disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, ma poi sono stati costituiti giusti, tanto che dice ancora che là dove abbonda il peccato sovrabbonda la grazia. Questa parola mi dà sollievo perché forse il Signore ha pietà di me e mi ama così come sono piena di peccati e mi chiama alla conversione. Poi ho scrutato Giovanni 14,30. Qui mi colpisce dove il Signore dice “bisogna che il mondo sappia che io amo il padre e faccio quello che il padre mi ha comandato”: qui Lui ancora mi chiama all’obbedienza, ad adunare il prossimo e di fare la sua volontà. (Scrutazio – 10/4/1994) ·Questionario: “Ma soprattutto grande frutto di questo Cammino è lo slancio missionario. Apprendo con gioia che le parole da me rivolte ai giovani a Denver hanno trovato una eco in voi. Dicevo allora ‘Non è tempo di vergognarsi del Vangelo (cfr. Rm. 1,16). E’ tempo di predicarlo dai tetti (cfr. Mt. 10,27)” Per questo vi state preparando a grandi missioni popolari, rivolte particolarmente a quanti si sono allontanati dalla Chiesa o ancora non la conoscono. Auspico che l’iniziativa di annunciare il Vangelo per le strade svolta in pieno accordo con i Vescovi locali, porti ovunque abbondanti frutti.”(Giovanni Paolo II ai catechisti itineranti, Roma 17 gennaio 1994). 1)Domanda: Quali sono secondo te gli inganni che il demonio ha seminato, sotto apparenza di bene e felicità, nell’uomo di oggi e i cui frutti di distruzione sono visibili? 1)Risposta: Ricchezza, avere denaro, quindi sicurezza economica, avere pochi figli, la droga e tanto altro. – 2)Domanda: La famiglia cristiana è la cellula base della nostra civiltà. Quali sono secondo te le cause per cui la famiglia si sta distruggendo oggi in tutta Europa? Cosa dobbiamo fare…? 2)Risposta: Si sta distruggendo perché pensa troppo alle cose del mondo, non si affida alla volontà di Dio, si è inculcato nel mondo il divorzio, l’aborto, ed altro. Secondo me bisogna evangelizzare, testimoniare con la propria vita l’amore di Dio. – 3)Domanda: Quali “segni” ha compiuto il Signore nella tua vita personale e familiare che ti fanno oggi suo testimone per questa generazione, e che ti spingono ad andare a predicare il vangelo per le strade? 3)Risposta: In me ha compiuto tanti segni, sono rimasta vedova giovane con tre figli ed ero disperata, il Signore mi ha aiutato a portarli avanti con il suo aiuto, credo nella resurrezione dei morti e poi tanti altri fatti. Prima non accettavo la solitudine, il fatto di essere rimasta sola dopo che i miei figli si sono sposati, oggi posso testimoniare che il Signore è diventato il mio compagno, il mio conforto.(Convivenza di inizio corso 94-95 – P.S.Giorgio 15/18 settembre 1994) ·Ebrei 2,14-15 – Mi colpisce questa lettura, vedo come io tante volte sono nella morte che non accetto la sofferenza non accetto di essere umiliata e questa parola mi chiama alla conversione. Poi Matteo 16,17 dove Gesù dice a Pietro ‘Beato te figlio di Giona che il Padre mio ti ha rivelato’. E questo mi fa capire che sarò beata e avrò il regno dei cieli se metto in pratica tutto quello che ho ascoltato in tutti questi anni di cammino, ma vedo che io sono peggio di prima piena di peccati e spero che oggi il Signore converta il mio cuore. Poi Romani 5.1,2 dove si dice che a causa di un uomo il peccato è entrato nel mondo e il peccato ha raggiunto tutti gli uomini e questo mi dice di riconoscere i miei peccati di non sentirmi migliore di quelli che sono fuori, e mi chiama alla conversione. Poi Giovanni 12,31 dove parla del giudizio di questo mondo. Ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori quando sarò levato da terra attirerò tutti a me. In questo mi chiama a fare opere buone che alla fine sarà un giudizio. Poi Giovanni 3,19 dove si dice che la luce è venuta nel mondo ma gli uomini non l’hanno accolta ed hanno preferito le tenebre perché le loro opere erano malvagie. E in questo mi chiama ancora alla conversione e ad mare il prossimo e di avere fede in Lui. Quindi Romani 3.25 dove dice che Dio lo ha prestabilito a servire come strumento di espiazione per mezzo della fede nel suo sangue, di manifestare la sua giustizia dopo i peccati passati. E questa parola mi dà sollievo perché io un tempo l’ho rinnegato, dicevo che Dio non esisteva, e lo sono ancora piena di peccati che vedo dopo questi anni di cammino e di ascolto della sua parola sono tentata… (Convivenza dal 10 al 14 novembre 1994)

   Anno 1996 ·Questionario: “Dopo più di trenta anni che il cammino è passato dalle baracche alle parrocchie, oggi più che mai si vede la validità della missione che il Signore ci affida: creare comunità come la Sacra Famiglia di Nazareth che mostrino al mondo secolarizzato e sempre più pagano, la vita eterna che abita in noi, visibilizzata nell’amore ‘come io vi ho amato, amatevi. In questo amore riconosceranno tutti che siete miei discepoli.’ Anche se tutti siamo invecchiati non possiamo fare a meno di rendere gloria a Dio per i grandi prodigi che ha operato in mezzo a noi, soprattutto per la pazienza con tanti peccati nostri e con la nostra fragilità: veramente la comunità cristiana come Corpo d Cristo è la testimonianza che è Lui che ci ama e che porta sul suo corpo i nostri peccati, ripagando il male con il bene. Prendendo atto di questa realtà e all’inizio di quest’anno 1996-97: 1)Sapresti dire in che cosa consiste questo amore, ‘come io vi ho amato’, che tu devi mostrare perché tutti coloro che ti attorniano dicano: ecco un discepolo di Cristo? Di’ fatti concreti. 2)Di’ una parola sulla missione della Chiesa nel mondo, sulla missione della comunità nella parrocchia e sulla missione che Dio affida a te all’interno della comunità, nel lavoro, nel matrimonio e nella società”. 1)Io dico che questo amore consiste che io dovrei amare come Dio mi ha amato e accettare l’altro così come quello che mi sta accanto e anche quello fuori e dargli l’amore come l’ho ricevuto io in tutti questi anni e veramente dovrei gridare al mondo che Dio è amore e vedo che mi ha sempre amato così come sono piena di peccati che mi ribello davanti alle prove, però vedo che Lui mi sta sempre accanto e mi dà la forza di superarli. 2)Per la missione nella chiesa io vedo che non sono capace nemmeno a fare risonanze e non vorrei avere questo carattere e prego il Signore di darmi il suo santo spirito di potere svolgere questa missione che Dio mi ha affidato e anche i catechisti. Ringrazio il Signore che mi ha dato questi Fratelli che hanno tanta pazienza come di portarmi alle celebrazioni e prego il Signore per loro che li colma di ogni bene. E’ vero che a questo siamo stati chiamati, ad aiutarci gli uni gli altri e di trasmettere anche fuori della Chiesa l’amore di Dio e anche in famiglia. (Convivenza Catechisti Italia – P.S.Giorgio 19/22 settembre 1996) ·2 Corinzi 5,15 – Il Signore mi chiama ad avere fede dove dice che Egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivono per se stessi che vivono per colui che è morto e risuscitato (Convivenza 9/11/1996) ·Romani 6.11, 7.1 – Dove dice che così anche voi consideratevi morti al peccato ma viventi per Dio in Cristo Gesù; anche questa parola mi dice che senza il suo amore e il suo aiuto io non sono nulla (Convivenza 9/11/1996) ·Romani 7,5 – Questa parola mi dice di non attaccarmi alle cose che periscono ma a lui (Convivenza 9/11/1996) ·Romani 1.3,9.5 – Ho scrutato il brano dove dice di quel Dio al quale rendo culto nel mio spirito annunziando il Vangelo, su questo mi chiama annunciare Lui a chi ha bisogno, ma vedo che io non sono capace di consolare nessuno e prego sempre che mandi il suo santo spirito a illuminarmi ad andare da quelli che hanno bisogno e amare anche quelli che non mi amano (Convivenza 9/11/1996) ·Salmo 37,1 –Questo salmo mi esorta di non peccare e di avere timore di Dio (Convivenza 9/11/1996) ·Giobbe 7.6.16.14 – I miei giorni sono stati più veloci di una spola, sono finiti senza speranza, ricordati che la vita è un soffio di vita: questa parola mi rattrista perché quando sto male mi abbatto e penso che è finita e prego il Signore di aiutarmi (Convivenza 9/11/1996) ·Isaia 40.7 – Dove dice che secca l’erba e il fiore appassisce ma la parola del nostro Dio darà sempre la vita e vedo che questa parola mi fa vivere la mia vita quotidiana (Convivenza 9/11/1996) ·Prov. 14,2 – Dove dice che chi disprezza il prossimo pecca ed è beato chi ha pietà degli umili: questa parola mi colpisce perché io non disprezzo ma giudico tante volte. Poi ho scrutato Geremia 20,10 dove dice che “tutti i miei amici spiavano la mia caduta”: anche su questo vedo come io pecco continuamente. Poi il Salmo 31.12,14 dove dice che sono loro i propri nemici il disgusto dei miei vicini e gli errori dei miei conoscenti… Poi Giobbe 19.13,19 in cui dice che “i miei fratelli si sono allontanati da me e persino gli amici si sono fatti stranieri”. Ancora Giovanni 13.18 dove dice “non parlo di tutti voi, io conosco quelli che ho scelto”. Poi Tobia 4.7,11 – Qui dice “fate elemosina in base a quello che possedete, se possedete molto fate molto, se possedete poco fate ugualmente”…. E poi ancora il Salmo 41… il Salmo 42… Giovanni 4.1… Isaia 26.9… il Salmo 34.30… Genesi 2.4… il Salmo 18.3 – ti amo Signore mia roccia mia fortezza mio liberatore mia rupe in cui trovo riparo (Convivenza 10/12/1996)

   Anno 1997 ·Salmo 44… Isaia 63.7… Salmo 74… Samuele 7.22,23…dove si dice che “Tu sei davvero grande Signore, non c’è un altro Dio fuori di te e proprio come abbiamo udito con i nostri orecchi … Salmo 45… Geremia 12.1… Salmo 21.6 Ezechiele 16.3… (Convivenza 02/04/1997) ·Matteo 1-18 – Questa parola mi colpisce dove dice come avvenne la nascita di Gesù. Lei era promessa sposa di Giuseppe ed era incinta prima che andassero ad abitare insieme, ha partorito un figlio e lo chiamarono Gesù. E vedo come questo versetto mi insegna ad amare e perdonare e non giudicare come fece Giuseppe. Poi Matteo 4.3.11 dove parla della tentazione di Gesù, che tante volte sono tentata a non accettare la sofferenza e la croce. Poi Matteo 4.40.43. Anche qui parla della tentazione di Gesù, dice ‘Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni salva te stesso se tu sei figlio di Dio e scendi dalla croce.’ Vedo come questo tentatore cerca in tutti i modi ma non ci riesce e questa tentazione spero e prego il Signore che mi aiuti sempre di rinunciare a Satana e accettare la mia croce come il Signore vuole. Poi in Marco 1.11 dove si dice che si sentì una voce dal cielo che diceva ‘Tu sei il figlio mio prediletto in te mi sono compiaciuto.’ Io benedico il Signore che mi ha chiamato a questo cammino per la mia conversione che mi ha amato e mi ama così come sono piena di peccati. Poi Marco 5.7 dove dice che ho … con quell’indemoniato e questo mi ricorda il passato quando ho perso mio marito che veramente il demonio si era impossessato di me che pensavo che Dio non mi amava che mi avesse abbandonato e il cammino mi ha fatto scoprire quello che ero. Poi Matteo 11.25.27 dove dice ‘Ti benedico Padre perché hai nascosto queste cose ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli.’ Vedo come il Signore ha scelto me che sono piccola e mi ama così come sono. Poi Marco 9.7 dove dice “Poi si formò una nube e uscì una voce che diceva ‘questo è il mio figlio prediletto ascoltatelo.” Questa parola mi invita ancora una volta ad ascoltare la sua voce non quella del maligno. Poi sulla domanda che dice ‘Dio ti ha eletto prima della creazione del mondo sua figlia adottiva’ dico che Dio mi ha creato per essere veramente sua figlia adottiva e mi vuole santa e immacolata, che Lui è il Padre, Lui è padrone della mia vita per mezzo di Lui sono al mondo. Lui è il Padre celeste il Padre che perdona il Padre che mi ama, così come sono io non ho quasi conosciuto il padre perché emigrato e non è ritornato più e ho visto che il Padre celeste è stato il mio aiuto e mi ha dato sempre la forza di andare avanti nelle prove e nelle sofferenze e nella croce della mia vita quotidiana e nella mia storia. Perciò io con il suo aiuto rinuncio a Satana perché se non ho il suo aiuto tante volte sono debole perché è vero che la carne è debole. Io da giovane mi sentivo che la mia vita era nell’angoscia perché sono cresciuta senza padre. Venivo da una famiglia modesta e mi sentivo peggiore degli altri, però Dio mi ha amato e mi fece andare avanti e fino ad oggi vedo che senza il suo aiuto io non sono nulla e vedo che prima non accettavo né di essere umiliata e non accettavo le prove e le sofferenze. Ho visto veramente che Dio è misericordioso è sempre nella mia vita e più forte sono le sofferenze io sento che è vicino che non sono sola e prego che manda il suo santo spirito e mi fa vivere come figlia di Dio che perciò mi ha eletta e mi ha chiamata a questo cammino e in tutti questi anni ho gustato tante meraviglie. (Scrutazio 10/05/1997 – Convivenza per passaggio) ·Salmo 46… Salmo 47… (Convivenza per passaggio Vibo 11/05/1997 – Ritto 27 maggio 1997) ·Salmo 48… Salmo 96.4…Salmo 50.2… Lam. 2.15… Isaia 15.14… Geremia 431… (Convivenza 08/07/1997) ·Salmo 49… Salmo 78.2… Proverbi 10,35… Geremia 9,22… Matteo 16,26… Olett…. Dove si dice che del saggio e dello stolto non resterà ricordo futuro e tutto sarà dimenticato. Salmo 73,20… (22//07/1997) ·Salmo 50… Giosuè 22… Isaia… 8.3,19… Salmo 19,2… Salmo 51… in cui si parla del perdono dei peccati, ed io spero che Lui, che è pieno di misericordia, mi perdoni per i peccati che in questo periodo compio per le mie sofferenze e le mie malattie… Ezechiele 18.23… Isaia 28.12… Isaia 6.3…(Scrutazio 07/10/1997) ·Timoteo 1,15 – E’ veramente degna di essere ascoltata questa parola perché mi chiama a conversare e parla della vita eterna: io prego il Signore che mi porti veramente a questa vita eterna pur essendo piena di peccati (Convivenza Steccato di Cutro, 6/11/1997) ·Timoteo 3.1 – Qui si parla di fede e io prego sempre il Signore di darmi la fede di fare la sua volontà (Convivenza Steccato di Cutro, 6/11/1997) ·Salmo 52 – Questo non l’ho fatto perché stavo male, l’ho letto da sola: anche questo salmo mi chiama a conversare e mi esorta a non giudicare e di fidarmi del Signore e di fare la sua volontà perché senza il suo aiuto io non posso fare nulla (Convivenza Steccato di Cutro, 6/11/1997)

   Anno 1998 ·Salmo 53 – Questo salmo, che ha il titolo dell’uomo senza Dio, mi dice che con le mie forze non faccio nulla (27/01/1998) ·Salmo 10 – Questo salmo mi invita alla preghiera e lodare Dio per tutto quello che fa per me; io a volte mi sento non amata e abbandonata e quest’arma che è la preghiera mi fa andare avanti nelle mie sofferenze e nella mia vita quotidiana (27/01/1998) ·Salmo 7,9 – Anche qui si parla di preghiera; mi dice di rifugiarmi in Lui e questo è vero perché senza di Lui io non sono nulla (27/01/1998) ·Geremia 11,20 – Qui si parla di giustizia: Lui è giusto giudice e giudica il cuore di ciascuno di noi, io chiedo di perdonare i miei peccati (27/01/1998) ·Salmo 54… che mi esorta a pregare e fidarmi di Lui che è giusto in tutte le cose… Salmo 86,14… Salmo 1.18,7… (03/03/1998) ·Questionario –1)Concretamente qual è il giogo di Cristo dolce e leggero che io devo prendere? 2)Qual è la mitezza e l’umiltà di cuore di Cristo che io devo imparare per trovare riposo per la mia anima? (Matteo 11,29 – 30) – 1)Concretamente devo dire che mi devo fidare di Lui che in tutti questi anni di cammino mi è sempre stato vicino, perciò devo avere fede in Lui sopra ad ogni cosa, anche nelle prove in cui ho visto l’amore di Dio veramente nei periodi della mia sofferenza anche nei momenti più terribili ho visto che Lui ha sempre misericordia di una peccatora come sono e mi dà forza e coraggio di superare qualsiasi ostacolo nella mia vita quotidiana. 2)In questa seconda domanda mi esorta ancora di avere fede e di essere mite e umile di cuore con chi mi sta vicino e con me stessa e prego che mi dà Lui il suo santo spirito perché da sola non ce la faccio e di avere Lui pietà della mia anima. (Convivenza Costa Tiziana – 7 giugno 1998) ·Salmo 57 – Questo salmo mi invita ancora una volta alla preghiera e a rifugiarmi all’ombra delle sue ali… Salmo 17.8… Salmo 72,19… (23/06/1998 ·Giovanni 1.16 – Mi chiama alla conversione e all’amore verso l’altro anche se non merita di essere amato. Questo messaggio l’ho ricevuto pure dai catechisti e prego sempre di non essere trovata nel peccato. Io a volte mi sento non amata dagli altri e questa parola mi dà sollievo perché dice di non meravigliarci se il mondo vi odia e noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita e questo perché il Signore mi ha chiamato nella chiesa a fare questo cammino di conversione e ascoltare la sua parola… Mt. 5,48 – dove dice di essere perfetti come perfetto è il nostro padre ed io prego sempre il Signore di darmi il dono e di aiutarmi a fare sempre la sua volontà… S. 2,6 – dove dice che chi dice di dimorare in Cristo si deve comportare come Lui si è comportato, che ha accettato la morte e la croce. Vedo che tante volte mi ribello di fronte alle sofferenze e a tutto quello che mi succede nella vita quotidiana e questo non è giusto… Efe. 5,2… Mt. 20.48 – In cui si dice che il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito ma per servire e dare la sua vita. In questo mi invita all’amore ed essere umile… S. 8.44… Gn. 3.15… G. 15.18 – Dice se il mondo vi invidia, sappiate che prima di voi ha odiato me e questa parola mi dà sollievo che tante volte mi sento come un’emarginata in questa mia situazione in cui mi trovo (Scrutazio settembre 1998) ·Giovanni 3.16 – In esso è detto che noi abbiamo conosciuto l’amore di Dio, che ha dato la sua vita per noi e ci esorta a dare anche noi la vita per i fratelli, cosa che io non faccio perché penso solo a me stessa e ai miei guai… Ef. 5,2… Giovanni 15.12,13… M.20,28… Rom. 5.6,8… In questi quattro passi si parla della carità e dell’amore di Cristo verso gli uomini e il suo invito ad essere e comportarci come Lui con il nostro prossimo… Marco 9,50 … Giovanni 2.13,11… Matteo 5.13… Colossesi 4.6… Rom. 12.18…(22/09/ 1998) ·Marco 9.5… Levitico 2.13… Matteo 5.17 – Qui mi invita ancora ad essere fedele ai suoi comandamenti.. Romani 12.18 – Qui mi chiama all’amore per gli altri… Levitino 14.34,35… Matteo 5,16… Giovanni 3.21… Giovanni 15.8… I Corinzi 10,31… Ipt 4,11… Romani 9.5,16… (04/11/ 1998)

   Anno 1999 ·Luca 23,33-34 – Il versetto parla del luogo dove è stato crocifisso Gesù con i due malfattori ai lati. Questa parola mi fa paura e nello stesso tempo mi dà forza e m’invita a portare la mia croce, come l’ha accettata lui, per i miei peccati… Giovanni 19.17.24 – Ancora qui si parla della crocifissione di Gesù e che le sue vesti furono tirate a sorte… Matteo 18.21.35… (Scrutazio 03/02/ 1999) ·Tema – Non giurare… Osea 4,1-3… Scrutazio Mt. 5,34… (19/04/09/ 1999) ·1 Corinto 6,9 – Sappiate che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio… Romani 1,29… Corinzi… 12,20… Galati 5,19,21… Efesini – Qui si parla di un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo… Matteo 5,34… Det. 23,22… Numeri 30,3 – Qui si dice che quando uno avrà fatto un voto con il Signore e si sarà obbligato con giuramento non dovrà violare la sua parola… Qolet 5,3,5… Numeri 30,3… (Scrutazio 22/04/ 1999) ·Domanda: Qual è la mitezza e l’umiltà di cuore di Cristo che io devo imparare per trovare riposo per la mia anima – Io a questa domanda rispondo che devo imparare ad essere più umile anche con me stessa e con il prossimo e con chi mi sta vicino e a fare la volontà del Signore che alle volte dietro le mie sofferenze mi ribello, però poi vedo che veramente il Signore non mi ha mai abbandonata nonostante le mie croci e le mie sofferenze, vedo che trovo sollievo e forza se mi rivolgo a Lui e prego che mi possa aiutare fino alla fine e potere avere riposo alla mia anima… Matteo 11,9.30 – Prendete il mio gioco dolce e soave, imparate da me che sono mite e umile di cuore e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio gioco è soave e dolce, il mio carico leggero. Io in questa parola trovo conforto perché con le mie sofferenze e le mie croci sono tentata di ribellarmi alle volte ma vedo che invoco il Signore e subito trovo veramente ristoro e forza di superarle… Osea 10,11… Geremia 6,16 – Così dice il Signore: Fermati nelle strade, informati circa i sentieri del passato dove sta la strada buona e prendetela, così troverete pace per le vostre anime. Questa parola mi dice che devo seguire la strada di Gesù e fare la sua volontà… Proverbi… Salmo 34.19… Att. 15,10… Matteo 5,44-45 – Questa parola mi colpisce laddove dice di amare i nemici, a volte sembra impossibile ma con l’aiuto di Dio tutto è possibile… Sac. – Anche qui si parla di amare gli altri e non solo quelli che vi amano, perché se amate quelli che vi amano che merito avete… Rom.12,20 – Mi colpisce dove si dice di essere forte nella tribolazione; io vedo che non sono forte ma prego sempre il Signore che mi dia forza e coraggio… Luc. 23,34 – Qui si parla di Gesù che diceva di perdonare quelli che l’avevano messo in croce e tiravano a sorte la sua veste, in quanto non sapevano quello che facevano; anche questa parola mi chiama all’amore e al perdono… Att. 7,60… Feracidi 4,10… Matteo 19, 21-23… Mac. 10,28-31… Luc.18, 28-30… (Convivenza 28/05/1999) ·Questionario – Il farsi uomo del Verbo di Dio ha prodotto un cambiamento fondamentale nella condizione stessa del tempo. Possiamo dire che in Cristo, il tempo umano si è riempito d’eternità. Se in Cristo il tempo viene elevato a un livello superiore, ricevendo accesso all’eternità, ciò implica che anche il millennio che si avvicina non deve essere considerato semplicemente come un passo successivo nel corso del tempo, ma come una tappa del cammino dell’umanità verso il suo destino definitivo. L’anno 2000 non è soltanto la porta di un altro millennio, esso è la porta dell’eternità che, in Cristo, continua ad aprirsi sul tempo per conferirgli la sua vera direzione e il suo autentico significato. Spesso il tempo è poco stimato. Esso sembra deludere l’uomo con la sua precarietà, con il suo rapido fluire, che rende vane tutte le cose. Ma se l’eternità è entrata nel tempo, allora il tempo stesso deve essere riconosciuto come ricco di valore. Il suo inarrestabile flusso non è un viaggio verso il nulla, ma un cammino verso l’eternità. Il vero pericolo non è il passare del tempo, ma lo spenderlo male, rifiutando la vita eterna offerta da Cristo. Il desiderio della vita e della felicità eterna deve essere incessantemente risvegliato nel cuore umano. La celebrazione del Giubileo vuole appunto far crescere questo desiderio, aiutando i credenti e gli uomini del nostro tempo a dilatare il cuore ad una vita senza confini. (Giovanni Paolo II, Catechesi 10 dicembre 1997). 1) In questo tempo che passa e sembra deludere perché rende vane tutte le cose, Cristo riempie di eternità ogni istante della vita umana. Qual è oggi il tuo rapporto con Cristo, e che cosa ti aiuta di più a crescere in questo rapporto? Di fatti concreti. 2) La Tradizione della Chiesa considera la vita cristiana come un combattimento contro il demonio. In che cosa consiste concretamente nella tua vita questo combattimento? (Finito il cammino neocatecumenale la lotta si fa più veemente e feroce, come dice San Leone Magno, Sermone 28,2: “Se il diavolo non ha risparmiato allo stesso nostro Signore e Salvatore le trappole delle sue menzogne, tanto più oserà attaccare la nostra debolezza, noi che perseguita con un odio più veemente e un’invidia più feroce dopo il giorno in cui abbiamo rinunciato a lui nel Battesimo e siamo passati, in virtù della rigenerazione divina, alla nuova creatura lasciando la prima natura che lui dominava). 3) Nella certezza che Cristo è morto per tutti, perché tutti abbiamo accesso all’eternità che entra nel tempo, cioè alla vita eterna, se cosciente che Dio ti ha messo vicino delle persone concrete, nella famiglia, nel lavoro… perché tu le porti a Cristo mediante l’Annuncio avallato dalla tua testimonianza? Dì alcuni esempi concreti. 4) Che cosa pensi del Giubileo? (Convivenza Catechisti – Porto San Giorgio 16/19 settembre 1999 ) – 1) A me devo dire che mi aiuta la preghiera perché io ogni giorno combatto con la sofferenza e se non fosse per la preghiera sarei tentata di pensare che Dio è lontano da me, ma vedo che nonostante i miei peccati il Signore è sempre vicino; mi danno sollievo anche le letture del salterio, quelle dei santi del giorno che perlopiù sono stati nel martirio, hanno accettato tutto nella volontà del Signore ed erano felici delle loro sofferenze e non avevano paura della morte. 2) Riguardo questa domanda devo dire che io sono stata in combattimento con il demonio prima del cammino. Io non accettavo quello che mi succedeva, non accettavo l’abbandono di mio padre, non accettavo la morte di mio marito, avevo un odio profondo contro mio padre, ma il signore è stato sempre vicino e ho visto la sua grande misericordia che ha cambiato il mio cuore pieno di odio e mi ha fatto conoscere e credere che devo amare anche chi mi ha fatto del male. 3) Per questa domanda dove si dice che Cristo è morto per tutti ed è morto anche per i miei peccati, io sono cosciente che devo morire, io sono stata tante volte in punto di morte e prima, quando avevo i figli piccoli pregavo sempre il Signore di farmi vivere per loro perché ancora avevano bisogno di me, adesso lo prego che mi aiuti di non essere tentata dal demonio, di non pensare alle cose del mondo ma acquistarmi la vita eterna. 4) Innanzitutto prego il Signore che se vivo vorrei vedere la Terra Santa, prego di non separarmi mai dell’amore di Cristo e di potere svolgere gli impegni che mi vengono affidati, anche dopo la fine del Cammino. Io penso che il Giubileo è momento meraviglioso è un avvento di preghiera che si celebra in tutte le chiese (Convivenza di riporto 12 novembre 1999) ·Marco 11.24 – Questa parola mi invita alla preghiera e anche ad avere fede che quello che chiedo sarà accordato… Marco 23.24 – Qui ci invita al perdono… e se hai qualcosa con tuo fratello vai subito a conciliarti… Marco 11.25 – Anche qui si dice che quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno perdonate che anche il Padre vostro perdonerà voi… Mattteo 14,15 – Anche qui si parla di perdono e dice che se voi non perdonerete gli uomini il Padre neanche voi perdonerà… Siracide 28.1.5 – Qui dice che chi si vendica avrà la vendetta del Signore, che terrà sempre presente i suoi peccati… Matteo 18.23.35… (Scrutazio 29/12/1999)

   Anno 2000 ·Matteo 6-17.18 – Qui dice: quando digiuni, profumati il capo e lavati il viso perché la gente non veda che tu digiuni. Questa parola mi dice che quello che faccio lo devo fare con il cuore perché devo piacere a Dio e non all’apparenza del mondo… Isaia 58-3 – Qui parla ancora del digiuno… il Signore vuole che quello che facciamo deve partire dal nostro cuore… Giuditta 10-3… (Da sola 01/02/2000) ·Io prima del cammino non accettavo la mia storia, non accettavo nulla nella mia vita, non accettavo la morte di mio marito, non accettavo l’umiliazione, non accettavo la malattia e dicevo “perché tutte a me?” Devo dire che ringrazio don Ruggero che mi portò in questo cammino e ringrazio tutti i fratelli e le sorelle che mi hanno accompagnato e mi accompagnano ancora. Io veramente ero nella chiesa, andavo a messa la domenica, ma quando ritornavo a casa, presa da tanti problemi, ero peggio di prima. In questo cammino, attraverso i catechisti e ascoltando la parola di Dio in tutti questi anni, ho scoperto che il Signore mi ama e ha misericordia di me peccatora come sono. Prima non capivo che il Signore mi ha sempre amato, anche nei momenti più difficili della mia vita, ero cieca, credevo che facevo tutto con le mie forze. Ho capito in tutti questi anni che il Signore è sempre vicino a chi soffre veramente. Ringrazio il Signore che mi ha preso per mano e mi ha portato nella chiesa. Io, come ho già detto, andavo in chiesa, però solo in questa chiesa ho visto veramente l’amore di Dio e ho scoperto in tutti questi anni che il Signore mi ama. Io ho avuto molte prove nella mia vita e le ho ancora, però vedo che il Signore è sempre vicino e mi dà forza di superarle. Ringrazio il Signore che, devo dire, mi ha dato tante vittorie nella mia vita. La prima vittoria con i figli, prima di portarli avanti da sola, e ho visto che con l’aiuto del Signore che stanno tutti bene e che mi amano e mi stanno sempre vicino. Poi la vittoria di accettare la sofferenza e tante altre cose che prima non ero capace di accettare, di perdonare chi mi umilia, di accettare anche di stare da sola dopo che si sono sposati i figli. Io ho imparato tanto in tutti questi anni e prego il Signore che mi fa questa grazia di rinunziare a Satana sempre a tutte le cose che appartengono a Satana e di accettare quello che vuole il Signore, di darmi il dono di accettare la sofferenza, di accettare l’umiliazione, di amare l’altro anche se non mi ama, di accettare la mia storia la mia croce, di accettare tutte quelle cose che sono nella volontà del Signore, di aiutarmi e se vuole Lui e se ho meriti, peccatora come sono, solo con il suo aiuto potrò rientrare nella terra promessa. Prima del cammino, quando gli Evangelisti o i Testimoni di Geova, chiudevo la porta in faccia, adesso ho visto come il Signore mi ha aiutato a dire orgogliosa “io consulto pure la Bibbia, grazie” e così se ne vanno. Prima mi vergognavo del lavoro che facevo, ho visto come il Signore mi ha curato in tutte queste cose, anche riguardo al denaro. Io ho vissuto anche nella precarietà, però il Signore ha sempre provveduto; adesso mi accontento di quello che ho. Io in tutti questi anni, attraverso gli scrutini, ho imparato che tutte queste cose facevano bene alla mia vita. Quando scrutavamo assieme ai fratelli che venivano quasi sempre a casa mia, tutte le letture erano meravigliose e mi davano forza e coraggio. Anche quando preparavamo l’articolo, anche quando abbiamo portato la parola nelle case il Signore mi ha sempre aiutato e devo dire che lo confesso a questa nostra generazione che Dio è il nostro Signore e lo Spirito Santo e Gesù Cristo nostro Salvatore, che Lui mi dà la forza in tutte le cose, nelle prove nelle gioie, nelle sofferenze della vita quotidiana. E nella mia malattia negli interventi io vedo che vado serena mentre prima avevo paura di tutto, vedo che il Signore è sempre vicino e mi dà aiuto in tutte le cose; poi la preghiera che mi dà tanta forza di andare avanti (Convivenza 18/02/2000) ·Gen. 37-16.1… Es.34…Salmo 23.1.3… Giov. 10.1-16… Isaia 5.1…Giov. 3,8… Salmo 139,14,16,3,11… In questi passi il Signore mi invita ad essere fedele ai comandamenti che ho ricevuto, soprattutto in questo periodo che li ho trascurati allontanandomi dalla comunità; con le sole mie forze non posso fare niente, senza di Lui non sono nulla. (Scrutazio 19/09/2000)

   Anno 2001 ·Proverbi 5.3… Os. 14.7… Cantico dei cantici 6,10 – 44… Siracide 26,16,18… Siracide 50,6,7… (Scrutazio 30/01/2001) ·Corinzi 15,44 – Qui si parla della semina di un corpo animale che risorge in corpo spirituale, per cui questa parola mi dice che il Signore ha misericordia anche dei miei peccati.(Convivenza Steccato di Cutro, hotel Madama, 9/11/2001) ·Genesi 2,7 – Qui si dice che il Signore plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò con l’alito e lo trasformò in essere vivente. (Convivenza Steccato di Cutro, hotel Madama, 9/11/2001) ·Corinzi 4,17 – Qui si dice che chi distrugge il Tempio di Dio distrugge l’uomo perché Lui è il Tempio di Dio. (Convivenza Steccato di Cutro, hotel Madama, 9/11/2001) ·Esodo 20-2-3 – Io sono il Signore Dio Tuo, che Ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto dalla condizione di schiavitù, e non avrai altri dei di fronte a me (Scrutazio 20/11/2001) ·Dt 6-4 – Qui dice ascolta Israele il Signore è nostro Dio, e questa parola mi chiama ad essere fedele ai suoi comandamenti Qui dice ascolta Israele il Signore è nostro Dio, e questa parola mi chiama ad essere fedele ai suoi comandamenti (Scrutazio 20/11/2001) ·Osea 13,4 –Anche qui dice ‘Io sono il Tuo Dio fin dal paese d’Egitto, non devi conoscere altro Dio fuori di me’ e vedo che questa parola è vera perché solo Lui mi dà forza in tutte le mie sofferenze (Scrutazio 20/11/2001) ·Levitico 19-4 – Qui dice di non rivolgermi agli idoli, di non farmi immagini di metallo fuso, ma vedo che tante volte sono tentata da tante cose (Scrutazio 20/11/2001) ·Dt 4-15-20 – Anche questa parola ci mette in guardia, dice sta bene in guardia per la vostra vita non vi corrompete e non vi fate immagini scolpite di idoli (Scrutazio 20/11/2001) ·Levitico 19-4 –Qui dice di non rivolgermi agli idoli, di non farmi immagini di metallo fuso, ma vedo che tante volte sono tentata da tante cose (Scrutazio 20/11/2001)

   Anno 2003 ·Esodo 20,17 – Isaia 5,8 – La parola di questi passi ci invita a non essere egoisti e di contentarci di quello che il Signore ci dà, di non desiderare la casa degli altri e di non aggiungere casa su casa (Scrutazio 20/03/2003) ·Ezechiele7,5,26 – Qui parla dei peccati di Israele, che verrà sventura su sventura, allarme se qui i profeti chiederanno responsi e ai sacerdoti verrà meno la dottrina (Scrutazio 20/03/2003) ·Sir. 2,4-5 – Questa parola veramente mi ammonisce che io tante volte non accetto la mia situazione (Scrutazio 30/10/2003) ·Rom. 5,3 – Questa parola ancora continua a dire che la tribolazione produce pazienza (Scrutazio 30/10/2003) ·Giacomo 1,2,4 – Qui si parla di considerare perfetta letizia qualsiasi sorta di prove (Scrutazio 30/10/2003) ·Luca 21,12 – Qui il Signore ci parla della rovina di Gerusalemme e del popolo crudele, e queste cose le vediamo anche ai nostri giorni perché c’è un popolo contro popolo, ma questa parola mi dà coraggio che dice che ci darà lingua per difenderci e forza per superare tutte le cose e i guai che si presentano nella nostra vita quotidiana (Scrutazio 11/12/2003) ·Matteo 10,17 – Qui ancora ci dice che, se ci troviamo come le pecore in mezzo ai lupi, di non temere che Lui ci difenderà; Lui mi dà coraggio e forza dinnanzi alle sofferenze e ai guai, perché a Lui niente è impossibile (Scrutazio 11/12/2003)

   Anno 2004 ·Efesini 4,28 – Questa parola mi dice di essere generosa e di osservare i Comandamenti e di aiutare chi ha bisogno (29/01/2004) ·Corinzi 2.11 – Qui si dice che i segreti dell’uomo li conosce solo Dio, Lui sa tutto di me e mi perdona e mi comprende che io sono una misera peccatrice; io chiedo di darmi lo spirito che non si separi mai da me (29/01/2004) ·Mt. 20,34,35 – Questa parola dice che si devono soccorrere i deboli e che c’è più gioia nel dare che nel ricevere (29/01/2004) ·Mt. 15,11 – Qui si dice che non quello che entra nella bocca diventa impuro ma quello che esce (29/01/2004)

   Senza data ·Matteo 5,44 – Qui si dice di amare i nostri nemici. ·Romani 12,20 – Qui dice che se il tuo nemico ha fame dagli da mangiare, se è nudo vestilo e se ha sete dagli da bere. ·Siracide 4,10 – Qui si dice di essere come un padre per gli orfani e come un marito per la loro madre. ·Cor. 7,10,11 – Qui ripete ancora vorrei che tutti fossero come me ma ciascuno ha il suo proprio dono da Dio, dice ai non sposati e alle vedove che è meglio rimanere come sono. ·Ma.2,14,16 – Qui dice che il Signore è testimone fra te e la donna della tua giovinezza segnato da un patto, dice non fece un essere dotato di sola carne. ·Genesi 2,24 – Qui si dice che l’uomo abbandona suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una cosa sola. ·Questionario – Paolo VI nell’udienza generale del mercoledì 15 novembre 1972 poneva la domanda: “Quali sono oggi i bisogni maggiori della Chiesa?” e rispondeva: “Non vi stupisca come semplicista, o addirittura come superstiziosa e irreale la nostra risposta: Uno dei bisogni maggiori è la difesa da quel male, che chiamiamo il demonio”. 1) Quali sono secondo te i segni della presenza e dell’azione del demonio: nella società, nella tua comunità, nella tua famiglia e nella tua vita personale? 2) Come lotti tu per difendere la comunità, la tua famiglia e te stesso dall’azione del demonio? 3) Alla luce della fede e della catechesi di Paolo VI sul demonio, il fatto di New York che cosa dice alla tua vita? – 1) In questa domanda devo dire che il demonio mi tenta in tutti i modi, mi tenta sul giudizio di giudicare gli altri, di pensare tante cose, io sono tentata di non accettare la mia storia le mie sofferenze, giudico tante volte la mia comunità per il loro comportamento, mi fa pensare tante cose anche nella mia famiglia, di fare arrabbiare i figli, tante volte penso che sono di peso perché con i miei guai e la mia vecchiaia devono combattere anche loro, nella mia vita tento di ribellarmi quando soffro e non mi sta bene niente e odio me stessa tante volte, ma sono momenti e su questo prego il Signore che sconfigga questo demonio da tutta l’umanità e dalla mia vita. 2) Io lotto pregando il Signore di allontanare il demonio da me e lotto con la preghiera la mattina, e veramente ringrazio il Signore che mi ha dato quest’arma che se sbaglio mi ammonisce e tante volte aprendo la Bibbia a caso mi viene la parola giusta che fa bene alla mia vita; anche per la mia comunità prego sempre e vorrei poterla aiutare quando c’è bisogno. 3) Su questa domanda non so cosa dire, dico solo che il Signore non voleva che succedesse tutto questo, che è stato causato dal demonio. Io in tutti questi anni di cammino ho ascoltato la sua parola l’ho letta e riletta tante volte perché ci parla e ci esorta ad amarci gli uni con gli altri, ad essere misericordiosi, ma nell’essere umano il demonio ci dà il potere di fare del male agli altri e vendicarci. ·Salmo 29 – Questo salmo parla della bufera, mi colpisce perché nella mia vita tante volte mi sono trovata in tempesta nella sofferenza e nel dolore di tanti guai, ma ho visto che più forte è stata la bufera più veloce c’è stata la calma, e questa parola mi dà coraggio (Scrutatio) ·Salmo 77.19 – Questo salmo mi colpisce dove dice che la mia voce sale a Dio e grida aiuto finché non mi ascolta; questo mi invita alla preghiera e se io prego con fede Dio veramente mi ascolta e questa parola questa sera mi dice di non dubitare mai perché nulla è impossibile a Dio (Scrutatio) ·Isaia 30,30 – Guai a voi figli che fate progetti da me non suggeriti: questo mi fa capire che io senza il suo aiuto non posso fare nulla (Scrutatio) ·Geremia 6,16 – Qui mi colpisce dove dice “Fermatevi e guardate i sentieri del passato dove sta la strada buona e prendetela”. Io veramente ringrazio il Signore che mi ha fatto prendere questa strada di conversione e di ascoltare la sua parola in questo cammino, anche se per le mie sofferenze mi assento spesso dalla comunità, però sto vicino con la preghiera e questo mi fa andare avanti nelle mie sofferenze ·Pr. – Qui mi colpisce dove dice che le sue vie sono vie deliziose e tutti suoi sentieri conducono al benessere e ciò io so che il Signore mi fece prendere questa via e spero che sarà fino alla fine dei miei giorni ·M. 5,1 – Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi e ci dice di non lasciarci di nuovo prendere dal gioco della schiavitù. Io veramente prego il Signore che mi mantenga salda e non mi lasci tentare dal maligno quando tante volte vorrei ribellarmi di fronte alla croce. ·Salmo 34,19 – Mi ha colpito dove dice “Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito” e questo lo posso veramente testimoniare che nelle mie prove è stato sempre vicino. ·Salmo 28 – Mi colpisce questo salmo dove dice che il Signore è la forza del suo popolo, e io vedo veramente che mi dà forza specie nelle prove. ·Salmo 5 – Qui ancora parla di preghiera: dice al mattino ascolta la mia voce, dice tu non sei un Dio che si compiace del male e questo mi dà sollievo. ·Salmo 26 – Mi colpisce dove si dice “Giro intorno al tuo altare per suonare voci di lodi e per narrare tutte le Tue meraviglie”, e vedo veramente che in tutti questi anni di cammino ho gustato veramente tante meraviglie. ·Salmo 30 – Mi colpisce questo salmo che sia una parola di ringraziamento al Signore, dice “Ti ringrazio perché mi hai liberato”, poi dice “Hai mutato il mio lamento in danza” e vedo che tante volte sono stata messa alla prova di tanti guai e dispiacere nella mia vita. Però il Signore mi ha sempre liberata nonostante la mia poca fede e i miei peccati e devo pregarLo di darmi il dono di lodarlo (Scrutatio) ·Salmo 26 – Qui mi invita a non attaccarmi alle cose del mondo e di confidarmi in Lui che non potrò vacillare (Scrutatio) ·Salmo 31 – In questa preghiera al Padre mi colpisce dove si dice che se nel Signore mi sono rifugiato non sarò deluso (Scrutatio) ·Salmo 71,12 – Mi colpisce dove dice che innalzerò le tue lodi e non cesserò di sperare e questo mi dà sollievo che spero in Lui e spero veramente che mi dà la forza di lodarlo sempre (Scrutatio) ·Luca 23,46 – Mi colpisce là dove dice che Gesù gridando a gran voce diceva “Padre nelle tue mani affido il mio spirito” e visto ciò il centurione glorificava Dio: veramente quest’uomo era giusto e per questo mi esorta questa parola di accettare la mia croce che tante volte mi ribello (Scrutatio) ·Salmi 38,12 – Anche qui parla di questa angoscia, dove dice che amici e compagni stanno a distanza e attendono la mia rovina, io come un sordo non ascolto e come un muto non apro bocca: questa parola mi invita a non ribellarmi di fronte alle prove (Scrutatio) ·Salmo 4,7 – In questo passo mi invita a pregare che così potrò essere in pace. ·Salmo 32 – Ho letto queste poche righe dove Osea mi colpisce quando dice che chi ha intelligenza comprende le mie parole e rette sono le vie del Signore e i giusti camminavano in mezzo. ·Proverbi – Dove dice che chi nasconde le proprie colpe non avrà successo e chi le confessa e cesserà di farle troverà indulgenza. ·Romani – Mi colpisce dove dice che è beato l’uomo nei confronti del quale il Signore non mette in conto il peccato. ·Es. 36,28 – Mi colpisce quando dice che voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio e vi libererò di tutte le vostre impurità e non vi manderò più la carestia, e io vedo come veramente senza il suo aiuto non sono nulla. ·Salmo 35 – Questo salmo mi invita alla preghiera e di fidarmi al giudizio del Signore che vedo che tante volte mi abbatto e questo salmo mi dà coraggio. ·Salmo 27 – Questo salmo mi dà sollievo dove dice che il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura? ·Salmo 71 – Mi ha colpito dove si dice che sei Tu la mia speranza la mia fiducia, fin dalla mia giovinezza su di te mi appoggiai, Tu sei stato il mio sostegno. · 1^ Tentazione del pane: a) Prima della catechesi dove mettevi la tua sicurezza? a) Prima della catechesi le mie sicurezze le mettevo (nel denaro?). Pregavo di avere la salute di lavorare e di avere soldi per aiutare i miei figli che ancora avevano bisogno. Volevo dare quello che non ho potuto dare da piccoli perché erano rimasti senza padre, ho sofferto a portarli avanti, mi ribellavo della mia situazione, non riuscivo a rassegnarmi forse perché avevo sofferto anch’io nell’infanzia e non accettavo che soffrissero i miei figli, ma nonostante i miei peccati ho visto come il Signore mi ha dato aiuto a sistemarli perché io da sola non ce la potevo fare. b) Durante il Cammino hai sperimentato un cambiamento di direzione? Dì fatti concreti. b) Durante il cammino ho sperimentato che non sono né i soldi né le cose la felicità di una famiglia e di una persona ma avere fede in Dio, perché vedo che quando mi allontano da Lui tutte le cose mi vanno perverse. Oggi in quali cose concrete metti ancora la tua sicurezza? (Lc 12,13-40) c) Oggi la mia sicurezza la metto nei miei figli, prego che il Signore che li illumini per trattarmi e volermi bene fino alla fine della mia vecchiaia e avere quello che è necessario, che vedo che se chiedo troppo non ho nulla perché sono rimasta illusa fin dalla mia giovinezza. 2^ Tentazione: del tentare Dio – della storia: a)

Prima della catechesi quali fatti concreti non accettavi nella tua realtà di vita? a) Prima della catechesi non accettavo la morte di mio marito, poi la lontananza di mio figlio il più grande che qui non aveva trovato una sistemazione di lavoro ed era dovuto andare in America, poi si erano sposati gli altri figli e non accettavo la solitudine e gli ostacoli che si presentavano nella mia vita, non accettavo perfino me stessa, se qualcuno mi offendeva mi ribellavo. b) Hai sperimentato durante questo cammino un cambiamento? In che cosa ? Dì fatti concreti. b) Durante questo cammino ho sperimentato attraverso letture e le risonanze dei fratelli che il Signore mi mette alla prova e mi suggerisce che le croci e gli ostacoli che si presentano alla mia vita li devo accettare con amore, come li ha accettati Lui per i miei peccati. Ho sperimentato pure che in comunità trovo l’amore, mi aiuta molto la sera quando prendo la Bibbia e leggo poche righe a caso, che prima non lo facevo che non sapevo da dove iniziare, vedevo quei scritti sottili e non capivo niente. c) Oggi concretamente ancora che cosa non accetti della tua vita o ti riesce difficile capire. (Mt. 16,24-26; Lc. 14,25-35; Gv. 3,8; Gv. 12,24-28) c) Oggi completamente della mia vita, non accetto questo carattere che ho. Vorrei essere diversa anche in comunità, che la parola di Dio l’ascolto ma non sono capace di fare risonanze perché ho paura di essere giudicata. 3^ Tentazione – sugli idoli: a) Enumera gli idoli del mondo oggi. Prima della catechesi sei stato loro schiavo? a) Prima della catechesi veramente ho chiesto sempre al Signore quello che era necessario, che come ho detto prima ho vissuto una vita piena di amarezza però i miei idoli erano avere una casa avere dei soldi per potere portare avanti i miei figli nello studio secondo le loro intenzioni, e debbo dire che secondo le mie forze e il mio stato di salute pensavo che non sarei arrivata mai alla fine, e debbo veramente ringraziare Dio. b) Durante questo cammino hai sperimentato qualche vittoria di Gesù Cristo su questi idoli? Dì fatti concreti. b) Durante questo cammino ho sperimentato che nella vita basta quello che sia giusto avere, che devo mettere Dio al primo posto e non gli idoli perché ho sperimentato che quando mi allontano da Lui tutte le cose mi vanno perverse, perché senza il suo aiuto io non sono nulla. Oggi concretamente di quali idoli sei ancora schiavo? (Lc. 16,10-15; Lc. 18, 24-28) c) Oggi i miei idoli sono ancora i figli, specie quello lontano che vorrei avere la possibilità di andare tutti gli anni a trovarlo visto che sono 5 anni che non lo vedo, ma ancora una volta il Signore mi dice di avere fiducia in Lui e di sperare. Per 5 anni andavo e venivo dall’ospedale, chiedevo al Signore di guarirmi non per me ma per i miei figli che ancora avevano bisogno di me e il Signore mi ha esaudito, sono guarita, ho preso il lavoro e ho sistemato i figli. Ma nonostante tutto questo mi ribellavo sempre, mi sentivo umiliata ero orgogliosa mi vergognavo del lavoro che facevo. Ero veramente cieca quando sono entrata in cammino, ascoltando la parola di Dio e le testimonianze dei catechisti e dei fratelli il Signore veramente mi ha smosso il fango ai miei occhi e mi ha fatto capire la mia storia. ·Domanda n.1 del Cammino: Tu eri cieca, che cosa non vedevi? Io prima del cammino ero veramente cieca, non vedevo l’amore di Dio, mi ribellavo, non accettavo la mia storia, dicevo che Dio non mi amava e che mandava tutte le sofferenze a me, pensavo sempre al passato, non perdonavo chi mi offendeva. Io ho sofferto da ragazza, mio padre emigrò in Australia e mi lasciò di 5 anni, eravamo due sorelle, abbiamo sofferto, mia madre piangeva sempre e noi piangevamo assieme a lei perché ci aveva abbandonato e conviveva con un’altra donna. Io lo odiavo, dicevo che se fosse tornato non lo avrei accettato. Poi con l’aiuto di Dio ci eravamo sistemati. Io ero felice ma la mia felicità durò poco, ero rimasta con tre figli piccoli lontana da tutti i miei e da ogni risorsa, mi ribellavo, non accettavo la morte di mio marito, pensavo quello che avevo sofferto io senza padre e non volevo che soffrivano i miei figli, pensavo che eravamo perduti però ho visto la misericordia di Dio: mi ha dato un lavoro, anche se quando dovevo prendere servizio mi trovavo all’ospedale operata e dicevano che non sarei guarita. ·Domanda n.2 del cammino: Come dunque ti furono aperti gli occhi? Dopo questo cammino ho scoperto che il Signore mi ama così come sono, piena di peccati che, anche se mi ha messo alla prova e ho avuto tribolazioni, mi ha dato pure la forza di superarle e di accettare la mia croce, mentre prima mi ribellavo. Anche se sono tentata spesso dal maligno, poi subito rifletto, ho tanti anni di cammino, mi devo comportare secondo la parola di Dio e all’obbedienza dei catechisti. E voglio ringraziare sempre il Signore per quello che mi ha dato e quello che mi dà, prego che mi tenga sempre gli occhi aperti e non mi faccia cadere nelle tenebre. ·Domanda n.3 del cammino: Tu che dici di Lui dal momento che ti ha aperto gli occhi? Adesso devo ringraziare veramente il Signore che dopo questo cammino c’è un cambiamento alla mia vita, specie dopo l’ultimo scrutinio e dopo che mi è stata consegnata la preghiera. Le preghiere e le lodi sono un’arma di coraggio alla mia vita, che è piena di sofferenze, e voglio pregare sempre il Signore che mandi il suo santo spirito su di me e che mi tiene gli occhi aperti sempre per poter fare sempre la sua volontà e potere compiere questa missione, se mi viene data di andare nelle case e potere portare una buona parola a chi ha bisogno, che con il mio carattere e la mia timidezza da sola non ce la faccio, e prego che mi dia la sapienza di potere esprimere tutto quello che ho nel cuore. ·Vangelo dei talenti. – Qui vediamo come Dio a ciascuno di noi ha dato la vita e ci chiama a fruttificare la nostra vita. Ci dà questi talenti, ci esorta ad aumentare sempre di più la nostra fede e di investire ogni giorno opere buone perché la nostra vita ha un fine e il Signore verrà per ciascuno di noi e vuole vedere se abbiamo fruttificato questi talenti e ci chiama alle buone opere che non sappiamo né il giorno né l’ora. ·Matteo 6.13 – Mi colpisce dove dice “guardatevi di praticare le vostre buone opere davanti agli uomini”: questo vuol dire che non mi devo sentire perfetta perché sono in comunità. Poi dove dice “quando pregate non siate simili agli ebeti che si fanno ammirare dagli altri”: questo mi dice che il Signore vuole la sincerità del cuore non l’apparenza. Lui sa tutto di ciò che abbiamo bisogno e c’insegna di pregare col Padre nostro e di rimettere i nostri debiti ai nostri debitori, ciò vuol dire di fare bene anche a chi non merita e di perdonare e di accettare l’altro così come quello che è difficile… ·Giovanni 5,44 – Ho scrutato questo passo dove parla del paralitico guarito che si disperava che non c’era nessuno ad agitare l’acqua nella piscina, ma il Signore l’ha guarito lo stesso. Questa similitudine vuol dire che il Signore usa misericordia a chi lo prega con cuore sincero e a chi ha fede in Lui. ·Io prima del cammino non vedevo che Dio mi amava, non vedevo i miei peccati, mi ribellavo della mia situazione, non accettavo la mia storia, non accettavo le sofferenze, non accettavo chi mi offendeva, non accettavo la solitudine dopo che si erano sposati i miei figli, ero veramente cieca pensavo sempre al passato che ho sofferto dall’infanzia. Mi sono aperti gli occhi dopo questo cammino, ho visto veramente l’amore di Dio attraverso le testimonianze dei catechisti le testimonianze dei fratelli e ascoltando la parola di Dio. Prima del cammino andavo a messa le domeniche e quando potevo andare, facevo il mio dovere di madre, facevo il mio dovere sul lavoro e pensavo che ero perfetto, ma dopo questo cammino ho scoperto i miei peccati, ho scoperto che Dio non mi ha mai abbandonato, che nonostante i miei peccati, anche se mi mette alla prova, mi dà la forza di superare gli ostacoli che si presentano alla mia vita. Adesso devo dire che vedo concretamente che Dio mi ama, che come dice il canto Dio non abbandona i peccatori, che attraverso le preghiere che sono un’arma di coraggio alla mia vita. Ho visto pure l’amore di Dio attraverso questa missione di andare nelle case a portare la parola di Dio, e dicevo a me stessa “io piena di peccati e con questo carattere emotivo, cosa devo dire e anche sofferente che non mi fido a camminare” e anche in questo ho visto la luce vera , che anche con paura che ti sbattessero la porta in faccia, ho visto che quelli che ci aprivano ci accoglievano e ci raccontavano i loro problemi e ci dicevano di ritornare. Prego il Signore di tenermi sempre gli occhi aperti e di non farmi cadere nelle tenebre e di farmi avere sempre fiducia in Lui, che io con le mie forze senza di Lui non sono nulla. ·Mi colpiscono tutti questi passi che abbiamo scrutato con Luisa, non so quale scegliere, sono confusa. Questo salmo dove parla dell’acqua e su questo mi ricorda tutta la mia storia fin dall’infanzia e mi fece pensare che uno mentre si trova nella felicità viene messo alla prova, però c’è qualcuno che lo trae fuori e questo qualcuno è solo Dio. Io ero felice, avevo 3 figli, un uomo che era pieno di amore verso di me e i figli, inaspettata il Signore se lo è preso. Io pensavo di essere perduta , non sapevo come dovevo fare per portare avanti i figli, dopo 5 anni della sua morte dovevo prendere il posto di lavoro e si presentò la mia malattia. Io piangevo, ma non per me, pregavo che Dio mi aiutasse per i figli, e posso dire che anche in questo ho visto l’amore di Dio e ancora oggi vedo che Dio mi sta sempre vicino, peccatora come sono. ·Io il mondo che conosco, parenti amici anche quelli che andiamo alla tradizio, c’è chi crede che Dio li ama e c’è chi dice che si sentono abbandonati. Cristo per me è tutto, è l’Inviato del Padre. Attraverso di Lui ho visto l’amore di Dio nella mia storia concreta sin dall’infanzia. Le orme che devo seguire è la mia croce di tutti i giorni, la sofferenza fisica che non posso camminare e gli altri guai che ho nella mia vita, e questo mi fa soffrire che non posso fare quello che vorrei per i miei figli e anche vorrei essere utile a qualcuno che ha bisogno e mi fa soffrire pure che qualcuno non comprende la mia solitudine. Però vedo che in queste sofferenze c’è Dio che mi dà la forza di sopportarle. ·Adesso ascoltiamo il vangelo di Matteo. Questo vangelo parla del giudizio finale, ciò vuol dire che ciascuno di noi verremo giudicate secondo le nostre opere e questo verrà quando ci chiama all’altra vita che sarà la vita eterna, dice che separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre. Questa separazione ci insegna che noi siamo chiamati a questo cammino e siamo stati eletti per osservare e mettere in pratica tutto quello che ci insegna la sua parola. Dice: ero malato e mi avete visitato, ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero forestiero e mi avete ospitato ero nudo e mi avete vestito, ero carcerato e siete venuti a trovarmi. Questo vangelo invita tutti noi di operare in questo, che tutto quello che facciamo a uno dei più piccoli lo facciamo a Lui e ci esorta di non pensare a noi stessi. ·Corinzi 14,15 – Mi colpisce dove dice “Io parlo con il dono delle lingue”, ma in assemblea preferisco dire 5 parole: questa sono io, che non so forse, non ho fede, vorrei dire tante cose ma dimentico tutto. ·C… 1,20-27 – Ammonimento: Non sarò confuso in nulla, ma ho la piena certezza che oggi come sempre Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia con la mia vita sia con la mia morte. Solamente comportatevi in modo degno del vangelo di Cristo affinché sia che io venga a trovarvi sia che rimanga altrove possa sentir parlare di voi che siete costanti in un solo spirito e che lottate come un’anima sola pere la fede del Vangelo. – Il Signore ci vuol dire che se vogliamo essere degni di Lui dobbiamo osservare i suoi comandamenti Lui è sempre nella nostra vita in ogni momento senza di Lui non esisterebbe nulla né nella vita né nella morte. ·La prima lettura del profeta Geremia intitolata un germoglio ci vuol dire che il germoglio siamo noi e che noi dobbiamo credere che ciò che fa il Signore è giusto e perciò questa lettura la dobbiamo prendere con vera fede. Mi auguro perciò che questa lettura fa germogliare la fede in ciascuno di noi una fede vera che non appassisce mai e crediamo che ciò che fa il Signore è giusto. ·Fratelli questa lettura che verrà proclamata adesso è del profeta Isaia dove ci dice ‘venite pure senza danaro comprate pane latte. Perché spendete il vostro denaro a cose inutili.’ Dice pure ‘conoscerai popoli che non hai mai conosciuto’ dice pure ‘ho fatto un’alleanza con Davide’. Fratelli con questo il Signore ci vuol dire che nonostante i nostri peccati Lui ci chiama alla conversione e ci dà il suo amore gratuito e ci ha scelto a conoscerci e amarci uno e gli altri. Questa lettura mi fa capire che io sono attaccata agli idoli ma vediamo che questa lettura ci dà una risposta che non serve a niente pensare per il corpo ma dobbiamo pensare per l’anima e avere fede in Lui. Ascoltiamo. ·Matteo 28 – Fratelli questa lettura di S. Matteo parla della resurrezione di Gesù e dice che all’alba del primo giorno della settimana Maria di Magdala e l’altra Maria andarono al sepolcro ci fu un grande terremoto: un angelo discese dal cielo ribaltò la pietra e si sedette sopra le guardie prese dallo spavento rimasero sbigottite. Ma l’Angelo dice alle donne ‘non temete voi cercate Gesù crocifisso non è qui è risorto venite a vedere al luogo dove era deposto e presto andate a dire ai suoi discepoli è risorto e vi precede in Galilea’. In fretta pieni di timore e di gioia andarono a dare la notizia ai discepoli che lo videro e lo adorarono. Gesù disse loro ‘non temete andate e annunciate ai miei fratelli che vadano in Galilea là mi vedranno.’ Andarono lo videro e si prostrarono davanti a Lui. Davanti a lui alcuni dubitarono e Gesù disse ‘mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra, andate e fate discepoli in tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo insegnando loro di osservare tutto ciò che vi ho comandato io sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo.’ ·Fratelli vi posso dire che questo tema degli Atti degli Apostoli e queste letture che abbiamo preparato insieme ai Fratelli è un’esperienza bellissima. Vediamo come questi Apostoli hanno creduto alla parola del Signore anche se qualcuno dubitava quelli che dubitano siamo noi almeno io che il Signore mi ha chiamato a questo cammino mi fa capire che se io non osservo ciò mi sia comandato è inutile camminare. In queste letture mi dice che devo annunciare ai Fratelli la sua parola e la sua resurrezione. Io prego il Signore che andando avanti avrò più fede vorrei essere la figura di questi Apostoli di proclamare la sua parola con franchezza. ·Fratelli adesso presentiamo il profeta Zaccaria. Pure questo profeta mandato da Dio a convertire quel popolo duro di fede e peccatore ma il Signore grande e misericordioso ha avuto compassione di loro e li ha perdonati. Fratelli queste letture mi fanno capire che anch’io sono di quel popolo duro e peccatore, ma il Signore mi chiama alla conversione. Perciò Fratelli se noi osserviamo i suoi comandamenti e se ci ha chiamati a questo cammino dobbiamo prendere la via della salvezza. ·Adesso il profeta Malachia. Vediamo come il Signore ancora ama questo popolo, dice il Signore io vi ho amato e voi dite in che modo ci hai amato. Un popolo che crede che sa fare senza l’aiuto del Signore, vediamo come dice il Signore io vi maledirò e loro dicono noi ricostruiremo sulle rovine ma il Signore è grande e lascia fare ha compassione di questo popolo senza fede. ·Fratelli adesso vi presento questa lettura del profeta Aggeo. Vediamo questo profeta mandato da Dio a convertire quel popolo che era incredulo si doveva ricostruire il Tempio che era richiamato dagli antichi profeti. Dice che se loro ascoltano il Signore Lui benedirà i lavori e i muri si alzeranno in fretta. Ma mancava la fede a quel popolo. Dice il Signore ‘avete seminato molto e avete raccolto poco, avete mangiato ma senza saziarvi, avete bevuto ma senza rallegrarvi, vi siete coperti ma senza riscaldarvi, chi ha accumulato risparmi li ha messi in una borsa forata’. Ciò vuol dire che noi senza il suo aiuto non siamo nulla. ·Adesso ascoltiamo il vangelo di Matteo. Fratelli vi invito veramente ad ascoltare questo vangelo con tutto il cuore dove ci parla di Gesù e i suoi discepoli che attraversando in un campo di grano ebbero fame e mangiarono delle spighe e i Farisei dicevano che non era permesso di sabato. Questo vangelo mi ricorda che nonostante i miei peccati e di ciascuno di noi, Lui ci chiama alla sua mensa e ci dice inoltre che la sua bontà è al di sopra di ogni altra cosa. Però dobbiamo osservare la sua legge, quello che non facciamo almeno, quello che però non facciamo almeno io, che se ci ha chiamati a questo cammino è per la nostra conversione perché il Signore vuol fare una storia con te come con tutti noi. ·Questa seconda lettura è di San Paolo ai Filippesi, la quale ci dice che Gesù umiliò se stesso che nonostante fu messo in croce ha perdonato i suoi aggressori e ci ama tutti ugualmente perché è grande e pieno di misericordia e ciò vuol dire che noi dovremmo avere gli stessi sentimenti amarci gli uni gli altri e perdonarci e mettere Lui al di sopra di ogni cosa e osservare i suoi comandamenti. Ascoltiamo. ·Adesso ascoltiamo la terza lettura degli Atti degli Apostoli sulla preghiera dei fedeli. Dice che tutto ciò che esiste è fatto da Lui. Ma noi lo rinneghiamo sempre, Lui è morto per i nostri peccati, ma sempre ci ha amato e ci ha perdonato. In questa lettura il Signore ci invita di avere fede e di ascoltare la sua parola e annunciarla agli altri con franchezza , quello che io non faccio che temo di essere giudicata ma il Signore mi dice di non temere di invocare lo Spirito Santo. Ascoltiamo. ·Fratelli adesso verrà proclamata la terza lettura degli Atti degli Apostoli. Sentiamo come è grande la misericordia di Dio, questa lettura che parla della preghiera dei fedeli. Il Signore ci invita ad avere fede in Lui. In questa lettura vediamo come quel popolo era incredulo, proibiva agli apostoli di annunciare la parola del Signore nonostante vedesse i miracoli. Quel popolo siamo noi, ma il Signore ci ha chiamato a questo cammino per convertirci e ascoltare la sua parola e trasmetterla agli altri non solo qui in Comunità ma pure fuori, quello che io non faccio. Ma il Signore mi dice ancora una volta di avere fede in Lui e di invocare lo Spirito Santo. ·Matteo 6,22-34 – Io penso che si deve continuare la vita secondo il vangelo di amare il prossimo e la famiglia. Questi doveri li ho fatti secondo il vangelo e cosciente di poterlo sempre con l’aiuto di Dio. ·Fratelli questa seconda lettura è di San Paolo. In questa lettura si parla di morte e di resurrezione. Fratelli in questa lettura vediamo come è grande la misericordia del Signore che noi siamo chiamati a questo cammino per convertirci e ci vuole liberare dalla morte del peccato. Ma per ottenere questo dobbiamo avere fede in Lui osservando i suoi comandamenti ascoltando la sua parola e metterla in pratica senza timore ma con gioia, quello che non facciamo almeno io. Ascoltiamo. ·La croce è il segno di tutto quello che ci distrugge. In questo momento quale è la tua croce e perché credi che Dio lo permetta, cioè che senso ha oggi nella tua vita la croce? – Io ho portato la croce per 26 anni, da quando sono rimasta vedova con tre figli, ma con l’aiuto di Dio ho superato tutti gli ostacoli. Oggi la mia croce è quando vedo soffrire i miei figli che non stanno bene ma io l’abbraccio lo stesso con amore, Dio la dà a quelli che l’accettano col cuore e fanno la sua volontà. ·1) Io prima del Concilio vedevo la Chiesa in un altro aspetto perché non capivo la messa che si diceva in latino, l’ascoltavo con fede si ma oggi la parola di Dio si comprende di più. 2) A me del Concilio mi è arrivato che formando queste comunità ascoltando la parola di Dio e ascoltando i catechisti e le risonanze dei fratelli e lodando il Signore ha fatto bene alla mia vita che penso che andando solo a messa non potevo lodarlo così. 3) Il contributo mio è che oggi la chiesa ha bisogno di più fede e di essere riunito tutto il mondo alla preghiera. 4) Oggi io nella società di oggi vedo la chiesa nelle mie idee perché ci sono tanti problemi, per esempio alle volte nella società non dico che vado in comunità perché certi ti prendono in giro che dicono che il Signore c’è dovunque ma se io sono stata chiamata a questo cammino vuol dire che il Signore vuol fare una storia con me e prego di non farmi mai allontanare da Lui. ·Adesso ascoltiamo il vangelo di Giovanni. In questo vangelo vediamo come Gesù umiliò se stesso lavando i piedi ai suoi discepoli, anche se c’era qualcuno che lo tradiva. Lui li ha trattati tutti uguali. Vediamo come è grande il suo amore, perciò questa sera ci invita ancora una volta ad essere umile e mandare via l‘orgoglio e di amarci gli uni con gli altri, che non basta fratelli questo gesto che facciamo tra poco lavarci i piedi, se non lo facciamo con amore e umiliarci come Lui, non solo qui in comunità ma anche fuori: quello che non facciamo, almeno io, che se qualcuno ci offende ci dobbiamo vendicare. A me colpisce dove dice ‘mi chiamate Signore e Maestro e lo sono ma un servo non è più piccolo del padrone’, ciò vuol dire che dobbiamo amare pure chi ci offende. Fratelli adesso ascoltiamo il vangelo di Giovanni. In questo vangelo il Signore ci invita ancora una volta di essere umili come è stato Lui quando stavano per metterlo in croce. Ha lavato i piedi ai suoi discepoli anche se c’era qualcuno che lo tradiva. ·(altro foglio sullo stesso tema precedente) Adesso ascoltiamo il vangelo di Giovanni. In questo vangelo vediamo come Gesù umiliò se stesso lavando i piedi ai suoi discepoli, anche se c’era qualcuno che lo tradiva. Lui ha avuto misericordia perdonando tutti con il suo grande amore. In questo vangelo ci dice di convertirci e di essere umili di essere come Lui e di amarci gli uni con gli altri. Fratelli invito voi e me di ascoltare questo vangelo col cuore aperto perchè non basta che fra poco facciamo noi questo gesto lavarci i piedi gli uni e gli altri. Se non lo facciamo con umiltà e con amore non solo qui in comunità ma anche fuori: quello che non facciamo che se qualcuno ci offende ci dobbiamo vendicare. Auguro che questa sera il Signore cambi i nostri cuori. ·Fratelli la terza lettera è tratta dal profeta Abidia. Ci parla della giustizia di Dio, che ci dice di non avere superbia di non gioire del male altrui di non stendere la mano sui beni degli altri che come facciamo saremo giudicati dal Signore, perciò Fratelli vi invito di ascoltare questa lettera veramente con il cuore e seguire i suoi comandamenti che se facciamo questo… ·Fratelli questa lettura è del profeta Geremia, dove ci dice di ritornare a lui anche se siamo figli ribelli che l’abbiamo messo in croce e lo rimettiamo tutti i giorni, che se ci ha chiamati a questo cammino vuol fare alleanza con noi e condurci alla salvezza… a me ha colpito questa lettura dove dice ‘prenderò uno di una città e due di una famiglia e vi condurrò in Sion e vi darò un pastore.’ Questo mi fa capire che noi siamo riuniti in questo cammino di tante famiglie diverse e ci dobbiamo amare come fratelli e anche con quelli che sono fuori.

  • Questionario: 1) La gente che tu conosci come reagisce davanti alla tua parola ‘non resiste al male.’ 2) Tu oggi concretamente che dici davanti a questa parola incarnata a Gesù Cristo. – 1) Io la gente che conosco penso che davanti a questa parola direbbe che non si può resistere al male perché è impossibile amare e perdonare chi ti fa del male. 2) Io oggi davanti a questa parola mi sento un po’ cambiata perché prima non perdonavo chi mi offendeva specie in quel momento e tenevo rancore anche in famiglia ero più orgogliosa. Adesso grazie a questo cammino e ascoltando la parola di Dio, mi sento umiliata si quando mi offendono ma poi penso a quella frase che dice ‘Beati i perseguitati che quelli vedranno Dio.’ Però ancora devo pregare il Signore di cambiare il mio cuore. ·Fratelli questa sera presentiamo questo tema che stiamo preparando dal titolo ‘Io credo in Dio Padre Onnipotente, creatore del cielo e della terra’. Presentiamo 4 letture compreso il vangelo che sono bellissime e verranno presentate dai fratelli. Io v’invito veramente di aprire il vostro cuore e di ascoltarli. In questo tema vediamo come Dio si manifesta al popolo di quella generazione. Di volta in volta che l’abbiamo preparato e abbiamo letto le letture erano bellissime e ci colpivano tutte. In questo tema si parla del creatore e di credere. Fratelli veramente questa sera il Signore ci invita ancora una volta di avere fede in Lui che Lui è la roccia che ci salva, Dio è amore. Lui disse e tutte le cose furono create, ci dice pure che tutte le creature le ha create a sua immagine e somiglianza. Dio è come una fonte che dona e non vuole nessuna cosa in cambio, ci dice che dobbiamo amare la vita e vivere nel suo amore. Dio ha dato la terra all’uomo per custodirla e amare tutto quello che è stato creato da Dio, ci invita ad amarci gli uni con gli altri. In tutte le letture ci parla di creazione e di credere di scienza di fede e di amore. Veramente stiamo preparando questo tema con tanta gioia anche se ognuno di noi ha i suoi problemi, ma vediamo che il Signore ci fa superarli e riunirci lo stesso. Fratelli io vorrei avere una grande memoria per poter descrivere questo tema come meraviglioso e importante per la nostra vita. Vi invito ancora una volta, e invito anche me stessa, di ascoltare con amore questa parola. ·Questionario: “Oggi di fronte alla situazione reale di secolarizzazione e di una scuola in cui i valori in rapporto alla morale sessuale sono contrari a quelli insegnati dalla Chiesa: 1)Qual è stata la tua esperienza rispetto alla educazione sessuale cristiana? Come ti hanno trasmesso la fede i tuoi genitori? Sei stato aiutato da loro durante l’infanzia e la pubertà? 2)Oggi tu come trasmetti la fede ai tuoi figli? Cerchi di aiutarli in rapporto ai problemi sessuali? Che difficoltà trovi? 3)Su questo argomento, data l’importanza del tema, che suggerimenti ci puoi dare? – 1)Io nella mia infanzia sono stata educata dai miei genitori, cioè da mia madre che mio padre mi ha lasciato di 5 anni emigrò in Australia e non l’ho visto più ma mia madre ci ha insegnato tutto quello che era nella chiesa e ci ha dato tutti i sacramenti e gli insegnamenti della chiesa. Riguardo all’educazione sessuale una volta ai miei tempi non si parlava né in casa né nella scuola di sesso, però non era bello così che uno si sposava e non capiva niente. 2)Riguardo i miei figli anche loro si sono cresciuti senza padre che lo ha preso il Signore, ma vedo che anche io ci ho dato quello che avevo ricevuto io e anche oggi anche se non sono in comunità rispettano tutti i doveri della Chiesa.

   Cara mamma, la morte ha messo fine alle tue inenarrabili quotidiane sofferenze e ti ha permesso di ricongiungerti con il tuo sempre amato Giovanni; molti ti sono stati vicini nell’ultimo saluto; tanti hanno inviato parole di conforto e attestati di stima e di affetto; i parenti ti hanno coperto di fiori; altri ti hanno ricordato attraverso i necrologi; ai figli e ai nipoti hai lasciato un grande modello da seguire. A rivederci.